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	<title>esopianeta Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>James Webb svela alba e tramonto opposti su un pianeta alieno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 18:53:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il telescopio James Webb svela due crepuscoli completamente diversi su un pianeta alieno Il telescopio James Webb continua a regalare scoperte che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. L'ultima arriva da un team internazionale guidato dal Max Planck Institute for Astronomy, che ha osservato...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il telescopio James Webb svela due crepuscoli completamente diversi su un pianeta alieno</h2>
<p>Il <strong>telescopio James Webb</strong> continua a regalare scoperte che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. L&#8217;ultima arriva da un team internazionale guidato dal Max Planck Institute for Astronomy, che ha osservato qualcosa di straordinario sull&#8217;esopianeta <strong>WASP-121 b</strong>: l&#8217;alba e il tramonto, su questo mondo infernale, non si assomigliano per niente. Temperature diverse, composizione chimica diversa, persino la struttura stessa dell&#8217;atmosfera cambia a seconda del lato che si guarda. E la cosa più affascinante è che tutto questo era stato previsto solo sulla carta, nei modelli teorici. Adesso, per la prima volta, ci sono le prove osservative.</p>
<p><strong>WASP-121 b</strong> è un cosiddetto <strong>gioviano caldo</strong>, un gigante gassoso che orbita vicinissimo alla propria stella. Talmente vicino che le forze di marea hanno bloccato la sua rotazione: una faccia è sempre rivolta verso la stella, con temperature che sfiorano i 2500 gradi Celsius, mentre l&#8217;altra resta immersa nel buio perpetuo, &#8220;appena&#8221; 725 gradi. Le zone di confine tra giorno e notte, chiamate <strong>terminatori</strong>, sono il vero cuore della scoperta. Il terminatore serale risulta decisamente più caldo di quello mattutino. Il motivo? Venti atmosferici potentissimi che trasportano calore dal lato diurno verso quello notturno, seguendo la direzione di rotazione del pianeta. Questo riscaldamento extra fa espandere l&#8217;atmosfera sul lato serale, che finisce per assorbire più luce stellare. Una differenza che il James Webb è riuscito a catturare con una precisione senza precedenti grazie allo strumento <strong>NIRSpec</strong>.</p>
<h2>Acqua che si spezza e nubi minerali: cosa succede nell&#8217;atmosfera di WASP-121 b</h2>
<p>Non è solo una questione di temperature. I dati raccolti durante il transito di WASP-121 b davanti alla sua stella raccontano anche una storia chimica piuttosto drammatica. Il segnale del <strong>monossido di carbonio</strong> aumenta verso la fine del transito, ma non perché ce ne sia di più in assoluto: è l&#8217;effetto della temperatura che cambia la visibilità del gas nello spettro. L&#8217;acqua, invece, racconta una storia diversa e più brutale. Nelle regioni più calde dell&#8217;atmosfera, le <strong>molecole d&#8217;acqua</strong> vengono letteralmente smembrate dal calore estremo, spezzate nei loro elementi costitutivi. Meno acqua nelle zone più roventi significa, ancora una volta, conferma che quei venti infuocati stanno davvero scaldando il terminatore serale.</p>
<p>C&#8217;è poi un mistero che i modelli attuali non riescono a spiegare del tutto. L&#8217;asimmetria osservata tra i due terminatori è più marcata di quanto le simulazioni prevedano. Una possibile spiegazione chiama in causa delle <strong>nubi minerali</strong>, composte probabilmente da silicati e non certo da goccioline d&#8217;acqua come sulla Terra. Queste nubi potrebbero formarsi sul lato mattutino più freddo, bloccando la radiazione infrarossa proveniente dagli strati più profondi e facendo apparire l&#8217;atmosfera ancora più fredda di quanto sia realmente. Quando il team ha provato ad aggiungere un effetto simile alle simulazioni, i risultati si sono avvicinati molto di più alle osservazioni reali.</p>
<h2>Un metodo che apre nuove strade per lo studio degli esopianeti</h2>
<p>La tecnica utilizzata è tanto elegante quanto ingegnosa. Durante un singolo transito, WASP-121 b ruota di circa 30 gradi. Invece di mediare tutti i dati in un unico segnale, come si fa di solito, il team ha lasciato che il segnale variasse nel tempo, longitudine per longitudine. L&#8217;analisi statistica ha dimostrato che questo approccio descrive le osservazioni in modo significativamente migliore. È come passare da una fotografia sfocata a una sequenza ad alta risoluzione.</p>
<p>Gli astronomi hanno già individuato altri <strong>giganti gassosi ultra caldi</strong> adatti a questo tipo di studio. Applicare lo stesso metodo a un campione più ampio di pianeti permetterà di confrontare le condizioni atmosferiche tra mondi diversi e costruire, pezzo dopo pezzo, una comprensione tridimensionale di atmosfere che si trovano a centinaia di anni luce da noi. Il <strong>telescopio James Webb</strong>, ancora una volta, sta trasformando quello che sembrava impossibile in scienza concreta.</p>
