La Starship di SpaceX potrebbe dimezzare il viaggio verso Urano
Raggiungere Urano in metà del tempo previsto non è più fantascienza. Uno studio presentato da ricercatori del MIT alla conferenza IEEE Aerospace suggerisce che la Starship di SpaceX potrebbe rivoluzionare il modo in cui si progettano le missioni verso i cosiddetti giganti di ghiaccio, tagliando i tempi di percorrenza da oltre tredici anni a circa sei anni e mezzo. Un cambiamento enorme, se si considera che parliamo di un pianeta che orbita a una distanza dal Sole diciannove volte superiore a quella della Terra.
Urano è rimasto per decenni il grande dimenticato del sistema solare. L’unica visita risale alla sonda Voyager 2, che gli passò accanto circa quarant’anni fa senza nemmeno entrare in orbita. Da allora, nessun veicolo spaziale si è più avvicinato. Eppure, il Decadal Survey del 2022 delle Accademie Nazionali statunitensi lo ha indicato come la destinazione prioritaria per le future esplorazioni. Il pianeta ha caratteristiche che lasciano ancora perplessi: ruota praticamente su un fianco, possiede un campo magnetico irregolare e le sue lune potrebbero nascondere oceani sotterranei sotto croste ghiacciate. Capire Urano significherebbe anche comprendere meglio i pianeti simili fuori dal nostro sistema, dato che i giganti di ghiaccio sembrano essere tra i più comuni nella Via Lattea.
Come Starship potrebbe cambiare le regole del gioco
Il problema principale di una missione verso Urano è sempre stato lo stesso: la distanza. I piani precedenti, basati sul Falcon Heavy e su molteplici assist gravitazionali, stimavano tempi di viaggio superiori ai tredici anni. Mantenere una missione attiva per così tanto comporta costi crescenti, rischi legati al personale e incertezze sui finanziamenti. La Starship offrirebbe una strada diversa. La sua capacità di essere rifornita di carburante direttamente in orbita permetterebbe alla sonda di partire con molta più energia, eliminando la necessità di rimbalzare tra i pianeti per guadagnare velocità. Questa funzionalità non è ancora stata dimostrata in volo, ma i test futuri dovrebbero verificarla.
C’è poi un’idea ancora più audace emersa dallo studio del MIT. Invece di separarsi dopo il lancio, Starship potrebbe accompagnare la sonda fino a Urano e fungere da enorme scudo termico durante la fase di aerofrenata nell’atmosfera del pianeta. Il rivestimento resistente al calore, progettato originariamente per il rientro sulla Terra e su Marte, verrebbe sfruttato per rallentare il veicolo spaziale abbastanza da consentirgli di entrare stabilmente in orbita. Senza questa manovra, la sonda si limiterebbe a un sorvolo veloce, come fece Voyager 2.
Tempi stretti e futuro incerto
Combinando il rifornimento orbitale con l’aerofrenata, i calcoli dello studio indicano un tempo di viaggio di circa sei anni e mezzo. Praticamente la metà rispetto ai piani tradizionali. Eliminare gli assist gravitazionali semplificherebbe anche la pianificazione della traiettoria, rendendo la missione verso Urano più gestibile sul piano operativo e finanziario.
Va detto però che siamo ancora nella fase delle ipotesi. Starship non ha mai dimostrato capacità di aerofrenata su un altro pianeta, e la missione Uranus Orbiter and Probe non ha ancora ricevuto l’approvazione dei fondi. Con le difficoltà attuali della NASA, nulla è garantito. Le finestre di lancio favorevoli si aprono negli anni Trenta di questo secolo, ma se venissero mancate, la prossima occasione utile potrebbe non presentarsi prima della metà degli anni Quaranta. Significherebbe quasi settant’anni tra una visita e l’altra a questo mondo così enigmatico. Per chi studia il sistema solare, sarebbe un’occasione persa difficile da digerire.


