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	<title>antitrust Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Apple rischia una multa da 52 milioni di dollari: cosa chiede la Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:26:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Russia minaccia Apple con una multa da 52 milioni di dollari La Russia sta alzando il livello dello scontro con Apple, e stavolta la posta in gioco è altissima: una multa da 52 milioni di dollari per presunta discriminazione nei confronti delle applicazioni sviluppate da aziende legate allo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La Russia minaccia Apple con una multa da 52 milioni di dollari</h2>
<p>La <strong>Russia</strong> sta alzando il livello dello scontro con <strong>Apple</strong>, e stavolta la posta in gioco è altissima: una <strong>multa da 52 milioni di dollari</strong> per presunta discriminazione nei confronti delle applicazioni sviluppate da aziende legate allo Stato russo. Una cifra che, anche per un colosso come Apple, rappresenta un segnale politico impossibile da ignorare.</p>
<p>La vicenda ha radici recenti. Lo scorso 25 giugno, il Cremlino ha chiesto formalmente spiegazioni sul perché le applicazioni sviluppate da <strong>VK</strong>, il gigante tecnologico russo, fossero state rimosse dall&#8217;<strong>App Store</strong>. L&#8217;accusa è piuttosto diretta: Apple avrebbe eliminato app e servizi VK senza alcun preavviso né motivazione chiara. Una mossa che Mosca ha interpretato come un atto ostile, al punto da minacciare di interrompere qualsiasi forma di cooperazione con l&#8217;azienda di Cupertino.</p>
<h2>Cosa chiede il Cremlino ad Apple</h2>
<p>Ma le cose non si sono fermate alle parole. Il <strong>Servizio Federale Antimonopolio</strong> russo ha ora alzato la posta, passando dalle rimostranze diplomatiche a misure concrete. La richiesta è chiara e non lascia molto spazio alla negoziazione: tutti i dispositivi Apple venduti in Russia dovranno avere preinstallati il messenger <strong>Max</strong> e i motori di ricerca russi. In pratica, Mosca vuole che ogni <strong>iPhone</strong> venduto sul territorio nazionale arrivi già equipaggiato con software approvato dal governo.</p>
<p>È una richiesta che Apple ha già affrontato in passato con altri Paesi, ma il contesto geopolitico attuale rende tutto più complicato. La tensione tra Russia e aziende tecnologiche occidentali non è certo una novità, eppure questa escalation segna un punto di svolta. Non si tratta più solo di discussioni commerciali o di conformità alle leggi locali. Qui il tema diventa apertamente politico.</p>
<h2>Uno scontro che va oltre la tecnologia</h2>
<p>Apple si trova in una posizione scomoda. Da un lato, cedere alle richieste russe significherebbe creare un precedente pericoloso, aprendo la porta a pretese simili da parte di altri governi. Dall&#8217;altro, rifiutare potrebbe significare perdere definitivamente l&#8217;accesso a un mercato che, per quanto ridimensionato rispetto al passato, resta comunque significativo.</p>
<p>La multa da 52 milioni di dollari potrebbe sembrare gestibile per un&#8217;azienda che fattura centinaia di miliardi ogni anno. Però il vero problema non sono i soldi. È il principio. Se la <strong>Russia</strong> riuscisse a imporre la preinstallazione di software statale sugli iPhone, il messaggio sarebbe inequivocabile: qualsiasi governo con abbastanza leva politica può dettare le regole del gioco anche ai giganti della Silicon Valley.</p>
<p>Per ora Apple non ha rilasciato commenti ufficiali sulla questione. Ma una cosa è certa: questa partita è appena cominciata, e le prossime mosse definiranno gli equilibri tra sovranità digitale e libertà tecnologica per gli anni a venire.</p>
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		<title>Apple vs Epic Games: la Corte Suprema accetta di ascoltare il caso</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-vs-epic-games-la-corte-suprema-accetta-di-ascoltare-il-caso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 01:55:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple ottiene un'udienza alla Corte Suprema nella causa contro Epic Games La battaglia legale tra Apple e Epic Games entra in una fase potenzialmente decisiva. Dopo settimane di attesa, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di ascoltare le argomentazioni di Apple riguardo alla causa che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple ottiene un&#8217;udienza alla Corte Suprema nella causa contro Epic Games</h2>
<p>La battaglia legale tra <strong>Apple</strong> e <strong>Epic Games</strong> entra in una fase potenzialmente decisiva. Dopo settimane di attesa, la <strong>Corte Suprema degli Stati Uniti</strong> ha accettato di ascoltare le argomentazioni di Apple riguardo alla causa che la oppone al creatore di <strong>Fortnite</strong>, una vicenda che va avanti ormai da anni e che ha ridefinito il dibattito globale sulle regole degli store digitali.</p>
