Stato W misurato dopo 25 anni: cosa cambia per il computing quantistico

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Un puzzle quantistico irrisolto da 25 anni è stato finalmente decifrato: ecco cosa cambia per il teletrasporto quantistico e il futuro del computing

Una scoperta nel campo della computazione quantistica potrebbe cambiare radicalmente le regole del gioco. Un team di scienziati giapponesi, delle università di Kyoto e Hiroshima, è riuscito a risolvere un problema che resisteva da oltre due decenni: la misurazione diretta dei cosiddetti stati W, una forma particolarmente sfuggente di entanglement tra fotoni. E le implicazioni per il teletrasporto quantistico, le reti di comunicazione e i computer del futuro sono enormi.

Per capire perché questa notizia conta davvero, bisogna fare un passo indietro. L’entanglement quantistico è quel fenomeno bizzarro per cui due o più particelle risultano legate in modo così profondo che non possono essere descritte separatamente. È un concetto che faceva impazzire persino Einstein, eppure oggi rappresenta il cuore pulsante di quasi tutte le tecnologie quantistiche su cui la comunità scientifica sta investendo.

Il punto è che creare stati entangled non basta. Serve anche saperli leggere, identificare con precisione. Fino ad oggi, per un tipo specifico di entanglement (lo stato GHZ) esisteva già un metodo di misurazione efficace. Ma per gli stati W, niente. Nessuno era mai riuscito nemmeno a proporre un protocollo funzionante, figurarsi a dimostrarlo in laboratorio.

Come funziona la nuova misurazione e perché è così importante

Il gruppo guidato da Shigeki Takeuchi ha sfruttato una proprietà matematica degli stati W chiamata simmetria ciclica di spostamento. Partendo da lì, hanno progettato un circuito quantistico fotonico capace di eseguire una trasformazione di Fourier quantistica sugli stati W, indipendentemente dal numero di fotoni coinvolti. In parole più semplici: hanno trovato il modo di trasformare la struttura nascosta di questi stati in un segnale misurabile.

La dimostrazione sperimentale è avvenuta con tre fotoni, utilizzando circuiti ottici estremamente stabili. E qui c’è un dettaglio che non va sottovalutato: il dispositivo ha funzionato per periodi prolungati senza bisogno di aggiustamenti continui. Per chi lavora nel settore, questa stabilità è oro. Le tecnologie quantistiche del futuro non possono dipendere da apparecchiature fragili che richiedono calibrazione costante.

Cosa significa tutto questo per il futuro

Le ricadute pratiche sono molteplici. Questa capacità di leggere gli stati W apre la strada a protocolli più avanzati di comunicazione quantistica, al trasferimento di stati entangled tra più fotoni e a nuovi approcci alla computazione basata su misurazioni. Il teletrasporto quantistico, che consiste nel trasferire informazione quantistica (non materia, attenzione) da un punto all’altro, potrebbe beneficiarne in modo significativo.

Nel frattempo, il campo non sta fermo. Nel 2026 altri gruppi di ricerca hanno testato reti quantistiche a tre nodi su fibre ottiche già esistenti a New York, mentre chip fotonici integrati capaci di generare e misurare entanglement complesso su un singolo dispositivo sono diventati realtà. Tutti progressi che confermano quanto sia cruciale padroneggiare la misurazione di stati entangled complessi.

Il team giapponese ora punta a estendere il metodo a sistemi con più fotoni e a sviluppare circuiti fotonici su chip. Se ci riusciranno, la lettura di stati quantistici complessi diventerà più veloce, compatta e praticabile. Per un settore che sta cercando di uscire dai laboratori ed entrare nel mondo reale, sarebbe un passaggio tutt’altro che banale.

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