Formica di 40 milioni di anni trovata nella collezione di Goethe

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Una formica di 40 milioni di anni nascosta nella collezione di Goethe

Nella collezione di ambra di Goethe si nascondeva qualcosa che il celebre scrittore tedesco non avrebbe mai potuto immaginare: una formica fossile vecchia di circa 40 milioni di anni, conservata in modo straordinario dentro un pezzo di resina fossilizzata. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Jena, che ha deciso di esaminare con tecnologie moderne quei pezzi di ambra baltica rimasti per secoli praticamente ignorati. E il risultato è stato sorprendente.

La collezione, oggi custodita presso il Goethe National Museum e gestita dalla Klassik Stiftung Weimar, comprende 40 pezzi di ambra baltica. Due di questi, mai lucidati nel corso dei secoli, contenevano insetti fossili quasi invisibili a occhio nudo. Per andare oltre il limite della vista umana, gli scienziati si sono rivolti al Sincrotrone DESY di Amburgo, dove hanno utilizzato la micro tomografia computerizzata a sincrotrone per generare immagini tridimensionali ad altissima risoluzione. Le scansioni hanno rivelato tre insetti: un moscerino dei funghi, un moscerino nero e, appunto, una formica antica.

La formica estinta che riscrive la biologia di una specie

Tra le tre scoperte, la formica fossile ha catalizzato quasi tutta l’attenzione della comunità scientifica. Appartiene alla specie estinta †Ctenobethylus goepperti, descritta per la prima volta nel 1868 e piuttosto comune nell’ambra baltica. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Grazie alla conservazione eccezionale del campione, i ricercatori sono riusciti a documentare dettagli mai osservati prima: sottilissimi peli corporei sulla formica operaia e persino strutture scheletriche interne nella testa e nel torace.

Bernhard Bock, del Museo Filogenetico dell’Università di Jena, ha spiegato che la qualità della preservazione ha permesso di descrivere la specie con una precisione senza precedenti, ottenendo informazioni nuove sulla sua anatomia e sulle relazioni evolutive. Il team ha anche prodotto una ricostruzione digitale 3D completa del fossile, resa disponibile online per colleghi di tutto il mondo. Uno strumento prezioso per identificare e confrontare altri esemplari della stessa specie.

I confronti con il genere moderno Liometopum, diffuso oggi in Nord America e nelle zone più calde dell’Europa, suggeriscono che queste formiche antiche costruissero probabilmente grandi nidi sugli alberi. Un dettaglio che potrebbe spiegare perché finiscono così spesso intrappolate nella resina, e quindi nell’ambra.

Il valore nascosto delle collezioni storiche

Goethe, va detto, non era particolarmente interessato all’ambra in sé. La usava soprattutto per le sue proprietà ottiche, arrivando persino a ricavarne lenti per studiare gli effetti cromatici nell’ambito della sua teoria dei colori. Ai suoi tempi lo studio dei fossili nell’ambra era agli albori, e le implicazioni scientifiche di quei piccoli pezzi di resina non erano ancora chiare.

Eppure, come ha sottolineato Bock, Goethe è considerato il fondatore della morfologia e probabilmente sarebbe stato entusiasta nel vedere come metodi completamente nuovi possano oggi estrarre conoscenze preziose da oggetti della sua epoca. La scoperta nella collezione di ambra di Goethe dimostra in modo eloquente quanto le raccolte museali storiche, anche quelle assemblate secoli fa, possano ancora riservare sorprese scientifiche di grande rilievo. Basta guardarle con gli strumenti giusti.

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