<p>La notizia è arrivata martedì, quando Reuters ha confermato che la Corte Suprema esaminerà la posizione di Apple secondo cui i tribunali di grado inferiore avrebbero commesso errori su due punti specifici del caso. Se i giudici dovessero dare ragione all&#8217;azienda di Cupertino, le conseguenze potrebbero spostare l&#8217;equilibrio della causa in modo significativo, riportando la bilancia dalla parte di Apple.</p>
<h2>Cosa c&#8217;è davvero in gioco tra Apple e Epic Games</h2>
<p>Per capire il peso di questa decisione, vale la pena fare un passo indietro. La disputa tra Apple e Epic Games è esplosa nel 2020, quando Epic ha introdotto un sistema di pagamento alternativo dentro Fortnite, aggirando le commissioni dell&#8217;<strong>App Store</strong>. Apple ha risposto rimuovendo il gioco dalla piattaforma, e da lì è partita una guerra legale che ha coinvolto tribunali federali, appelli e persino una citazione per <strong>oltraggio alla corte</strong>.</p>
<p>Ed è proprio su quest&#8217;ultimo punto che la situazione si fa interessante. Apple era stata trovata in violazione di un ordine del tribunale, e la richiesta alla Corte Suprema mira a contestare proprio quella decisione. Se i giudici supremi dovessero accogliere le ragioni di Apple, si aprirebbe uno scenario in cui le regole imposte dai tribunali inferiori verrebbero ridiscusse da zero.</p>
<h2>Le implicazioni per il futuro degli store digitali</h2>
<p>Questa causa non riguarda solo due colossi tecnologici che litigano su percentuali e commissioni. Il verdetto finale potrebbe stabilire un <strong>precedente legale</strong> capace di influenzare il modo in cui tutte le piattaforme digitali gestiscono i pagamenti e le app di terze parti. Gli sviluppatori di tutto il mondo stanno osservando con attenzione, perché l&#8217;esito avrà ripercussioni ben oltre i confini del rapporto tra Apple e Epic Games.</p>
<p>Curiosamente, tutta questa storia ha avuto anche momenti quasi cinematografici. Epic Games, nel momento in cui ha lanciato la sfida, ha pubblicato una parodia del celebre spot Apple del 1984, ribaltando contro Cupertino lo stesso messaggio anticonformista che Steve Jobs aveva usato contro IBM. Un colpo di teatro che ha reso questa vicenda legale qualcosa di molto più grande di una semplice disputa contrattuale.</p>
<p>Ora non resta che attendere le udienze e capire quale direzione prenderà la Corte Suprema. Quel che è certo è che il capitolo finale di questa saga tra <strong>Apple</strong> e <strong>Epic Games</strong> è ancora tutto da scrivere.</p>
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		<title>Apple accusata di prezzi gonfiati su iCloud: class action da 3 miliardi</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-accusata-di-prezzi-gonfiati-su-icloud-class-action-da-3-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:24:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una causa miliardaria contro Apple per iCloud: cosa sta succedendo nel Regno Unito Chi ha utilizzato iCloud negli ultimi cinque anni vivendo nel Regno Unito potrebbe ritrovarsi con un risarcimento in tasca. Una class action da 3 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di dollari) contro Apple ha...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una causa miliardaria contro Apple per iCloud: cosa sta succedendo nel Regno Unito</h2>
<p>Chi ha utilizzato <strong>iCloud</strong> negli ultimi cinque anni vivendo nel <strong>Regno Unito</strong> potrebbe ritrovarsi con un risarcimento in tasca. Una <strong>class action</strong> da 3 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di dollari) contro <strong>Apple</strong> ha appena ricevuto il via libera per procedere verso il processo. E la faccenda è tutt&#8217;altro che banale.</p>
<p>A portare avanti la battaglia legale è <strong>Which?</strong>, una delle più note organizzazioni britanniche a tutela dei consumatori, che accusa Apple di aver violato le leggi sulla concorrenza del Regno Unito. Il punto centrale della contestazione è piuttosto chiaro: Apple non avrebbe offerto agli utenti una reale scelta tra diversi fornitori di <strong>cloud storage</strong>, spingendoli di fatto verso iCloud senza informarli adeguatamente delle alternative disponibili e di come queste potessero funzionare sui dispositivi iOS. In pratica, secondo Which?, Apple avrebbe bloccato i concorrenti impedendo loro di integrarsi pienamente con iPhone e iPad, per poi applicare prezzi eccessivi sui piani a pagamento di iCloud.</p>
<p>La causa era stata depositata a novembre 2024, e già allora la CEO di Which?, Anabel Hoult, non aveva usato mezzi termini: le grandi aziende come Apple non possono trarre vantaggio ingiusto dai consumatori britannici senza affrontarne le conseguenze. L&#8217;organizzazione aveva anche invitato Apple a risolvere la questione fuori dal tribunale, rimborsando gli utenti e aprendo il mercato alla concorrenza. Apple, dal canto suo, ha respinto ogni accusa di comportamento anticoncorrenziale, dichiarando che si sarebbe difesa con fermezza.</p>
