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	<title>touchscreen Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>MacBook Pro touchscreen potrebbe rendere l&#8217;iPad obsoleto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 22:53:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il MacBook con touchscreen potrebbe rendere l'iPad obsoleto: ecco perché Entro la fine dell'anno, il MacBook Pro potrebbe ricevere uno degli aggiornamenti più radicali della sua storia: un display OLED touchscreen. Una novità che, insieme all'arrivo dell'iPhone Fold, rischia di mettere in seria...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il MacBook con touchscreen potrebbe rendere l&#8217;iPad obsoleto: ecco perché</h2>
<p>Entro la fine dell&#8217;anno, il <strong>MacBook Pro</strong> potrebbe ricevere uno degli aggiornamenti più radicali della sua storia: un <strong>display OLED touchscreen</strong>. Una novità che, insieme all&#8217;arrivo dell&#8217;<strong>iPhone Fold</strong>, rischia di mettere in seria difficoltà un prodotto che fino a oggi sembrava intoccabile. Parliamo dell&#8217;<strong>iPad</strong>, il tablet che Apple ha dominato per oltre quindici anni senza mai davvero temere la concorrenza. Solo che stavolta la minaccia non arriva da Samsung o da qualche altro produttore. Arriva da Cupertino stessa.</p>
<p>Per anni Apple ha tenuto le sue linee di prodotto ben separate. L&#8217;iPad faceva l&#8217;iPad, il Mac faceva il Mac, e nessuno dei due sconfinava troppo nel territorio dell&#8217;altro. Ma le cose stanno cambiando in modo evidente. L&#8217;<strong>iPad Pro</strong> oggi monta il chip M5, supporta la Magic Keyboard con trackpad, ha la fotocamera frontale in posizione orizzontale e con iPadOS 26 ha guadagnato funzioni che ricordano da vicino macOS: cursore vero, barra dei menu, finestre ridimensionabili, app desktop di terze parti. Praticamente un laptop mascherato da tablet. Dall&#8217;altra parte, il nuovo MacBook Pro con schermo OLED e touch sembra voler fare il percorso inverso, avvicinandosi sempre di più alla forma e all&#8217;esperienza d&#8217;uso di un iPad Pro. Si parla persino di modem 5G integrato, il che lo renderebbe ancora più autonomo e simile a un tablet.</p>
<h2>Il software è l&#8217;ultimo muro, ma sta già crollando</h2>
<p>Certo, l&#8217;hardware da solo non basta. Quello che ha sempre separato davvero i due mondi è il <strong>software</strong>. iPadOS resta un sistema operativo mobile: niente sideloading, niente terminale, gestione file limitata. Ma il <strong>MacBook Pro con touchscreen</strong> dovrebbe portare con sé un&#8217;interfaccia che si adatta dinamicamente all&#8217;input dell&#8217;utente. Pulsanti più grandi quando si tocca lo schermo, layout classico quando si usa il trackpad. In pratica, <strong>macOS 27</strong> potrebbe offrire il meglio di entrambi i mondi: la potenza di un sistema desktop e la semplicità del touch. A quel punto, la domanda diventa inevitabile: perché comprare un iPad Pro?</p>
<p>E poi c&#8217;è il fattore prezzo. Il <strong>MacBook Neo</strong>, con un prezzo di partenza intorno ai 599 dollari, punta dritto al pubblico giovane e agli studenti, lo stesso segmento che finora sceglieva un iPad Air. Per lo stesso budget, ora si può avere un vero laptop. Se poi il touchscreen dovesse espandersi dalla linea Pro anche all&#8217;Air e al Neo, per i modelli iPad di fascia media e bassa lo spazio si ridurrebbe ancora di più.</p>
<h2>Una storia già vista</h2>
