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	<title>ambra Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Formica di 40 milioni di anni trovata nella collezione di Goethe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 00:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambra]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una formica di 40 milioni di anni nascosta nella collezione di Goethe</h2>
<p>Nella <strong>collezione di ambra di Goethe</strong> si nascondeva qualcosa che il celebre scrittore tedesco non avrebbe mai potuto immaginare: una <strong>formica fossile</strong> vecchia di circa 40 milioni di anni, conservata in modo straordinario dentro un pezzo di resina fossilizzata. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori dell&#8217;<strong>Università di Jena</strong>, che ha deciso di esaminare con tecnologie moderne quei pezzi di ambra baltica rimasti per secoli praticamente ignorati. E il risultato è stato sorprendente.</p>
<p>La collezione, oggi custodita presso il Goethe National Museum e gestita dalla Klassik Stiftung Weimar, comprende 40 pezzi di <strong>ambra baltica</strong>. Due di questi, mai lucidati nel corso dei secoli, contenevano insetti fossili quasi invisibili a occhio nudo. Per andare oltre il limite della vista umana, gli scienziati si sono rivolti al Sincrotrone DESY di Amburgo, dove hanno utilizzato la <strong>micro tomografia computerizzata a sincrotrone</strong> per generare immagini tridimensionali ad altissima risoluzione. Le scansioni hanno rivelato tre insetti: un moscerino dei funghi, un moscerino nero e, appunto, una formica antica.</p>
<h2>La formica estinta che riscrive la biologia di una specie</h2>
<p>Tra le tre scoperte, la <strong>formica fossile</strong> ha catalizzato quasi tutta l&#8217;attenzione della comunità scientifica. Appartiene alla specie estinta <strong>†Ctenobethylus goepperti</strong>, descritta per la prima volta nel 1868 e piuttosto comune nell&#8217;ambra baltica. Ma questa volta c&#8217;è qualcosa di diverso. Grazie alla conservazione eccezionale del campione, i ricercatori sono riusciti a documentare dettagli mai osservati prima: sottilissimi peli corporei sulla formica operaia e persino strutture scheletriche interne nella testa e nel torace.</p>
<p>Bernhard Bock, del Museo Filogenetico dell&#8217;Università di Jena, ha spiegato che la qualità della preservazione ha permesso di descrivere la specie con una precisione senza precedenti, ottenendo informazioni nuove sulla sua anatomia e sulle relazioni evolutive. Il team ha anche prodotto una <strong>ricostruzione digitale 3D</strong> completa del fossile, resa disponibile online per colleghi di tutto il mondo. Uno strumento prezioso per identificare e confrontare altri esemplari della stessa specie.</p>
<p>I confronti con il genere moderno Liometopum, diffuso oggi in Nord America e nelle zone più calde dell&#8217;Europa, suggeriscono che queste formiche antiche costruissero probabilmente grandi nidi sugli alberi. Un dettaglio che potrebbe spiegare perché finiscono così spesso intrappolate nella resina, e quindi nell&#8217;ambra.</p>
<h2>Il valore nascosto delle collezioni storiche</h2>
<p>Goethe, va detto, non era particolarmente interessato all&#8217;ambra in sé. La usava soprattutto per le sue proprietà ottiche, arrivando persino a ricavarne lenti per studiare gli effetti cromatici nell&#8217;ambito della sua teoria dei colori. Ai suoi tempi lo studio dei fossili nell&#8217;ambra era agli albori, e le implicazioni scientifiche di quei piccoli pezzi di resina non erano ancora chiare.</p>
<p>Eppure, come ha sottolineato Bock, Goethe è considerato il fondatore della <strong>morfologia</strong> e probabilmente sarebbe stato entusiasta nel vedere come metodi completamente nuovi possano oggi estrarre conoscenze preziose da oggetti della sua epoca. La scoperta nella <strong>collezione di ambra di Goethe</strong> dimostra in modo eloquente quanto le raccolte museali storiche, anche quelle assemblate secoli fa, possano ancora riservare sorprese scientifiche di grande rilievo. Basta guardarle con gli strumenti giusti.</p>
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		<title>Insetto di 100 milioni di anni con chele da granchio trovato nell&#8217;ambra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 17:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambra]]></category>
		<category><![CDATA[artropodi]]></category>
		<category><![CDATA[chele]]></category>
		<category><![CDATA[crostacei]]></category>
		<category><![CDATA[fossile]]></category>
		<category><![CDATA[insetto]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>