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		<title>Webb scopre il pianeta dove le nuvole di roccia scompaiono ogni sera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:53:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il telescopio Webb scopre un pianeta dove le nuvole di roccia scompaiono ogni sera Un gigantesco esopianeta a quasi 700 anni luce dalla Terra nasconde un segreto meteorologico che ha lasciato a bocca aperta gli astronomi: ogni mattina il cielo si riempie di nuvole minerali, e ogni sera quelle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il telescopio Webb scopre un pianeta dove le nuvole di roccia scompaiono ogni sera</h2>
<p>Un gigantesco <strong>esopianeta</strong> a quasi 700 anni luce dalla Terra nasconde un segreto meteorologico che ha lasciato a bocca aperta gli astronomi: ogni mattina il cielo si riempie di <strong>nuvole minerali</strong>, e ogni sera quelle stesse nuvole spariscono nel nulla. La scoperta, resa possibile dal <strong>telescopio James Webb</strong>, riguarda il pianeta <strong>WASP-94A b</strong> e rappresenta una delle osservazioni più nitide mai ottenute sull&#8217;atmosfera di un mondo alieno.</p>
<p>Il pianeta si trova nella costellazione del Microscopio e appartiene alla categoria dei cosiddetti <strong>Hot Jupiter</strong>, giganti gassosi che orbitano vicinissimi alla propria stella. Talmente vicini da rendere Mercurio, al confronto, un lontano parente periferico del Sole. Ed è proprio questa prossimità estrema a generare condizioni atmosferiche che non hanno paragoni nel nostro sistema solare.</p>
<p>Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Science</strong> nel maggio 2026, è stato coordinato dalla Johns Hopkins University. Il co-autore David Sing, che studia esopianeti da vent&#8217;anni, ha spiegato quanto questa scoperta cambi le carte in tavola: le nuvole sono sempre state un problema enorme per chi cerca di analizzare l&#8217;atmosfera di questi mondi, un po&#8217; come provare a guardare attraverso una finestra appannata. Ora, per la prima volta, quella finestra si è aperta.</p>
<h2>Mattine nuvolose, sere limpide: il ciclo meteorologico di WASP-94A b</h2>
<p>Per osservare <strong>WASP-94A b</strong>, il team ha sfruttato il momento in cui il pianeta transita davanti alla sua stella. Il <strong>telescopio James Webb</strong> ha potuto analizzare separatamente il bordo che precede il pianeta nel transito (il lato del &#8220;mattino&#8221;) e quello che lo segue (il lato della &#8220;sera&#8221;). La differenza tra le due facce è risultata clamorosa.</p>
<p>Il lato mattutino era saturo di <strong>nuvole</strong> composte da silicato di magnesio, un minerale che sulla Terra si trova comunemente nelle rocce. Il lato serale, invece, appariva quasi completamente sgombro. Due le ipotesi avanzate dai ricercatori: potenti venti atmosferici potrebbero trascinare le nuvole nelle profondità del pianeta sul lato diurno, oppure il calore superiore ai 1.000 gradi le farebbe letteralmente evaporare. Un po&#8217; come la nebbia mattutina che si dissolve al sole, ma portata all&#8217;estremo.</p>
<p>Sagnick Mukherjee, primo autore dello studio, ha sottolineato come con il vecchio telescopio <strong>Hubble</strong> fosse impossibile distinguere le regioni nuvolose da quelle limpide: tutto veniva mescolato in un&#8217;unica immagine media. Il Webb, invece, permette di localizzare le osservazioni e cogliere dettagli che prima sfuggivano completamente.</p>
<h2>Un pianeta più simile a Giove di quanto si pensasse</h2>
<p>I cieli serali limpidi di <strong>WASP-94A b</strong> hanno regalato agli scienziati anche un&#8217;altra sorpresa. Le misurazioni precedenti suggerivano che il pianeta contenesse centinaia di volte più ossigeno e carbonio rispetto a Giove, un dato che non quadrava con le teorie sulla formazione planetaria. I nuovi dati raccontano una storia diversa: la quantità di questi elementi è circa cinque volte quella di <strong>Giove</strong>, rendendo WASP-94A b molto più simile al gigante del nostro sistema solare.</p>
<p>Dopo questa scoperta, il team ha esaminato altri otto Hot Jupiter e ha individuato cicli nuvolosi analoghi su altri due mondi: WASP-39 b e WASP-17 b. Il prossimo passo prevede un programma osservativo più ampio con il <strong>telescopio Webb</strong>, che indagherà i cicli delle nuvole su molti altri esopianeti. Tra gli obiettivi futuri c&#8217;è anche un insolito gigante gassoso che attraversa la zona abitabile lungo un&#8217;orbita eccentrica. La stagione delle scoperte, a quanto pare, è appena cominciata.</p>
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		<title>James Webb scopre un gigante gassoso con temperature simili alla Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:53:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il James Webb scopre un gigante gassoso con temperature sorprendentemente simili alla Terra Il James Webb Space Telescope continua a regalare scoperte che ridefiniscono la comprensione dell'universo. Questa volta, un team di astronomi guidato dalla Penn State e dal Jet Propulsion Laboratory della...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il James Webb scopre un gigante gassoso con temperature sorprendentemente simili alla Terra</h2>