<p>Non sarebbe la prima volta che Apple cannibalizza un suo stesso prodotto. L&#8217;iPhone ha reso l&#8217;iPod inutile, e ci sono voluti circa quindici anni prima che venisse ufficialmente ritirato. L&#8217;iPad non sparirà domani, questo è certo. Continua a dominare il mercato tablet e genera ancora ricavi importanti. Ma i segnali sono difficili da ignorare. L&#8217;iPhone Fold potrebbe assorbire la nicchia dell&#8217;<strong>iPad mini</strong>, mentre il MacBook con touchscreen erode il territorio dell&#8217;iPad Pro dall&#8217;alto. È un accerchiamento lento, quasi elegante, fatto in casa. E come la storia di Apple ha già dimostrato più volte, quando la competizione arriva dall&#8217;interno, il finale è quasi sempre lo stesso.</p>
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		<title>MacBook con touchscreen potrebbe segnare la fine dell&#8217;iPad</title>
		<link>https://tecnoapple.it/macbook-con-touchscreen-potrebbe-segnare-la-fine-dellipad/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 01:25:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il MacBook con touchscreen potrebbe segnare l'inizio della fine per l'iPad Il MacBook Pro con display OLED touchscreen è atteso entro la fine di quest'anno, e potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più radicali nella storia recente di Apple. Non si tratta solo di un aggiornamento hardware:...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il MacBook con touchscreen potrebbe segnare l&#8217;inizio della fine per l&#8217;iPad</h2>
<p>Il <strong>MacBook Pro con display OLED touchscreen</strong> è atteso entro la fine di quest&#8217;anno, e potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più radicali nella storia recente di Apple. Non si tratta solo di un aggiornamento hardware: questa mossa, combinata con l&#8217;arrivo dell&#8217;<strong>iPhone Fold</strong>, rischia di mettere in discussione il senso stesso dell&#8217;iPad come prodotto a sé stante.</p>
<p>Per anni Apple ha mantenuto una separazione netta tra i suoi dispositivi. L&#8217;iPad faceva l&#8217;iPad, il Mac faceva il Mac. Ognuno con il suo sistema operativo, le sue logiche, il suo pubblico. Ma adesso le linee di confine si stanno assottigliando in modo evidente. L&#8217;<strong>iPad Pro</strong> monta già il chip M5, supporta la Magic Keyboard con trackpad e con <strong>iPadOS 26</strong> ha guadagnato funzioni che sembrano prese di peso da macOS: cursore vero, barra dei menu, finestre flessibili, app desktop. Dall&#8217;altra parte, il nuovo MacBook Pro si prepara a diventare più sottile, dotato di schermo touch e potenzialmente anche di <strong>modem 5G</strong> integrato. Due prodotti che stanno convergendo a grande velocità.</p>
<h2>Software: l&#8217;ultimo muro che sta per crollare</h2>
<p>Se l&#8217;hardware ormai si somiglia parecchio, è il software a fare ancora la differenza. iPadOS resta un sistema operativo mobile: niente sideloading, niente terminale, gestione file limitata. Ma ecco il punto chiave. Il <strong>MacBook Pro con touchscreen</strong> dovrebbe offrire un&#8217;interfaccia che si adatta dinamicamente all&#8217;input dell&#8217;utente. Quando qualcuno tocca lo schermo, i pulsanti diventano più grandi e l&#8217;esperienza si avvicina a quella di un tablet. Quando si usa mouse e tastiera, tutto torna alla modalità classica. Con <strong>macOS 27</strong>, Apple potrebbe colmare quel divario software che finora giustificava l&#8217;esistenza di due piattaforme separate, offrendo le funzionalità avanzate del desktop insieme a un&#8217;esperienza touch intuitiva.</p>
<h2>Il MacBook Neo e la sfida agli iPad più economici</h2>
<p>C&#8217;è poi la questione prezzo, che non va sottovalutata. Il <strong>MacBook Neo</strong> parte da 599 dollari, 499 per gli studenti. Praticamente lo stesso costo di un iPad Air da 11 pollici. Per chi deve studiare o lavorare, la scelta diventa quasi scontata. E se il touchscreen del MacBook Pro avrà successo, è ragionevole aspettarsi che la tecnologia arrivi anche sui modelli Air e Neo, rendendo ancora più difficile giustificare l&#8217;acquisto di un iPad base.</p>