		<category><![CDATA[preistorico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un insetto di 100 milioni di anni con chele da granchio: una scoperta senza precedenti Dentro un frammento di ambra del Myanmar vecchio di 100 milioni di anni, un team di scienziati ha trovato qualcosa che nessuno si aspettava: un insetto preistorico dotato di zampe anteriori che sembrano chele di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un insetto di 100 milioni di anni con chele da granchio: una scoperta senza precedenti</h2>
<p>Dentro un frammento di <strong>ambra del Myanmar</strong> vecchio di 100 milioni di anni, un team di scienziati ha trovato qualcosa che nessuno si aspettava: un <strong>insetto preistorico</strong> dotato di zampe anteriori che sembrano chele di granchio. Non una vaga somiglianza, ma strutture così simili a quelle dei crostacei da aver lasciato di stucco persino chi studia artropodi da decenni. La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>Insects</strong>, rappresenta appena il quarto caso noto in assoluto di strutture a chela comparse in modo indipendente nel mondo degli insetti.</p>
<p>L&#8217;<strong>ambra del Myanmar</strong>, proveniente dalla regione del Kachin, continua a regalare sorprese incredibili. Quel pezzo di resina fossile ha conservato per milioni di anni un ecosistema forestale dell&#8217;età dei dinosauri, pieno di creature che non esistono più e che in molti casi non erano mai state osservate prima. Il gruppo di ricerca della <strong>Ludwig Maximilian University di Monaco</strong>, insieme a colleghi delle università di Rostock e Oulu (Finlandia), ha analizzato il fossile usando la <strong>micro-tomografia computerizzata</strong>, producendo immagini 3D di una precisione impressionante. E quello che è emerso ha cambiato il quadro di ciò che sapevamo sulle zampe degli insetti antichi.</p>
<h2>Chele che non assomigliano a nulla di già visto tra gli insetti</h2>
<p>Le cosiddette <strong>chelae</strong>, cioè quelle appendici a pinza simili a forbici, sono rarissime tra gli insetti. Prima di questa scoperta, si conoscevano solo tre gruppi in cui queste strutture si erano evolute. Questo fossile porta il totale a quattro, come ha spiegato la zoologa Carolin Haug. Ma la cosa ancora più interessante è che le chele di questo insetto non somigliano affatto a quelle degli altri tre gruppi. Il team ha condotto un confronto morfologico massiccio, analizzando oltre 2.000 appendici prensili tra specie viventi ed estinte, e il risultato è stato chiaro: le zampe anteriori di questo animale ricordano molto più da vicino quelle di <strong>crostacei</strong> come granchi, aragoste e gamberetti, piuttosto che quelle di qualsiasi altro insetto conosciuto.</p>
<p>La nuova specie è stata battezzata <strong>Carcinonepa libererrantes</strong>. Il nome del genere unisce il termine greco per &#8220;granchio&#8221; con un riferimento al gruppo delle cimici acquatiche (Nepomorpha). E il nome della specie? Qui la faccenda si fa curiosa: &#8220;libererrantes&#8221; è la latinizzazione di <strong>Stray Kids</strong>, il celebre gruppo K-pop. Secondo Carolin Haug, la posa delle chele del fossile ricorda in modo sorprendente la posa simbolo della band, che è anche il gruppo preferito di una delle autrici dello studio, Fenja Haug.</p>
<h2>Un piccolo predatore nel Cretaceo</h2>
<p>Al di là del nome suggestivo, le implicazioni scientifiche sono notevoli. Il corpo dell&#8217;<strong>insetto preistorico</strong> mostra somiglianze con i moderni Gelastocoridae, noti anche come &#8220;cimici rospo&#8221;, predatori terrestri che vivono nei pressi dell&#8217;acqua. Questo suggerisce che anche <strong>Carcinonepa libererrantes</strong> potesse abitare in una <strong>foresta del Cretaceo</strong>, probabilmente vicino alla costa, cacciando piccoli insetti con le sue chele sovradimensionate.</p>
<p>Quello che colpisce di questa scoperta è il modo in cui l&#8217;evoluzione, a volte, trova soluzioni identiche in organismi completamente diversi. Un insetto che sviluppa pinze da granchio senza alcuna parentela diretta con i granchi racconta molto su come la natura risolve problemi simili in modi convergenti. E il fatto che tutto questo sia rimasto nascosto in un pezzetto di <strong>ambra del Myanmar</strong> per cento milioni di anni, in attesa che qualcuno lo guardasse con gli strumenti giusti, rende il tutto ancora più straordinario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/insetto-di-100-milioni-di-anni-con-chele-da-granchio-trovato-nellambra/">Insetto di 100 milioni di anni con chele da granchio trovato nell&#8217;ambra</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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