<p>Il <strong>James Webb Space Telescope</strong> continua a regalare scoperte che ridefiniscono la comprensione dell&#8217;universo. Questa volta, un team di astronomi guidato dalla Penn State e dal Jet Propulsion Laboratory della NASA ha individuato un pianeta davvero fuori dall&#8217;ordinario: un <strong>gigante gassoso</strong> grande quanto Saturno, ma con temperature che ricordano molto più da vicino quelle terrestri. Il pianeta si chiama <strong>TOI-199b</strong>, si trova a oltre 330 anni luce da noi, e rappresenta uno dei rarissimi casi di pianeta gigante &#8220;temperato&#8221; mai studiato nel dettaglio. Lo studio è stato pubblicato il 20 maggio 2026 sulla rivista <strong>Astronomical Journal</strong>.</p>
<p>Perché la notizia è così rilevante? Di solito i pianeti giganti si trovano agli estremi opposti dello spettro termico. Giove e Saturno, nel nostro sistema solare, sono mondi gelidi. Dall&#8217;altra parte ci sono i cosiddetti &#8220;Giove caldi&#8221;, esopianeti che orbitano vicinissimi alle loro stelle e raggiungono temperature di migliaia di gradi. TOI-199b invece sta nel mezzo. La sua temperatura si aggira intorno agli 80 gradi Celsius: calda, certo, ma enormemente più mite rispetto alla maggior parte dei giganti gassosi conosciuti. Per dare un&#8217;idea, è una temperatura che si può raggiungere dentro un&#8217;auto parcheggiata sotto il sole estivo. Una cosa del genere, su un pianeta delle dimensioni di Saturno, è praticamente inedita.</p>
<h2>Come il James Webb ha analizzato l&#8217;atmosfera di TOI-199b</h2>
<p>Per capire cosa si nasconde nell&#8217;<strong>atmosfera</strong> di TOI-199b, il team ha usato una tecnica chiamata spettroscopia di trasmissione. In pratica, quando il pianeta transita davanti alla sua stella, una parte della luce stellare attraversa l&#8217;atmosfera del pianeta. Il <strong>James Webb</strong> separa quella luce nelle diverse lunghezze d&#8217;onda, un po&#8217; come un prisma che scompone la luce bianca nei colori dell&#8217;arcobaleno. Ogni elemento chimico assorbe lunghezze d&#8217;onda specifiche, lasciando una sorta di impronta digitale nello spettro luminoso.</p>
<p>Il transito di TOI-199b è durato circa sette ore, molto più a lungo rispetto ai transiti tipici dei Giove caldi, che spesso si esauriscono in meno di un&#8217;ora. I ricercatori hanno raccolto circa venti ore continue di osservazioni per avere una linea di base affidabile, poi hanno confrontato lo spettro registrato durante il transito con quello di riferimento. Le differenze hanno rivelato quali gas erano presenti.</p>
<h2>Metano confermato e nuove prospettive per la scienza planetaria</h2>
<p>Il risultato più significativo? L&#8217;atmosfera di TOI-199b contiene <strong>metano</strong>, esattamente come i modelli teorici avevano previsto per i giganti gassosi temperati. Una conferma che le teorie sulla composizione atmosferica di questi mondi sono sulla strada giusta. Oltre al metano, le osservazioni suggeriscono anche la possibile presenza di ammoniaca e anidride carbonica, anche se serviranno ulteriori dati per confermarlo.</p>
<p>Come ha spiegato Renyu Hu, professore associato alla Penn State e responsabile del gruppo di ricerca, lo studio degli <strong>esopianeti</strong> permette di osservare tipologie di pianeti che nel nostro sistema solare semplicemente non esistono. Questo aiuta a comprendere meglio come si formano e si evolvono i sistemi planetari, compreso il nostro. Il successo di questa prima analisi dettagliata dell&#8217;atmosfera di un gigante temperato apre la strada a osservazioni future su pianeti simili, per capire se TOI-199b sia un caso unico oppure rappresenti una categoria più ampia con caratteristiche condivise.</p>
<p>Alla ricerca hanno contribuito anche scienziati della Arizona State University, della Johns Hopkins University, del Carnegie Institution for Science, del Caltech e della University of California Santa Cruz. Il finanziamento è arrivato dalla NASA attraverso lo <strong>Space Telescope Science Institute</strong>. Ogni nuova finestra che il James Webb apre su mondi lontani racconta qualcosa anche del nostro, e questa scoperta ne è la prova più fresca.</p>
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		<title>James Webb scopre una super Terra rovente simile a Mercurio</title>
		<link>https://tecnoapple.it/james-webb-scopre-una-super-terra-rovente-simile-a-mercurio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 03:54:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il telescopio Webb scopre una super Terra rovente che somiglia a Mercurio Un mondo alieno bollente, senza atmosfera e completamente arido: è quello che il telescopio spaziale James Webb ha appena svelato a circa 48 anni luce dalla Terra. Si tratta di LHS 3844 b, un esopianeta roccioso classificato...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il telescopio Webb scopre una super Terra rovente che somiglia a Mercurio</h2>
<p>Un mondo alieno bollente, senza atmosfera e completamente arido: è quello che il <strong>telescopio spaziale James Webb</strong> ha appena svelato a circa 48 anni luce dalla Terra. Si tratta di <strong>LHS 3844 b</strong>, un esopianeta roccioso classificato come <strong>super Terra</strong> che, a dispetto del nome, non ha proprio nulla in comune con il pianeta su cui viviamo. Assomiglia piuttosto a una versione ingrandita di <strong>Mercurio</strong>, con una superficie scura, desolata e costantemente esposta a radiazioni stellari devastanti.</p>