<h2>Chi può partecipare e cosa aspettarsi</h2>
<p>Questa settimana è arrivato il passaggio decisivo: un tribunale ha concesso il cosiddetto Collective Proceedings Order, che di fatto autorizza il procedimento collettivo. Il processo vero e proprio, però, non dovrebbe tenersi prima di ottobre 2028. Apple ha ancora margine per ricorrere in appello o raggiungere un accordo extragiudiziale.</p>
<p>Per rientrare nella causa, i requisiti principali sono due: aver utilizzato servizi iCloud su un <strong>iPhone</strong>, iPad o iPod Touch in un periodo compreso tra novembre 2018 e giugno 2026, e aver risieduto nel Regno Unito in quello stesso arco temporale. Chi soddisfa entrambi i criteri e risultava residente britannico all&#8217;8 giugno di quest&#8217;anno viene incluso automaticamente nella causa, senza bisogno di fare nulla. Chi invece non desidera partecipare deve comunicarlo a Which? entro l&#8217;8 ottobre. Per chi ha vissuto nel Regno Unito dopo novembre 2018 ma si è poi trasferito altrove, è invece necessario iscriversi attivamente tramite il sito <strong>CloudClaim</strong>.</p>
<p>Which? stima che circa 40 milioni di consumatori saranno coinvolti, e che il risarcimento potrebbe arrivare a 77 sterline a persona se Apple fosse condannata a pagare l&#8217;intero importo. Realisticamente, però, dopo spese legali e trattative la cifra finale sarà probabilmente più bassa.</p>
<h2>Un precedente che conta</h2>
<p>Non è la prima volta che iCloud finisce al centro di una battaglia legale collettiva. Nel 2022, Apple aveva accettato un accordo da 14,8 milioni di dollari negli Stati Uniti per una violazione contrattuale legata proprio al servizio cloud. Quel caso, però, riguardava esclusivamente i residenti statunitensi. La causa britannica ha proporzioni decisamente più ampie e potrebbe rappresentare un precedente significativo per il modo in cui le big tech gestiscono i propri ecosistemi chiusi in Europa. Resta da vedere se Apple sceglierà di arrivare fino in fondo o se preferirà trovare un compromesso prima del 2028.</p>
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		<title>Apple e il processo antitrust sugli ebook: cosa satisfying davvero quel giorno Hmm, let me redo this properly. Apple e il processo antitrust sugli ebook: la storia che pochi ricordano That&#8217;s 68 characters, too long. Let me count again. A-p-p-l-e- -e- -i-l- -p-r-o-c-e</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-e-il-processo-antitrust-sugli-ebook-cosa-satisfying-davvero-quel-giorno-hmm-let-me-redo-this-properly-apple-e-il-processo-antitrust-sugli-ebook-la-storia-che-pochi-ricordano-thats-68-chara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:23:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Apple finì sotto processo per i prezzi degli ebook Il 13 giugno 2013 resta una data significativa nella storia recente di Apple, anche se non riguarda il lancio di un nuovo iPhone o di un Mac rivoluzionario. Quel giorno, Eddy Cue, uno dei dirigenti più importanti di Cupertino, si presentò in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Quando Apple finì sotto processo per i prezzi degli ebook</h2>
<p>Il 13 giugno 2013 resta una data significativa nella storia recente di <strong>Apple</strong>, anche se non riguarda il lancio di un nuovo iPhone o di un Mac rivoluzionario. Quel giorno, <strong>Eddy Cue</strong>, uno dei dirigenti più importanti di Cupertino, si presentò in tribunale per testimoniare in un <strong>caso antitrust</strong> legato ai prezzi degli <strong>ebook</strong>. Una vicenda che ha segnato profondamente il mercato dell&#8217;editoria digitale e che vale la pena ripercorrere, anche a distanza di anni.</p>
<p>La questione era tutt&#8217;altro che banale. Il <strong>Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti</strong> aveva accusato Apple di aver orchestrato un accordo con cinque grandi editori per gonfiare artificialmente i prezzi degli ebook venduti attraverso <strong>iBooks</strong>, la piattaforma di lettura digitale della mela morsicata. In pratica, secondo l&#8217;accusa, Apple aveva contribuito a creare un sistema che impediva ad Amazon di vendere i libri digitali a prezzi stracciati, danneggiando di fatto i consumatori.</p>
<h2>La testimonianza di Eddy Cue e il ruolo di Apple</h2>
<p>Eddy Cue, all&#8217;epoca come oggi responsabile dei servizi e dei contenuti digitali di Apple, fu chiamato a spiegare nel dettaglio come erano stati strutturati gli accordi con gli editori. La sua deposizione fu uno dei momenti chiave del processo. Cue difese la posizione dell&#8217;azienda sostenendo che l&#8217;ingresso di Apple nel mercato degli ebook aveva portato più <strong>concorrenza</strong>, non meno. Secondo la sua versione, il modello di agenzia adottato da iBooks aveva semplicemente offerto agli editori un&#8217;alternativa al dominio quasi totale di Amazon nel settore.</p>