<p>Lo schema è già noto. L&#8217;iPhone X era un prodotto premium, poi il suo design è sceso su modelli più accessibili come iPhone XR, iPhone 11 e infine iPhone 16e. Lo stesso destino potrebbe toccare all&#8217;<strong>iPad mini</strong>, minacciato direttamente dall&#8217;iPhone Fold: chi vuole un tablet compatto in formato libro sceglierà probabilmente il pieghevole, che offre anche le funzioni di uno smartphone.</p>
<p>Nessuno dice che Apple smetterà di produrre iPad dall&#8217;oggi al domani. Il tablet continua a dominare il suo mercato e genera ancora ricavi importanti. Ma la direzione è chiara. Ci sono voluti circa 15 anni per mandare in pensione l&#8217;iPod dopo l&#8217;arrivo del primo iPhone, e qualcosa di simile potrebbe accadere anche stavolta. La concorrenza più pericolosa per l&#8217;<strong>iPad</strong> non arriva da Samsung o da altri produttori. Arriva da Cupertino stessa. E quando Apple inizia a farsi concorrenza interna, la storia insegna che uno dei due prodotti finisce sempre per sparire.</p>
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		<title>Mac Studio M5 e MacBook Pro touchscreen: i ritardi che nessuno si aspettava</title>
		<link>https://tecnoapple.it/mac-studio-m5-e-macbook-pro-touchscreen-i-ritardi-che-nessuno-si-aspettava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:54:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mac Studio con chip M5 e il MacBook Pro con touchscreen rischiano di slittare: ecco perché La carenza globale di RAM sta per colpire anche Apple, e le conseguenze potrebbero farsi sentire su due dei prodotti più attesi dal pubblico Mac. Fino a oggi, Cupertino era riuscita a restare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il Mac Studio con chip M5 e il MacBook Pro con touchscreen rischiano di slittare: ecco perché</h2>
<p>La <strong>carenza globale di RAM</strong> sta per colpire anche Apple, e le conseguenze potrebbero farsi sentire su due dei prodotti più attesi dal pubblico Mac. Fino a oggi, Cupertino era riuscita a restare sostanzialmente immune grazie al proprio peso sul mercato e a contratti blindati con i fornitori. Ma secondo quanto riportato da <strong>Mark Gurman</strong> nella sua newsletter Power On di Bloomberg, la situazione sta cambiando. Il nuovo <strong>Mac Studio con chip M5</strong> e il tanto discusso <strong>MacBook Pro con touchscreen</strong> potrebbero subire ritardi nei rispettivi lanci, a causa di problemi nella catena di approvvigionamento.</p>
<p>Gurman descrive questi slittamenti come &#8220;minori&#8221;, ma per chi aspetta con impazienza non è esattamente una consolazione. Il <strong>Mac Studio M5</strong>, ad esempio, era dato per probabile nella prima metà del 2025, magari in concomitanza con la <strong>WWDC di giugno</strong>. Ora quello scenario appare irrealistico. La finestra più credibile, secondo Gurman, sarebbe ottobre, dopo il tradizionale lancio degli iPhone a settembre. Si parla quindi di circa quattro mesi di ritardo, cosa non da poco considerando che insieme al Mac Studio dovrebbe debuttare anche il <strong>chip M5 Ultra</strong>, il processore di punta della nuova generazione.</p>
<h2>Il MacBook Pro con touchscreen potrebbe arrivare solo a inizio 2027</h2>