<p>Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Nature Astronomy</strong> e guidato da Sebastian Zieba e Laura Kreidberg del Max Planck Institute for Astronomy, ha sfruttato lo strumento MIRI del JWST per analizzare la luce infrarossa emessa direttamente dalla superficie del pianeta. E qui viene la parte affascinante: nessuno ha fotografato LHS 3844 b. Quello che gli scienziati hanno fatto è stato misurare variazioni sottilissime nella luminosità combinata della stella e del pianeta, ricostruendo così uno spettro che racconta di che materiale è fatta quella roccia lontana.</p>
<p>Il risultato? Una superficie scurissima, caldissima (circa 725 gradi Celsius sul lato permanentemente rivolto alla stella) e priva di qualsiasi involucro gassoso. LHS 3844 b orbita attorno a una <strong>nana rossa</strong> in appena 11 ore, a una distanza così ridotta che è difficile persino immaginarsela. Il pianeta è bloccato per marea, quindi una faccia cuoce sempre sotto la luce stellare mentre l&#8217;altra resta immersa nel buio perenne.</p>
<h2>Una crosta che non somiglia affatto a quella terrestre</h2>
<p>Confrontando le osservazioni con modelli computerizzati e librerie di rocce e minerali terrestri, lunari e marziani, il team ha scoperto che questa super Terra non possiede una crosta ricca di silicati come il granito, tipica del nostro pianeta. La Terra, va detto, è un caso unico nel Sistema Solare per quel tipo di composizione, quindi la cosa non è così sorprendente. Però ha implicazioni enormi.</p>
<p>Su di noi, le croste granitiche si formano attraverso processi geologici lunghissimi che coinvolgono <strong>tettonica a placche</strong> e presenza di acqua. Se LHS 3844 b non ha sviluppato niente del genere, significa che probabilmente non ha mai avuto attività tettonica paragonabile alla nostra, e contiene pochissima acqua. Al posto del granito, la superficie sembra composta di <strong>basalto</strong> o roccia simile al mantello terrestre, ricca di magnesio e ferro, con minerali come l&#8217;olivina. Materiale vulcanico, insomma, ma forse non così recente come qualcuno avrebbe potuto sperare.</p>
<h2>Vulcani spenti o superficie fossile?</h2>
<p>Due scenari restano sul tavolo. Nel primo, la super Terra sarebbe ricoperta di basalto relativamente fresco, frutto di un&#8217;attività vulcanica diffusa che avrebbe rinnovato la superficie in tempi geologicamente recenti. Nel secondo, la superficie sarebbe stata plasmata da un&#8217;esposizione prolungatissima allo spazio: meteoriti e radiazioni avrebbero sgretolato le rocce creando uno strato di <strong>regolite scurito</strong>, molto simile a quello che si trova sulla Luna o su Mercurio.</p>
<p>Il dettaglio che fa pendere la bilancia verso la seconda ipotesi è l&#8217;assenza di anidride solforosa. Se ci fosse vulcanismo attivo, MIRI avrebbe probabilmente captato questo gas, tipico delle emissioni vulcaniche. Niente. Silenzio totale. Questo suggerisce che LHS 3844 b sia geologicamente morta da tempo, una roccia antica che fluttua vicinissima alla sua stella senza più alcun segno di vita interna.</p>
<p>Il team sta già programmando nuove osservazioni con il <strong>telescopio Webb</strong> per capire se la superficie sia roccia compatta o materiale polveroso e frammentato. La tecnica prevede di analizzare come la luce viene emessa da angolazioni diverse, un metodo già testato con successo sugli asteroidi del nostro Sistema Solare. Come ha spiegato Kreidberg, la stessa tecnica potrà essere applicata in futuro ad altri esopianeti rocciosi, aprendo una finestra senza precedenti sulla geologia di mondi lontani.</p>
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		<title>James Webb scopre nubi di ghiaccio su un esopianeta: nessuno se lo aspettava</title>
		<link>https://tecnoapple.it/james-webb-scopre-nubi-di-ghiaccio-su-un-esopianeta-nessuno-se-lo-aspettava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 15:53:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nubi di ghiaccio su un pianeta alieno: la scoperta che sfida ogni modello atmosferico Nubi di ghiaccio d'acqua su un gigante gassoso lontano anni luce dalla Terra. Non è la trama di un film di fantascienza, ma quello che un gruppo di astronomi ha appena trovato studiando l'esopianeta Epsilon Indi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Nubi di ghiaccio su un pianeta alieno: la scoperta che sfida ogni modello atmosferico</h2>
<p><strong>Nubi di ghiaccio d&#8217;acqua</strong> su un gigante gassoso lontano anni luce dalla Terra. Non è la trama di un film di fantascienza, ma quello che un gruppo di astronomi ha appena trovato studiando l&#8217;esopianeta <strong>Epsilon Indi Ab</strong> con il <strong>James Webb Space Telescope</strong>. Una scoperta che ha lasciato sorpresi anche gli stessi ricercatori, perché nessun modello atmosferico prevedeva qualcosa del genere per un pianeta di quel tipo. Il team, guidato da Elisabeth Matthews del <strong>Max Planck Institute for Astronomy</strong>, ha pubblicato i risultati sull&#8217;Astrophysical Journal Letters, e la portata di questa osservazione va ben oltre il singolo pianeta.</p>
<p>Epsilon Indi Ab è un mondo simile a Giove, ma con una massa circa 7,6 volte superiore e un diametro praticamente identico a quello del gigante del nostro Sistema Solare. Orbita attorno alla stella Epsilon Indi A, nella costellazione dell&#8217;Indiano, nell&#8217;emisfero celeste meridionale. La sua temperatura superficiale si aggira tra i 200 e i 300 Kelvin, quindi tra circa meno 70 e più 20 gradi Celsius. Più caldo di Giove, certo, ma comunque freddo in termini astronomici. Quel calore residuo, secondo gli scienziati, è un&#8217;eredità della formazione del pianeta. Con il passare dei miliardi di anni, Epsilon Indi Ab si raffredderà fino a diventare persino più gelido di Giove.</p>