<p>Il tribunale, però, non la vide esattamente così. Il giudice Denise Cote stabilì che Apple aveva effettivamente cospirato con gli editori per fissare i prezzi, violando le <strong>leggi antitrust</strong> statunitensi. Una sentenza pesante, che mise Apple in una posizione decisamente scomoda.</p>
<h2>La chiusura del caso e le conseguenze</h2>
<p>Dopo anni di battaglie legali e appelli, Apple decise alla fine di chiudere la questione raggiungendo un <strong>accordo extragiudiziale</strong> nella causa legata a iBooks. L&#8217;azienda accettò di pagare un risarcimento ai consumatori, anche se non ammise mai esplicitamente di aver agito in modo scorretto. Una mossa pragmatica, tipica delle grandi corporation che preferiscono voltare pagina piuttosto che trascinare una controversia all&#8217;infinito.</p>
<p>Questa vicenda ha lasciato comunque il segno. Ha dimostrato che nemmeno un colosso come Apple è immune dalle regole della concorrenza, e che il mercato degli ebook, apparentemente di nicchia rispetto ad altri settori tech, può generare battaglie legali enormi. Per chi segue le dinamiche dell&#8217;editoria digitale, il caso antitrust sugli ebook resta un punto di riferimento importante, un promemoria su quanto possano essere sottili i confini tra strategia commerciale aggressiva e comportamento anticoncorrenziale.</p>
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		<title>Fortnite torna su App Store ma la guerra con Apple non è finita</title>
		<link>https://tecnoapple.it/fortnite-torna-su-app-store-ma-la-guerra-con-apple-non-e-finita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 04:54:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fortnite torna sull'App Store globale, ma la battaglia legale con Apple è tutt'altro che chiusa Il ritorno di Fortnite sull'App Store a livello globale rappresenta senza dubbio uno dei momenti più significativi degli ultimi anni per il mondo delle app e del gaming mobile. Dopo anni di assenza dallo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Fortnite torna sull&#8217;App Store globale, ma la battaglia legale con Apple è tutt&#8217;altro che chiusa</h2>
<p>Il ritorno di <strong>Fortnite</strong> sull&#8217;<strong>App Store</strong> a livello globale rappresenta senza dubbio uno dei momenti più significativi degli ultimi anni per il mondo delle app e del gaming mobile. Dopo anni di assenza dallo store di Apple, il celebre battle royale di <strong>Epic Games</strong> è di nuovo scaricabile su iPhone e iPad in tutto il mondo. Una notizia che ha fatto esultare milioni di giocatori, certo, ma che non deve far perdere di vista un dettaglio fondamentale: la disputa legale tra le due aziende non si è affatto risolta.</p>
<p>La vicenda, per chi non la ricordasse, affonda le radici nell&#8217;estate del 2020. Epic Games aveva introdotto un sistema di pagamento diretto all&#8217;interno di Fortnite, aggirando di fatto la commissione del 30% imposta da <strong>Apple</strong> sugli acquisti in app. La risposta di Cupertino fu immediata e drastica: rimozione del gioco dall&#8217;App Store. Da quel momento è partita una guerra legale che ha coinvolto tribunali, autorità antitrust e un dibattito enorme sulle regole degli <strong>store digitali</strong>.</p>
<h2>Cosa cambia davvero per gli utenti e per il mercato</h2>
<p>Il fatto che Fortnite sia tornato disponibile non significa che Apple ed Epic abbiano trovato un accordo pacifico. La situazione è più sfumata di così. Alcune sentenze recenti, in particolare quelle legate alla causa Epic contro Apple negli Stati Uniti, hanno obbligato Cupertino ad allentare alcune restrizioni. In Europa, poi, il <strong>Digital Markets Act</strong> ha dato un&#8217;ulteriore spinta verso l&#8217;apertura, costringendo Apple a consentire store alternativi e metodi di pagamento esterni.</p>
<p>Fortnite, quindi, rientra nel contesto di un cambiamento più ampio. Ma Epic Games non ha mai nascosto la propria insoddisfazione per come Apple sta implementando queste aperture. Secondo la società di Tim Sweeney, le condizioni imposte da Cupertino restano comunque penalizzanti, con commissioni e limitazioni tecniche che rendono la <strong>concorrenza</strong> difficile da esercitare in modo reale. Il braccio di ferro, insomma, prosegue su più fronti.</p>
<h2>Il ritorno di Fortnite non chiude la partita</h2>
<p>Per i giocatori la buona notizia è evidente: Fortnite è di nuovo lì, pronto da scaricare. Eppure, dietro le quinte, le tensioni tra Epic e Apple potrebbero sfociare in nuovi capitoli giudiziari. La questione non riguarda soltanto un videogioco, per quanto popolarissimo. Riguarda il modo in cui le <strong>piattaforme digitali</strong> controllano l&#8217;accesso ai propri ecosistemi e le regole economiche che impongono agli sviluppatori.</p>
