Stonehenge, la pietra dell’Altare ha viaggiato 700 km: opera dell’uomo

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La pietra dell’Altare di Stonehenge: 700 chilometri di viaggio attraverso la Gran Bretagna

La pietra dell’Altare di Stonehenge ha viaggiato per circa 700 chilometri prima di arrivare dove si trova oggi. Non trasportata dal caso, non spinta dai ghiacciai, ma spostata deliberatamente da esseri umani migliaia di anni fa. Questa è la conclusione a cui arriva un nuovo studio guidato dai ricercatori della Curtin University, pubblicato sul Journal of Quaternary Science nel giugno 2026. E la cosa, francamente, lascia a bocca aperta.

Il fulcro della ricerca è un megalite di arenaria dal peso di circa sei tonnellate, posizionato al centro del celebre monumento nella piana di Salisbury. Studi precedenti avevano già suggerito che la pietra provenisse dalla Scozia nordorientale, a una distanza enorme dal sito finale. Ma restavano dubbi: potevano essere stati i ghiacciai dell’ultima era glaciale a trascinare quel masso verso sud? La risposta, stando ai nuovi dati, è no. O almeno, non del tutto.

Il team di scienziati ha combinato tecniche di datazione dei grani minerali con modelli computerizzati delle antiche calotte glaciali. I risultati mostrano che i ghiacciai potrebbero aver spostato rocce dalla Scozia solo parzialmente, forse fino al Dogger Bank nel Mare del Nord. Ma da lì a portare la pietra dell’Altare fino all’Inghilterra meridionale, non esiste alcun percorso glaciale plausibile. Il che significa una cosa sola: centinaia di chilometri di trasporto sono stati opera dell’uomo.

Un livello di organizzazione che riscrive la preistoria

Il dottor Anthony Clarke, co-autore dello studio e membro del gruppo Timescales of Minerals Systems della Curtin University, ha spiegato che le evidenze puntano verso un trasporto intenzionale e pianificato con cura. Niente di accidentale. Si parla di comunità neolitiche capaci di coordinare lo spostamento di un blocco da sei tonnellate attraverso un paesaggio vario e complesso, probabilmente alternando il traino via terra con il trasporto fluviale o costiero dove le condizioni lo permettevano.

Spostare la pietra dell’Altare di Stonehenge su una distanza simile avrebbe richiesto non solo forza bruta, ma una comprensione profonda del territorio, capacità logistiche notevoli e, soprattutto, una determinazione fuori dal comune. È il tipo di impresa che costringe a rivedere l’immagine delle società neolitiche come gruppi primitivi e disorganizzati.

Prossimi passi della ricerca

Il gruppo di ricerca, che include anche esperti della Sheffield Hallam University, dell’Università di Sheffield, di Wessex Archaeology e dell’Università di Bristol, intende proseguire le indagini per identificare con precisione il punto esatto di origine della pietra in Scozia. L’obiettivo è anche ricostruire le rotte preistoriche che queste comunità potrebbero aver utilizzato per completare un viaggio così straordinario.

Quello che emerge da questo studio non è solo un dettaglio geologico. È la prova che Stonehenge rappresenta qualcosa di molto più grande di un cerchio di pietre: un progetto collettivo di portata quasi inconcepibile, realizzato da persone che avevano una visione chiara e la capacità concreta di metterla in pratica.

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