<h2>Perché studiare pianeti simili a Giove resta così complicato</h2>
<p>La maggior parte degli <strong>esopianeti</strong> osservati finora è molto più calda di Giove. Il motivo è semplice: la tecnica più diffusa per analizzare le atmosfere planetarie richiede che il pianeta transiti davanti alla propria stella, visto dalla prospettiva terrestre. E i pianeti che lo fanno con maggiore frequenza sono quelli con orbite strette, quindi bollenti. Per aggirare questo limite, Matthews e il suo team hanno adottato un approccio diverso. Hanno utilizzato lo strumento a infrarosso medio <strong>MIRI</strong> del James Webb Space Telescope per ottenere un&#8217;immagine diretta di Epsilon Indi Ab, bloccando la luce della stella ospite con un coronagrafo. Un po&#8217; come mettere una mano davanti a un faro per vedere la lucciola che gli vola accanto.</p>
<p>Confrontando le osservazioni a 11,3 micrometri con immagini precedenti catturate a 10,6 micrometri nel 2024, il team ha potuto stimare la quantità di <strong>ammoniaca</strong> presente nell&#8217;atmosfera del pianeta. E qui arriva la sorpresa: ce n&#8217;era molto meno del previsto. Nell&#8217;atmosfera di Giove, l&#8217;ammoniaca gassosa e le nubi di ammoniaca dominano gli strati superiori visibili. Per Epsilon Indi Ab ci si aspettava grandi quantità di ammoniaca gassosa, senza nubi di ammoniaca. Invece la spiegazione più plausibile per quella scarsità punta verso la presenza di spesse nubi di ghiaccio d&#8217;acqua, irregolari e a chiazze, simili ai cirri che si formano ad alta quota nell&#8217;atmosfera terrestre.</p>
<h2>Modelli da rivedere e telescopi futuri già in rampa di lancio</h2>
<p>Il problema, affascinante e frustrante allo stesso tempo, è che molti dei modelli computerizzati usati per interpretare queste osservazioni non includono le nubi. Semplicemente perché simularle è complicato. James Mang, coautore dello studio e ricercatore all&#8217;Università del Texas ad Austin, ha commentato che quello che un tempo sembrava impossibile da rilevare ora è alla portata degli strumenti attuali, e che la complessità emergente sta spingendo i modelli a evolversi rapidamente.</p>
<p>Le prospettive per il futuro sono concrete. Il <strong>Nancy Grace Roman Space Telescope</strong> della NASA, il cui lancio è previsto tra il 2026 e il 2027, dovrebbe essere particolarmente adatto a rilevare direttamente nubi di ghiaccio d&#8217;acqua riflettenti. Nel frattempo, Matthews e colleghi stanno cercando di ottenere ulteriore tempo di osservazione con il James Webb Space Telescope per studiare altri pianeti freddi simili a Giove. Ogni nuova osservazione di Epsilon Indi Ab e di mondi analoghi costruisce le basi per un obiettivo ancora più ambizioso: studiare pianeti simili alla Terra e, un giorno, cercare tracce di vita oltre il nostro <strong>Sistema Solare</strong>. La strada è lunga, ma almeno adesso sappiamo che le nubi di ghiaccio lungo il percorso non mancano.</p>
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		<title>James Webb scopre l&#8217;esopianeta &#8220;proibito&#8221; che non dovrebbe esistere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 07:53:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un esopianeta "proibito" che mette in crisi tutto quello che sappiamo sulla formazione dei pianeti Il telescopio James Webb ha puntato i suoi strumenti su un mondo che, a rigor di logica, non dovrebbe nemmeno esistere. Si chiama TOI-5205 b, ed è un esopianeta grande quanto Giove ma con un'atmosfera...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un esopianeta &#8220;proibito&#8221; che mette in crisi tutto quello che sappiamo sulla formazione dei pianeti</h2>
<p>Il <strong>telescopio James Webb</strong> ha puntato i suoi strumenti su un mondo che, a rigor di logica, non dovrebbe nemmeno esistere. Si chiama <strong>TOI-5205 b</strong>, ed è un <strong>esopianeta</strong> grande quanto Giove ma con un&#8217;atmosfera talmente anomala da mandare in tilt i modelli teorici usati finora per spiegare come nascono i pianeti giganti. Le osservazioni, pubblicate su The Astronomical Journal nell&#8217;aprile 2026, raccontano qualcosa di davvero inatteso: l&#8217;atmosfera di questo colosso gassoso contiene meno <strong>elementi pesanti</strong> rispetto alla sua stessa stella. Un dato che, per chi studia questi sistemi, equivale a trovare un figlio più magro del genitore in una famiglia dove tutti mangiano abbondantemente.</p>
<p>TOI-5205 b orbita attorno a una piccola <strong>stella nana rossa</strong>, un astro che è circa quattro volte le dimensioni di Giove ma possiede solo il 40 percento della massa del Sole. Quando il pianeta transita davanti alla stella, ne blocca circa il sei percento della luce. Ed è proprio durante questi transiti che il team guidato da Caleb Cañas del Goddard Space Flight Center della NASA, insieme a Shubham Kanodia della Carnegie Science, ha potuto analizzare la composizione chimica dell&#8217;atmosfera. Tre transiti osservati, un risultato che nessuno si aspettava.</p>