<p>Il ritorno globale di Fortnite sull&#8217;App Store è un segnale importante, ma sarebbe sbagliato leggerlo come la fine della storia. È semmai un punto intermedio di una partita che continuerà a ridefinire gli equilibri tra chi crea le app e chi gestisce gli store dove vengono distribuite. E nel frattempo, milioni di utenti possono almeno tornare a giocare sul proprio iPhone. Che poi era la cosa che volevano da sempre.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Apple perde ancora contro Epic Games: la Corte Suprema nega la pausa</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-perde-ancora-contro-epic-games-la-corte-suprema-nega-la-pausa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 09:56:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple perde un altro round: la Corte Suprema nega la pausa nella causa con Epic Games La battaglia legale tra Apple e Epic Games non accenna a placarsi. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di Apple di sospendere il ritorno obbligato presso il tribunale distrettuale, dove...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple perde un altro round: la Corte Suprema nega la pausa nella causa con Epic Games</h2>
<p>La battaglia legale tra <strong>Apple</strong> e <strong>Epic Games</strong> non accenna a placarsi. La <strong>Corte Suprema degli Stati Uniti</strong> ha respinto la richiesta di Apple di sospendere il ritorno obbligato presso il tribunale distrettuale, dove dovrà negoziare direttamente con Epic una nuova commissione per l&#8217;<strong>App Store</strong>. Una decisione che costringe il colosso di Cupertino a combattere su due fronti contemporaneamente: da una parte i ricorsi in appello, dall&#8217;altra il confronto diretto con la software house creatrice di Fortnite.</p>
<p>La vicenda ha radici lontane. Tutto nasce dalla causa intentata da Epic nel 2020, quando la società sfidò apertamente le politiche dell&#8217;App Store pubblicando un sistema di pagamento alternativo dentro Fortnite. Apple vinse la stragrande maggioranza dei punti contestati in quel processo, eppure le conseguenze legali continuano a trascinarsi. E a produrre risultati tutt&#8217;altro che favorevoli per Cupertino.</p>
<h2>La richiesta respinta e le sue implicazioni</h2>
<p>Lunedì 4 maggio 2026, Apple ha formalmente chiesto alla Corte Suprema di congelare il mandato che la obbliga a sedersi al tavolo con <strong>Epic Games</strong> per discutere una nuova percentuale sulle commissioni dell&#8217;App Store. Secondo quanto riportato da <strong>Reuters</strong>, la giudice Elena Kagan ha negato la richiesta senza troppi giri di parole.</p>
<p>Questo significa che Apple non può più rimandare. Deve affrontare il negoziato con Epic mentre, in parallelo, porta avanti i propri <strong>ricorsi in appello</strong> su altri aspetti della stessa causa. Una situazione scomoda, perché qualsiasi concessione fatta al tavolo delle trattative potrebbe indebolire la posizione nei procedimenti ancora aperti.</p>
<h2>Perché questa causa conta ancora nel 2026</h2>
<p>Può sembrare strano che un processo nato sei anni fa continui a generare colpi di scena, ma la posta in gioco resta altissima. Le <strong>commissioni dell&#8217;App Store</strong> rappresentano una delle voci di ricavo più importanti per Apple, e qualsiasi modifica strutturale alla percentuale trattenuta sugli acquisti in app avrebbe ripercussioni enormi sull&#8217;intero ecosistema degli sviluppatori.</p>
<p>Epic Games, dal canto suo, ha sempre sostenuto che le commissioni applicate da Apple fossero eccessive e anticoncorrenziali. Ora che la Corte Suprema ha rifiutato di concedere una pausa, la pressione su Cupertino aumenta in modo tangibile. Non si tratta più solo di principio: c&#8217;è un tavolo negoziale concreto a cui presentarsi.</p>
<p>Il fatto che Apple abbia vinto quasi tutti i punti del processo originale rende la situazione ancora più paradossale. Eppure è proprio quel margine residuo, quella singola sconfitta parziale, che sta producendo le conseguenze più significative. A volte, nella giurisprudenza come nella vita, conta più quello che si perde di quello che si vince.</p>
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		<title>Apple contro Epic: la battaglia legale riparte su due fronti</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-contro-epic-la-battaglia-legale-riparte-su-due-fronti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 13:25:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apple contro Epic: la battaglia legale riparte su due fronti La saga legale tra Apple ed Epic Games non accenna a placarsi, e anzi si complica ulteriormente. Dopo anni di cause, appelli e controappelli che potrebbero riempire un volume intero, la disputa sulle commissioni dell'App Store entra in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple contro Epic: la battaglia legale riparte su due fronti</h2>
