Stampanti in ufficio: il rischio sicurezza che nessuno considera

Date:

Stampanti in ufficio: il rischio sicurezza che nessuno considera

Le stampanti da ufficio sono ovunque. In ogni corridoio, in ogni angolo di ogni azienda, fanno il loro lavoro in silenzio. Eppure, quando si parla di sicurezza informatica aziendale, quasi nessuno pensa a loro. È un po’ come chiudere a chiave tutte le porte di casa e lasciare spalancata la finestra del bagno. Ed è esattamente questo il punto sollevato da Kevin Pickhart, Executive Chairman di Pharos, durante un recente episodio del format Apple @ Work: le stampanti rappresentano un rischio sicurezza nascosto e troppo spesso ignorato, anche nelle organizzazioni che investono milioni in protezione degli endpoint e delle reti.

Il tema è meno banale di quanto possa sembrare. Ogni volta che qualcuno stampa un documento in ufficio, quel file attraversa una serie di passaggi digitali. Viene inviato a un server, elaborato, messo in coda, trasferito alla stampante. In ognuno di questi passaggi, i dati possono essere intercettati, copiati o manipolati. Parliamo di contratti, dati finanziari, informazioni sanitarie, documenti legali. Roba seria, insomma. Eppure i flussi di stampa restano fuori dal perimetro di protezione nella stragrande maggioranza delle aziende.

Perché il modello zero trust deve includere anche la stampa

Chi lavora nell’IT conosce bene il concetto di zero trust. È quel modello di sicurezza che, in parole semplici, non si fida di niente e di nessuno per default. Ogni accesso, ogni dispositivo, ogni utente deve essere verificato prima di ottenere qualsiasi tipo di autorizzazione. È diventato lo standard per proteggere reti, applicazioni cloud, dispositivi mobili e computer portatili. Ma c’è un buco enorme in questa strategia, e quel buco ha la forma di una stampante multifunzione.

Pickhart lo ha spiegato in modo piuttosto diretto: le aziende investono enormi risorse per proteggere laptop e smartphone, implementano autenticazione a più fattori, segmentano le reti, monitorano ogni singolo pacchetto dati. Poi però lasciano che chiunque, senza alcuna verifica, invii documenti sensibili a una stampante di rete condivisa da decine di persone. I fogli restano lì nel vassoio di uscita, a disposizione di chiunque passi. E il file resta nella memoria della stampante, spesso senza alcuna crittografia.

Questo scenario è particolarmente critico per le organizzazioni che utilizzano dispositivi Apple in ambito enterprise. La piattaforma Apple è nota per il suo approccio rigoroso alla privacy e alla sicurezza. Strumenti come Mosyle, che integra in un’unica piattaforma la gestione, il deploy e la protezione dei dispositivi Apple aziendali, permettono di controllare in modo capillare ogni aspetto dell’ecosistema. Ma se il flusso di stampa resta scoperto, tutto quel lavoro di blindatura rischia di avere una falla proprio dove meno ce lo si aspetta.

Come affrontare il problema in modo concreto

La buona notizia è che esistono soluzioni. Pharos, ad esempio, si occupa proprio di questo: portare la logica della sicurezza zero trust anche dentro i processi di stampa. Autenticazione dell’utente prima del rilascio del documento, crittografia dei dati in transito, cancellazione automatica dei file dalla memoria della stampante dopo l’uso. Sono misure che, una volta implementate, diventano trasparenti per chi lavora e non rallentano nulla.

Il messaggio che emerge da questa conversazione è chiaro. Non basta proteggere i dispositivi e le reti se poi si lascia una porta aperta nei flussi di stampa. Le stampanti da ufficio non sono più semplici periferiche: sono computer connessi alla rete, con memoria interna, sistemi operativi e, potenzialmente, vulnerabilità sfruttabili. Trattarle come tali non è paranoia. È buon senso, soprattutto in un’epoca in cui le minacce informatiche diventano ogni giorno più sofisticate e i dati aziendali valgono più di qualsiasi hardware.

Chi gestisce flotte di dispositivi Apple in azienda farebbe bene a inserire anche questo tassello nella propria strategia di sicurezza informatica. Perché la catena è forte quanto il suo anello più debole. E quell’anello, spesso, stampa in bianco e nero nell’angolo dell’ufficio.

Share post:

Subscribe

spot_imgspot_img

Popular

More like this
Related

Apple Music lancia Playlist Playground: crei playlist con un prompt

Apple Music lancia Playlist Playground: creare playlist con un prompt non è mai stato così veloce La funzione Playlist Playground è arrivata su Apple Music e sta già facendo parlare di sé. Si tratta di uno strumento che permette di costruire playlist semplicemente descrivendo quello che si vuole...

Meta Ray-Ban usati per filmare di nascosto: ora il problema è anche di Apple

Gli occhiali smart di Meta finiscono al centro di un caso privacy che riguarda anche Apple Gli occhiali smart di Meta, quelli che sembrano dei normalissimi Ray-Ban, stanno creando un problema serio. E non è un problema tecnico, ma profondamente umano. Vengono usati per filmare persone in bagni...

Elgato Prompter XL, hardware top ma il software lo frena: ecco perché

Elgato Prompter XL: hardware eccellente, software ancora da affinare Il nuovo Elgato Prompter XL rappresenta l'evoluzione naturale di un prodotto che aveva già convinto parecchi creator e professionisti del video. Schermo più grande, finiture migliorate, attenzione ai dettagli costruttivi portata a...

tvOS 26.4 su Apple TV: le novità che cambiano l’esperienza

tvOS 26.4 porta novità interessanti su Apple TV: ecco cosa cambia L'aggiornamento tvOS 26.4 è arrivato questa settimana e porta con sé una serie di funzionalità che vale la pena conoscere, soprattutto per chi usa quotidianamente la propria Apple TV. Non si tratta di una rivoluzione, sia chiaro, ma...