<h2>Un&#8217;atmosfera che non dovrebbe essere così povera</h2>
<p>Il punto chiave è questo: la <strong>metallicità</strong> dell&#8217;atmosfera di TOI-5205 b risulta più bassa non solo rispetto a quella di Giove, ma persino rispetto a quella della stella che lo ospita. Nella comunità scientifica, il termine &#8220;proibito&#8221; riferito a questo esopianeta non è un vezzo giornalistico. I pianeti giganti attorno a stelle così piccole e fredde sono estremamente rari, e i modelli attuali di <strong>formazione planetaria</strong> faticano a spiegarne l&#8217;esistenza. Il fatto che la sua atmosfera sia così impoverita di metalli rende il quadro ancora più complicato.</p>
<p>I ricercatori hanno anche individuato la presenza di metano e solfuro di idrogeno nell&#8217;atmosfera, mentre i modelli elaborati da Simon Muller e Ravit Helled dell&#8217;Università di Zurigo suggeriscono che il pianeta nel suo complesso potrebbe essere circa cento volte più ricco di metalli di quanto l&#8217;atmosfera lasci intendere. Tradotto: gli elementi pesanti potrebbero essersi spostati verso l&#8217;interno durante la formazione, lasciando gli strati esterni sorprendentemente &#8220;leggeri&#8221;. Atmosfera e nucleo, insomma, non si starebbero mescolando.</p>
<h2>Il progetto GEMS e le sfide delle osservazioni future</h2>
<p>Queste scoperte rientrano nel programma <strong>GEMS Survey</strong>, il più grande progetto del Ciclo 2 del <strong>James Webb</strong> dedicato agli esopianeti, focalizzato proprio sui giganti gassosi che orbitano attorno a stelle nane rosse. Il nome completo, &#8220;Red Dwarfs and the Seven Giants&#8221;, la dice lunga sull&#8217;ambizione dell&#8217;iniziativa, coordinata da Kanodia, Cañas e Jessica Libby Roberts dell&#8217;Università di Tampa.</p>
<p>Un aspetto tecnico ma fondamentale riguarda le macchie stellari sulla superficie della stella ospite. Queste regioni scure e attive possono distorcere le osservazioni, illuminando alcune lunghezze d&#8217;onda e nascondendo parti del segnale atmosferico. Il team ha dovuto correggere questi effetti per ottenere misurazioni affidabili, e sta già affinando l&#8217;approccio in un nuovo progetto del James Webb dedicato allo stesso sistema.</p>
<p>TOI-5205 b resta, per ora, un caso unico. Un pianeta che non dovrebbe trovarsi dove si trova, con un&#8217;atmosfera che non rispecchia la composizione della sua stella e un interno che sembra raccontare una storia completamente diversa dalla superficie. Se la scienza planetaria avesse un elenco di casi irrisolti, questo esopianeta sarebbe in cima alla lista. E probabilmente ci resterà per un bel po&#8217;.</p>
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		<title>TOI-561 b, il pianeta di lava che non dovrebbe avere un&#8217;atmosfera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 11:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un mondo di lava con un'atmosfera impossibile: la scoperta su TOI-561 b Il telescopio spaziale James Webb ha riservato una sorpresa che sta facendo discutere la comunità scientifica: il pianeta roccioso TOI-561 b, un mondo infernale dove un anno dura poco più di 10 ore, sembra possedere...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un mondo di lava con un&#8217;atmosfera impossibile: la scoperta su TOI-561 b</h2>
<p>Il telescopio spaziale <strong>James Webb</strong> ha riservato una sorpresa che sta facendo discutere la comunità scientifica: il pianeta roccioso <strong>TOI-561 b</strong>, un mondo infernale dove un anno dura poco più di 10 ore, sembra possedere un&#8217;atmosfera densa e stabile. Una cosa che nessuno si aspettava, considerando le condizioni estreme a cui è sottoposto. Parliamo di un pianeta così vicino alla sua stella da avere un lato perennemente esposto alla luce, con temperature che dovrebbero rendere impossibile trattenere qualsiasi tipo di gas. Eppure, i dati raccolti raccontano una storia diversa.</p>
<p>Un gruppo di astronomi ha analizzato le osservazioni del <strong>James Webb Space Telescope</strong> e ha notato qualcosa di strano: TOI-561 b risulta molto più freddo di quanto ci si aspetterebbe da un pianeta roccioso nudo esposto a quel livello di radiazione stellare. Questa discrepanza termica ha portato i ricercatori a ipotizzare la presenza di un&#8217;<strong>atmosfera spessa</strong> in grado di redistribuire il calore tra il lato illuminato e quello in ombra perenne. Un meccanismo che, sulla carta, non avrebbe dovuto funzionare su un pianeta del genere.</p>
<h2>Un oceano di magma sotto una coperta di gas</h2>
<p>La cosa si fa ancora più interessante quando si guarda sotto la superficie. Secondo i modelli elaborati dal team di ricerca, <strong>TOI-561 b</strong> potrebbe ospitare un vasto <strong>oceano di magma</strong> che interagisce continuamente con l&#8217;atmosfera sovrastante. In pratica, il pianeta si comporterebbe come una gigantesca palla di lava bagnata, ricca di materiali volatili che alimentano e sostengono l&#8217;involucro gassoso. Questa dinamica tra magma e atmosfera è qualcosa di mai osservato prima con questo livello di dettaglio su un <strong>esopianeta roccioso</strong>.</p>
<p>Il fatto che TOI-561 b riesca a mantenere un&#8217;atmosfera nonostante l&#8217;estrema vicinanza alla sua stella apre scenari nuovi per lo studio dei pianeti al di fuori del sistema solare. Fino a oggi si dava per scontato che mondi così irradiati perdessero rapidamente qualsiasi gas. Questa scoperta costringe a ripensare i modelli sulla formazione e l&#8217;evoluzione delle atmosfere planetarie.</p>