<p>La saga legale tra <strong>Apple</strong> ed <strong>Epic Games</strong> non accenna a placarsi, e anzi si complica ulteriormente. Dopo anni di cause, appelli e controappelli che potrebbero riempire un volume intero, la disputa sulle <strong>commissioni dell&#8217;App Store</strong> entra in una fase del tutto nuova. Apple si trova ora costretta ad affrontare contemporaneamente due tribunali: la Corte d&#8217;Appello del Nono Circuito e la <strong>Corte Suprema</strong> degli Stati Uniti. Una situazione senza precedenti che potrebbe ridefinire le regole del gioco per l&#8217;intero ecosistema delle app.</p>
<h2>Lo stop che non ha funzionato</h2>
<p>Facciamo un passo indietro. Apple aveva ottenuto una sospensione temporanea dell&#8217;obbligo di tornare davanti alla <strong>Corte del Nono Circuito</strong> mentre portava avanti il proprio appello alla Corte Suprema. In pratica, il colosso di Cupertino cercava di prendere tempo, evitando di dover discutere nel merito delle commissioni sui <strong>pagamenti esterni</strong> mentre la questione era ancora pendente al livello più alto della giustizia americana. Una mossa tattica comprensibile, ma che è durata pochissimo. Epic Games ha immediatamente contestato quella sospensione. E ha vinto. Il Nono Circuito ha ribaltato la propria decisione, revocando lo stay e rimettendo Apple con le spalle al muro. Il mandato prevede che Apple torni in aula e lavori insieme a Epic per stabilire quale percentuale di commissione sia equa per i pagamenti effettuati al di fuori dell&#8217;App Store. Niente più rinvii, niente più attese comode.</p>
<h2>Due battaglie in parallelo, una posta in gioco enorme</h2>
<p>Il fatto che Apple debba ora gestire due procedimenti in contemporanea cambia parecchio le dinamiche. Da un lato c&#8217;è la discussione concreta davanti al Circuito su come riformare il sistema delle commissioni. Dall&#8217;altro, resta aperto il ricorso alla <strong>Corte Suprema</strong>, dove Apple spera di ottenere un verdetto favorevole che potrebbe teoricamente ribaltare tutto. Ma nel frattempo, il treno della giustizia non si ferma. Epic aveva sostenuto con successo che la questione delle commissioni sui pagamenti esterni non poteva restare in sospeso all&#8217;infinito, e i giudici le hanno dato ragione. Per Apple la situazione è tutt&#8217;altro che ideale. L&#8217;azienda ha costruito un modello di business enormemente redditizio attorno alle commissioni dell&#8217;App Store, e qualsiasi intervento giudiziario che ne riduca la portata potrebbe avere ripercussioni significative. Non solo in termini economici, ma anche come precedente legale per altre piattaforme digitali. Questa vicenda, partita nel lontano 2020 con il celebre spot in stile &#8220;1984&#8221; con cui Epic dipingeva Apple come il Grande Fratello, continua a evolversi in modi che nessuno avrebbe previsto. E il capitolo finale, ammesso che ne esista uno, sembra ancora lontano.</p>
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		<title>Apple e Google affondano la legge californiana sugli app store</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-e-google-affondano-la-legge-californiana-sugli-app-store/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 04:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apple e Google bloccano la legge californiana sugli app store con un'intensa attività di lobbying La legge che avrebbe impedito ad Apple e Google di favorire le proprie app all'interno dei rispettivi store digitali non vedrà mai la luce. Il motivo? Una massiccia operazione di lobbying che le due...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple e Google bloccano la legge californiana sugli app store con un&#8217;intensa attività di lobbying</h2>
<p>La legge che avrebbe impedito ad <strong>Apple</strong> e <strong>Google</strong> di favorire le proprie app all&#8217;interno dei rispettivi store digitali non vedrà mai la luce. Il motivo? Una massiccia operazione di <strong>lobbying</strong> che le due big tech hanno orchestrato con estrema efficacia in California, riuscendo a far naufragare il provvedimento prima ancora che potesse diventare un problema concreto.</p>
<p>Il senatore democratico Scott Wiener aveva presentato il cosiddetto <strong>&#8220;Based Act&#8221;</strong>, un disegno di legge pensato per impedire alle piattaforme tecnologiche di dare visibilità privilegiata ai propri servizi e alle proprie applicazioni quando gli utenti navigano nell&#8217;<strong>App Store</strong> o nel <strong>Google Play Store</strong>. L&#8217;idea, sulla carta, aveva una sua logica chiara: garantire che le app di sviluppatori terzi potessero competere ad armi pari, senza trovarsi sistematicamente svantaggiate rispetto ai prodotti del proprietario della piattaforma. Un principio di equità digitale che, evidentemente, non è piaciuto molto ai diretti interessati.</p>
<h2>Il peso del lobbying delle big tech in California</h2>
