Apple accusata di prezzi gonfiati su iCloud: class action da 3 miliardi

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Una causa miliardaria contro Apple per iCloud: cosa sta succedendo nel Regno Unito

Chi ha utilizzato iCloud negli ultimi cinque anni vivendo nel Regno Unito potrebbe ritrovarsi con un risarcimento in tasca. Una class action da 3 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di dollari) contro Apple ha appena ricevuto il via libera per procedere verso il processo. E la faccenda è tutt’altro che banale.

A portare avanti la battaglia legale è Which?, una delle più note organizzazioni britanniche a tutela dei consumatori, che accusa Apple di aver violato le leggi sulla concorrenza del Regno Unito. Il punto centrale della contestazione è piuttosto chiaro: Apple non avrebbe offerto agli utenti una reale scelta tra diversi fornitori di cloud storage, spingendoli di fatto verso iCloud senza informarli adeguatamente delle alternative disponibili e di come queste potessero funzionare sui dispositivi iOS. In pratica, secondo Which?, Apple avrebbe bloccato i concorrenti impedendo loro di integrarsi pienamente con iPhone e iPad, per poi applicare prezzi eccessivi sui piani a pagamento di iCloud.

La causa era stata depositata a novembre 2024, e già allora la CEO di Which?, Anabel Hoult, non aveva usato mezzi termini: le grandi aziende come Apple non possono trarre vantaggio ingiusto dai consumatori britannici senza affrontarne le conseguenze. L’organizzazione aveva anche invitato Apple a risolvere la questione fuori dal tribunale, rimborsando gli utenti e aprendo il mercato alla concorrenza. Apple, dal canto suo, ha respinto ogni accusa di comportamento anticoncorrenziale, dichiarando che si sarebbe difesa con fermezza.

Chi può partecipare e cosa aspettarsi

Questa settimana è arrivato il passaggio decisivo: un tribunale ha concesso il cosiddetto Collective Proceedings Order, che di fatto autorizza il procedimento collettivo. Il processo vero e proprio, però, non dovrebbe tenersi prima di ottobre 2028. Apple ha ancora margine per ricorrere in appello o raggiungere un accordo extragiudiziale.

Per rientrare nella causa, i requisiti principali sono due: aver utilizzato servizi iCloud su un iPhone, iPad o iPod Touch in un periodo compreso tra novembre 2018 e giugno 2026, e aver risieduto nel Regno Unito in quello stesso arco temporale. Chi soddisfa entrambi i criteri e risultava residente britannico all’8 giugno di quest’anno viene incluso automaticamente nella causa, senza bisogno di fare nulla. Chi invece non desidera partecipare deve comunicarlo a Which? entro l’8 ottobre. Per chi ha vissuto nel Regno Unito dopo novembre 2018 ma si è poi trasferito altrove, è invece necessario iscriversi attivamente tramite il sito CloudClaim.

Which? stima che circa 40 milioni di consumatori saranno coinvolti, e che il risarcimento potrebbe arrivare a 77 sterline a persona se Apple fosse condannata a pagare l’intero importo. Realisticamente, però, dopo spese legali e trattative la cifra finale sarà probabilmente più bassa.

Un precedente che conta

Non è la prima volta che iCloud finisce al centro di una battaglia legale collettiva. Nel 2022, Apple aveva accettato un accordo da 14,8 milioni di dollari negli Stati Uniti per una violazione contrattuale legata proprio al servizio cloud. Quel caso, però, riguardava esclusivamente i residenti statunitensi. La causa britannica ha proporzioni decisamente più ampie e potrebbe rappresentare un precedente significativo per il modo in cui le big tech gestiscono i propri ecosistemi chiusi in Europa. Resta da vedere se Apple sceglierà di arrivare fino in fondo o se preferirà trovare un compromesso prima del 2028.

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