<h2>Perché questa scoperta cambia le regole del gioco</h2>
<p>Quello che rende davvero rilevante il caso di TOI-561 b è il suo valore come banco di prova. Se un pianeta in condizioni così proibitive riesce a trattenere un&#8217;atmosfera, allora le possibilità per mondi meno estremi si moltiplicano enormemente. Il <strong>James Webb</strong> sta dimostrando, missione dopo missione, di poter rivelare dettagli che fino a pochi anni fa erano semplicemente fuori portata.</p>
<p>E poi c&#8217;è un aspetto che non va sottovalutato: TOI-561 b orbita attorno a una stella molto antica. Questo significa che il pianeta stesso potrebbe avere miliardi di anni, il che rende ancora più sorprendente la persistenza della sua atmosfera. Non è solo una <strong>curiosità astronomica</strong>: è un pezzo di un puzzle molto più grande che riguarda la comprensione di come i pianeti rocciosi si comportano in ambienti estremi nell&#8217;universo.</p>
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		<title>Kepler-51d, il pianeta che nemmeno il James Webb riesce a penetrare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:24:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Kepler-51d, il pianeta &#8220;super-puff&#8221; che nemmeno il telescopio Webb riesce a penetrare</h2>
<p>Nemmeno il più potente telescopio spaziale mai costruito riesce a vedere cosa si nasconde sotto la foschia di <strong>Kepler-51d</strong>. Questo esopianeta, che orbita attorno a una stella nella costellazione del Cigno a circa 2.615 anni luce dalla Terra, è avvolto in uno strato di <strong>foschia</strong> talmente denso da risultare praticamente impenetrabile. Le osservazioni condotte con il <strong>James Webb Space Telescope</strong> (JWST), pubblicate il 16 marzo 2026 sull&#8217;Astronomical Journal, hanno confermato che questa barriera potrebbe essere una delle più estese mai rilevate su un pianeta, con dimensioni paragonabili al raggio terrestre.</p>
<p>Kepler-51d appartiene a una categoria rarissima di mondi chiamati <strong>super-puff</strong>, pianeti dalle dimensioni simili a Saturno ma con una massa appena poche volte superiore a quella della Terra. Tradotto in parole semplici: sono enormi ma incredibilmente leggeri, con una densità che ricorda quella dello zucchero filato. Il sistema di Kepler-51 ne ospita addirittura tre, il che rende tutto ancora più bizzarro. Come ha spiegato Jessica Libby-Roberts, ricercatrice della Penn State e prima autrice dello studio, spiegare la formazione di uno solo di questi pianeti è già complicato. Averne tre nello stesso sistema è qualcosa che sfida ogni modello conosciuto di <strong>formazione planetaria</strong>.</p>
<h2>Perché Kepler-51d non dovrebbe esistere (almeno secondo le teorie attuali)</h2>
<p>La regola generale dice che i giganti gassosi si formano lontano dalla propria stella, dove le condizioni favoriscono l&#8217;accumulo di gas attorno a un nucleo denso. Kepler-51d fa esattamente il contrario. Sembra privo di un nucleo massiccio e orbita a una distanza dalla sua stella paragonabile a quella di Venere rispetto al Sole. In più, la stella Kepler-51 è piuttosto attiva, e i suoi <strong>venti stellari</strong> dovrebbero soffiare via i gas leggeri dell&#8217;atmosfera del pianeta. Eppure il pianeta è ancora lì, gonfio e inspiegabile.</p>
<p>Per cercare di capire la composizione atmosferica di Kepler-51d, il team ha sfruttato la tecnica del <strong>transito</strong>: quando il pianeta passa davanti alla sua stella, la luce stellare attraversa la sua atmosfera e porta con sé le impronte chimiche dei gas presenti. Il JWST, con il suo spettrografo nel vicino infrarosso, avrebbe dovuto fornire dati molto più dettagliati rispetto a Hubble. E invece niente. Nessun segnale distinguibile. La foschia è così spessa da assorbire tutte le lunghezze d&#8217;onda analizzate, impedendo qualsiasi lettura utile. Come ha sottolineato Suvrath Mahadevan, coautore dello studio, la situazione ricorda quella di <strong>Titano</strong>, la luna di Saturno avvolta da idrocarburi, ma su una scala enormemente più grande.</p>
<h2>Anelli, foschia o qualcosa di completamente diverso?</h2>
<p>Il gruppo di ricerca ha valutato anche ipotesi alternative. Una delle più intriganti riguarda la possibile presenza di <strong>anelli</strong> attorno al pianeta, che potrebbero bloccare la luce stellare e far apparire Kepler-51d più grande e meno denso di quanto sia realmente. Tuttavia i dati non combaciano del tutto con questo scenario: la quantità di luce bloccata aumenta in modo lineare con le lunghezze d&#8217;onda più lunghe, un comportamento che si spiega meglio con una foschia estremamente densa. Gli anelli, per funzionare come spiegazione, dovrebbero essere composti di materiali molto specifici e inclinati con un&#8217;angolazione perfetta. Possibile, ma piuttosto improbabile.</p>
<p>Le prossime mosse prevedono l&#8217;analisi dei dati JWST relativi a un altro pianeta dello stesso sistema, <strong>Kepler-51b</strong>, per capire se tutti i super-puff condividono atmosfere così opache o se Kepler-51d rappresenta un caso isolato. Ogni nuovo pezzo del puzzle aiuta a comprendere meglio non solo questi mondi alieni, ma anche il posto che il nostro sistema solare occupa nel quadro più ampio dell&#8217;universo. E a quanto pare, quel quadro è molto più strano di quanto chiunque avesse immaginato.</p>