<p>Non è certo la prima volta che Apple e Google finiscono nel mirino di legislatori e autorità di regolamentazione. Il tentativo di limitare il dominio di queste aziende nei mercati digitali è ormai un tema ricorrente, sia negli Stati Uniti che in Europa. Eppure, nonostante la crescente pressione politica, le due società continuano a dimostrare una capacità notevole nel proteggere i propri interessi commerciali.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <strong>Bloomberg</strong>, la strategia adottata in questo caso è stata quella classica ma sempre efficace del lobbying su larga scala. Un lavoro capillare di pressione politica che ha coinvolto risorse significative e che, alla fine, ha dato i risultati sperati dalle due aziende. Il Based Act è stato sostanzialmente neutralizzato, senza che potesse mai trasformarsi in una reale minaccia per il modello di business che governa gli store digitali.</p>
<h2>Cosa significa per il futuro degli store digitali</h2>
<p>La sconfitta di questa proposta legislativa in <strong>California</strong> solleva interrogativi importanti. Da una parte, Apple e Google possono tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora. Dall&#8217;altra, il fatto che proposte simili continuino a emergere dimostra che il tema della concorrenza negli app store resta estremamente caldo. L&#8217;Unione Europea, per esempio, ha già fatto passi molto più decisi con il Digital Markets Act, obbligando le piattaforme ad aprire i propri ecosistemi.</p>
<p>Resta da capire se altri stati americani proveranno a percorrere la stessa strada della California, magari con strategie legislative più robuste e più difficili da contrastare. Per il momento, però, il messaggio è piuttosto netto: quando si tratta di difendere il controllo sui propri store digitali, Apple e Google non badano a spese. E il <strong>lobbying</strong> rimane uno strumento formidabile nel loro arsenale.</p>
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		<title>Psystar Open Computer: il clone del Mac che sfidò Apple</title>
		<link>https://tecnoapple.it/psystar-open-computer-il-clone-del-mac-che-sfido-apple/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 04:53:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
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		<category><![CDATA[Hackintosh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Psystar Open Computer: il clone del Mac che sfidò Apple Il 27 aprile 2008 rappresenta una data curiosa nella storia dell'informatica: quel giorno i primi clienti ricevettero il Psystar Open Computer, un computer che prometteva di far girare macOS su hardware non Apple a una frazione del prezzo....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Psystar Open Computer: il clone del Mac che sfidò Apple</h2>
<p>Il <strong>27 aprile 2008</strong> rappresenta una data curiosa nella storia dell&#8217;informatica: quel giorno i primi clienti ricevettero il <strong>Psystar Open Computer</strong>, un computer che prometteva di far girare <strong>macOS</strong> su hardware non Apple a una frazione del prezzo. Un&#8217;idea folle, coraggiosa, e destinata a schiantarsi contro un muro legale alto quanto la sede di Cupertino.</p>
<p>La piccola azienda di Miami, <strong>Psystar</strong>, aveva fiutato qualcosa che molti utenti pensavano da tempo: perché spendere cifre importanti per un Mac quando si poteva ottenere la stessa esperienza software su componenti molto più economici? Il ragionamento filava, almeno sulla carta. Il Psystar Open Computer veniva venduto a circa 399 dollari, una cifra che faceva sembrare i Mac Pro dell&#8217;epoca quasi un bene di lusso irraggiungibile. La macchina montava processori Intel, come i veri Mac, e arrivava con <strong>Mac OS X Leopard</strong> preinstallato. Per chi sognava l&#8217;ecosistema Apple senza svuotare il conto in banca, sembrava un sogno diventato realtà.</p>
<h2>La reazione di Apple e la battaglia legale</h2>
<p>Ovviamente Apple non rimase a guardare. Nemmeno per un secondo, a dirla tutta. Nel luglio dello stesso anno, i legali di Cupertino avviarono un&#8217;azione legale contro Psystar, contestando la <strong>violazione del contratto di licenza</strong> di Mac OS X, che limita esplicitamente l&#8217;installazione del sistema operativo al solo hardware prodotto da Apple. La difesa di Psystar provò a giocare la carta dell&#8217;antitrust, sostenendo che Apple operasse un monopolio illegale legando software e hardware. Una strategia audace, ma che nei tribunali non trovò mai terreno fertile.</p>
<p>L&#8217;era dei <strong>cloni Mac</strong> firmati Psystar durò pochissimo. Nel 2009 il tribunale diede ragione ad Apple praticamente su tutta la linea, e la sentenza venne confermata anche in appello nel 2011. La società di Miami finì in bancarotta, e il sogno del Psystar Open Computer si dissolse come neve al sole.</p>
<h2>Cosa resta di quella sfida impossibile</h2>
<p>Guardando indietro, la vicenda Psystar racconta molto di come Apple protegga il proprio ecosistema. Il modello di business di Cupertino si basa su un controllo totale dell&#8217;esperienza utente, dalla progettazione dei chip fino all&#8217;ultimo aggiornamento software. Qualsiasi tentativo di spezzare questa catena viene percepito come una minaccia esistenziale.</p>