<p>Discorso simile, se non peggiore, per il MacBook Pro dotato di schermo touch. Diverse fonti avevano indicato un lancio tra la fine del 2026 e l&#8217;inizio del 2027, ma Gurman suggerisce di prepararsi alla parte più lontana di quella finestra temporale. E questo nonostante il prodotto, dal punto di vista software, dovrebbe essere pronto già nell&#8217;autunno del 2026. Il problema, ancora una volta, è esclusivamente legato alla <strong>disponibilità di RAM</strong>.</p>
<p>La ragione di fondo di questa scarsità è piuttosto chiara: l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>. I data center di mezzo mondo stanno divorando enormi quantità di memoria per alimentare modelli e infrastrutture AI, lasciando briciole al settore consumer. Questo ha provocato forniture ridotte e, in molti casi, un aumento dei prezzi che si è fatto sentire un po&#8217; ovunque.</p>
<h2>Uno spiraglio di ottimismo per il futuro</h2>
<p>Il quadro attuale non è roseo, ma sarebbe sbagliato dipingerlo come permanente. L&#8217;AI sta attraversando una fase di bolla, fatta di hype e crescita forsennata. Prima o poi, quella bolla si ridimensionerà oppure il mercato troverà un equilibrio più sostenibile. In entrambi i casi, i data center smetteranno di espandersi al ritmo attuale. Qualche segnale incoraggiante, tra l&#8217;altro, già si intravede: i prezzi della RAM hanno mostrato occasionali segni di stabilizzazione, anche se è presto per parlare di inversione di tendenza.</p>
<p>E poi c&#8217;è un dettaglio che gioca a favore di chi è nell&#8217;ecosistema Apple. Così come la forza contrattuale di Cupertino ha permesso di resistere più a lungo degli altri all&#8217;inizio della crisi, è ragionevole aspettarsi che sarà anche tra le prime aziende a ottenere componenti a prezzi sostenibili quando la situazione comincerà a normalizzarsi. Non è esattamente una bella notizia per la concorrenza, questo va detto. Ma per chi aspetta il prossimo <strong>Mac Studio</strong> o quel benedetto MacBook Pro con touchscreen, è quantomeno un motivo per non perdere la pazienza del tutto.</p>
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		<title>iPad, il primo rumors risale al 2005: nessuno ci credeva davvero</title>
		<link>https://tecnoapple.it/ipad-il-primo-rumors-risale-al-2005-nessuno-ci-credeva-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:55:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo rumors sull'iPad risale al 2005: quando nessuno ci credeva davvero Venti anni prima che l'iPad diventasse uno degli oggetti più venduti nella storia della tecnologia, qualcuno aveva già fiutato qualcosa. Era il 13 aprile 2005 quando spuntò online una voce ancora vaga, quasi improbabile:...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/ipad-il-primo-rumors-risale-al-2005-nessuno-ci-credeva-davvero/">iPad, il primo rumors risale al 2005: nessuno ci credeva davvero</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il primo rumors sull&#8217;iPad risale al 2005: quando nessuno ci credeva davvero</h2>
<p>Venti anni prima che l&#8217;<strong>iPad</strong> diventasse uno degli oggetti più venduti nella storia della tecnologia, qualcuno aveva già fiutato qualcosa. Era il <strong>13 aprile 2005</strong> quando spuntò online una voce ancora vaga, quasi improbabile: <strong>Apple</strong> stava lavorando a un <strong>tablet computer</strong>. Una di quelle indiscrezioni che fanno alzare un sopracciglio, niente di più. Eppure quel primo rumors sull&#8217;iPad, per quanto grezzo e poco circostanziato, accese una scintilla nel mondo tech che non si sarebbe più spenta.</p>
<p>La notizia, rilanciata all&#8217;epoca da <strong>Cult of Mac</strong>, non aveva ancora i contorni definiti di un prodotto reale. Si parlava genericamente di un dispositivo a metà strada tra un computer portatile e qualcosa di completamente nuovo, con uno schermo touch e un design pensato per il consumo di contenuti. Nessuna immagine, nessuna specifica tecnica seria. Solo un&#8217;idea nell&#8217;aria, una suggestione che però si incastrava perfettamente con la filosofia di Apple: reinventare categorie di prodotto che altri davano per morte o mai nate.</p>