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		<title>James Webb scopre un pianeta con un oceano di zolfo fuso: è unico</title>
		<link>https://tecnoapple.it/james-webb-scopre-un-pianeta-con-un-oceano-di-zolfo-fuso-e-unico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 02:53:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un pianeta di zolfo fuso che nessuno si aspettava Il James Webb Space Telescope ha fatto centro ancora una volta, e stavolta la scoperta è davvero fuori dal comune. Un gruppo di astronomi guidato dall'Università di Oxford ha individuato un esopianeta che non somiglia a nulla di già catalogato: si...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un pianeta di zolfo fuso che nessuno si aspettava</h2>
<p>Il <strong>James Webb Space Telescope</strong> ha fatto centro ancora una volta, e stavolta la scoperta è davvero fuori dal comune. Un gruppo di astronomi guidato dall&#8217;Università di Oxford ha individuato un <strong>esopianeta</strong> che non somiglia a nulla di già catalogato: si chiama <strong>L 98-59 d</strong>, orbita attorno a una piccola stella nana rossa a circa 35 anni luce dalla Terra, e nasconde sotto la sua superficie un immenso oceano di <strong>roccia fusa</strong> saturo di zolfo. I risultati dello studio sono stati pubblicati il 16 marzo 2026 sulla rivista Nature Astronomy, e stanno già facendo discutere la comunità scientifica internazionale.</p>
<p>Fino a oggi, un pianeta delle dimensioni di L 98-59 d (circa 1,6 volte la Terra) sarebbe stato classificato in modo piuttosto semplice: o un piccolo mondo gassoso con atmosfera dominata dall&#8217;idrogeno, oppure un pianeta ricco d&#8217;acqua coperto da oceani profondi e ghiacci. Ecco, nessuna delle due opzioni funziona. I dati raccolti dal <strong>JWST</strong> e da osservatori terrestri mostrano una densità sorprendentemente bassa per le sue dimensioni e un&#8217;atmosfera ricca di <strong>idrogeno solforato</strong>, quel gas che sa di uova marce, per capirsi. Non esattamente il tipo di aria che viene voglia di respirare.</p>
<h2>Un oceano di magma che cambia le regole del gioco</h2>
<p>Per capire cosa succede nelle profondità di L 98-59 d, i ricercatori delle università di Oxford, Groningen, Leeds e del Politecnico di Zurigo hanno messo in piedi simulazioni computerizzate che ripercorrono quasi cinque miliardi di anni di evoluzione planetaria. Il quadro che ne emerge è affascinante. Il mantello del pianeta è composto da silicati fusi, simili alla lava terrestre, e si estende per migliaia di chilometri sotto la superficie formando un <strong>oceano di magma</strong> globale. Questa enorme riserva funziona come un gigantesco serbatoio che intrappola grandi quantità di composti solforati nel tempo, rilasciandoli gradualmente nell&#8217;atmosfera attraverso scambi chimici continui.</p>
<p>Le osservazioni del James Webb Space Telescope effettuate nel 2024 hanno rilevato <strong>diossido di zolfo</strong> e altri gas solforati negli strati alti dell&#8217;atmosfera di L 98-59 d. Secondo i modelli del team, questi gas si formano quando la radiazione ultravioletta della stella ospite innesca reazioni chimiche. Nel frattempo, l&#8217;oceano di magma sottostante continua ad assorbire e rilasciare materiali volatili, creando un ciclo che dura da miliardi di anni. Le simulazioni suggeriscono che il pianeta potrebbe essere nato con una dotazione molto più abbondante di materiale volatile e aver somigliato in passato a un sub Nettuno, per poi raffreddarsi e perdere parte della sua atmosfera nel corso del tempo.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>La cosa più intrigante? L 98-59 d potrebbe essere solo il primo esempio di una <strong>classe di pianeti</strong> completamente nuova, dominata dallo zolfo e sostenuta da oceani di magma longevi. Se così fosse, la varietà di mondi presenti nella galassia sarebbe molto più ampia di quanto ipotizzato finora. Come ha sottolineato il professor Raymond Pierrehumbert dell&#8217;Università di Oxford, la possibilità di ricostruire la storia profonda di pianeti che non verranno mai visitati fisicamente, partendo solo da dimensioni, massa e composizione atmosferica, rappresenta un traguardo notevole.</p>
<p>Gli <strong>oceani di magma</strong> sono considerati lo stato iniziale di tutti i pianeti rocciosi, Terra e Marte compresi. Studiarli su mondi lontani come L 98-59 d offre quindi una finestra unica sulle prime fasi della storia del nostro stesso pianeta. Con il flusso crescente di dati dal JWST e le future missioni come Ariel e PLATO, il team prevede di applicare i propri modelli usando anche il machine learning, con l&#8217;obiettivo di mappare la diversità planetaria e collegare ogni mondo alla sua evoluzione primordiale. Pianeti puzzolenti e ribollenti di zolfo potrebbero rivelarsi molto più comuni di quanto chiunque avesse mai immaginato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/james-webb-scopre-un-pianeta-con-un-oceano-di-zolfo-fuso-e-unico/">James Webb scopre un pianeta con un oceano di zolfo fuso: è unico</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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