<p>Eppure, la comunità <strong>Hackintosh</strong> ha continuato a prosperare in modo sotterraneo per anni, dimostrando che il desiderio di usare macOS su hardware personalizzato non è mai morto davvero. La differenza sta nel fatto che gli Hackintosh restano progetti amatoriali e individuali, mentre Psystar aveva provato a trasformare tutto questo in un business commerciale. E quello, Apple non poteva permetterlo.</p>
<p>La storia del Psystar Open Computer resta un capitolo breve ma significativo. Un esperimento che ha messo in luce i confini tra innovazione, diritto d&#8217;autore e le regole ferree che governano il mondo della tecnologia. Chi sperava in un Mac economico e aperto ha dovuto rassegnarsi: quella porta, almeno per ora, rimane saldamente chiusa.</p>
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		<title>App Store in Cina, Apple taglia le commissioni: cosa cambia dal 15 marzo</title>
		<link>https://tecnoapple.it/app-store-in-cina-apple-taglia-le-commissioni-cosa-cambia-dal-15-marzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 02:54:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamenti]]></category>
		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apple taglia le commissioni dell'App Store in Cina: cosa cambia dal 15 marzo Le commissioni App Store in Cina stanno per cambiare in modo significativo. Apple ha annunciato una riduzione delle fee per gli sviluppatori attivi sul mercato cinese, con effetto a partire dal 15 marzo. Una mossa che non...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple taglia le commissioni dell&#8217;App Store in Cina: cosa cambia dal 15 marzo</h2>
<p>Le <strong>commissioni App Store</strong> in Cina stanno per cambiare in modo significativo. Apple ha annunciato una riduzione delle fee per gli sviluppatori attivi sul mercato cinese, con effetto a partire dal <strong>15 marzo</strong>. Una mossa che non arriva per caso, ma che racconta molto del clima regolatorio in cui si muovono oggi i grandi colossi tech.</p>
<p>Nel dettaglio, la commissione standard sugli <strong>acquisti in-app</strong> scenderà dal 30% al 25%. Per chi rientra nell&#8217;<strong>App Store Small Business Program</strong> o nel Mini Apps Partner Program, e anche per i rinnovi automatici degli abbonamenti dopo il primo anno, la quota passa dal 15% al 12%. Non è un terremoto, ma è un segnale chiaro.</p>
<p>Apple stessa ha spiegato che queste modifiche nascono da &#8220;discussioni con il regolatore cinese&#8221;. In pratica, si tratta di un modo elegante per dire che la <strong>State Administration for Market Regulation</strong>, l&#8217;autorità antitrust di Pechino, stava facendo pressione. L&#8217;anno scorso era emerso che proprio questo organismo aveva avviato un&#8217;indagine sulle fee applicate da Apple nella regione. E quando un regolatore cinese bussa alla porta, conviene aprire in fretta.</p>
<h2>Un trend globale: dopo il Giappone, tocca alla Cina</h2>
<p>Non è la prima volta che Apple si trova costretta a rivedere il proprio modello di commissioni sotto la spinta di governi e autorità di vigilanza. In <strong>Giappone</strong>, per esempio, il taglio è stato ancora più profondo: la commissione su alcuni pagamenti in-app di terze parti è scesa fino al 21%, accompagnata da altre concessioni importanti. Anche in quel caso, la molla è stata la <strong>pressione regolatoria</strong>.</p>
<p>Quello che sta emergendo è un pattern abbastanza evidente. Il modello del 30% di commissione, che per anni è stato una sorta di standard intoccabile nel mondo degli app store, si sta sgretolando mercato dopo mercato. E non perché Apple abbia improvvisamente scoperto la generosità, ma perché i governi di mezzo mondo hanno iniziato a considerare quelle percentuali eccessive.</p>
<h2>Cosa significa per gli sviluppatori</h2>
<p>Un dettaglio interessante: Apple ha precisato che non sarà necessario firmare i nuovi termini entro il 15 marzo per beneficiare delle <strong>nuove tariffe</strong>. Queste si applicheranno automaticamente a partire da quella data. Un gesto distensivo, probabilmente pensato per evitare polemiche inutili.</p>
<p>Nella nota pubblicata sul blog dedicato agli sviluppatori, Apple ha anche ribadito il proprio impegno a mantenere condizioni &#8220;eque e trasparenti&#8221; e a garantire che le tariffe dell&#8217;<strong>App Store</strong> in Cina non siano superiori a quelle applicate negli altri mercati. Una frase che suona un po&#8217; come una promessa diplomatica, ma che tradotta dal linguaggio corporate vuol dire: &#8220;stiamo cercando di restare competitivi senza farci multare&#8221;.</p>
<p>Per gli sviluppatori cinesi, comunque, si tratta di una buona notizia concreta. Qualche punto percentuale in meno sulle commissioni può fare una differenza reale, soprattutto per le realtà più piccole che operano con margini ridotti. E il fatto che anche i programmi dedicati alle piccole imprese vedano un taglio è un segnale positivo.</p>
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