<h2>Cinque anni di attesa prima del lancio reale</h2>
<p>Il bello è che da quel rumors del 2005 al lancio effettivo del primo <strong>iPad</strong>, avvenuto nel gennaio 2010, passarono quasi cinque anni. Un&#8217;eternità, soprattutto nel settore della tecnologia dove tutto invecchia in fretta. Nel frattempo Apple cambiò il mondo con l&#8217;<strong>iPhone</strong> nel 2007, e in molti dimenticarono completamente quella vecchia voce sul tablet. Ma a Cupertino, evidentemente, l&#8217;idea non era mai stata abbandonata.</p>
<p>Quando Steve Jobs salì sul palco per presentare l&#8217;iPad, la reazione fu mista. C&#8217;era chi lo definì un iPhone gigante senza telefono, chi lo considerò un prodotto senza un mercato chiaro. La storia, come sappiamo, ha dato ragione ad Apple in modo clamoroso. L&#8217;iPad ha creato da solo la categoria dei <strong>tablet moderni</strong>, spingendo ogni concorrente a inseguire.</p>
<h2>Perché quel rumors conta ancora oggi</h2>
<p>Ripensare a quel 13 aprile 2005 serve a ricordare una cosa spesso sottovalutata: i grandi prodotti non nascono dal nulla. Dietro ogni lancio che sembra perfetto c&#8217;è un percorso lungo, fatto di prototipi scartati, idee ripensate e <strong>rumors</strong> che sembrano fantascienza. Il primo rumors sull&#8217;iPad è la dimostrazione che Apple ragionava già su quel tipo di dispositivo anni prima di avere la tecnologia e l&#8217;ecosistema giusto per realizzarlo.</p>
<p>Oggi l&#8217;iPad è alla sua decima generazione, ha una versione Pro con chip da computer desktop e viene usato da professionisti, studenti e creativi in tutto il mondo. Ma tutto è partito da una voce sottile, quasi insignificante, vent&#8217;anni fa. E chi segue il mondo Apple lo sa bene: anche i rumors più improbabili, a volte, finiscono per diventare realtà.</p>
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		<title>MacBook Pro 2026: il touchscreen che potrebbe cambiare tutto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/macbook-pro-2026-il-touchscreen-che-potrebbe-cambiare-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 23:23:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MacBook Pro 2026 con touchscreen: il portatile Apple che potrebbe cambiare tutto Il MacBook Pro 2026 si preannuncia come uno dei portatili più rivoluzionari degli ultimi anni. Per il ventesimo anniversario della linea Pro, Apple sembra pronta a introdurre qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>MacBook Pro 2026 con touchscreen: il portatile Apple che potrebbe cambiare tutto</h2>
<p>Il <strong>MacBook Pro 2026</strong> si preannuncia come uno dei portatili più rivoluzionari degli ultimi anni. Per il ventesimo anniversario della linea Pro, Apple sembra pronta a introdurre qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile: un <strong>touchscreen</strong> su un Mac portatile. Una svolta radicale per un&#8217;azienda che ha sempre sostenuto, con una certa ostinazione, che i display touch non avessero senso su un laptop. E invece eccoci qua. Le indiscrezioni sono talmente convergenti che ormai il dubbio non è più &#8220;se&#8221; ma &#8220;quando&#8221;. Secondo le fonti più affidabili del settore, tra cui il sempre informatissimo Mark Gurman di Bloomberg e l&#8217;analista Ming Chi Kuo, il lancio dovrebbe avvenire nella seconda metà del 2026. Apple di solito presenta i suoi MacBook Pro da 14 e 16 pollici nell&#8217;ultimo trimestre dell&#8217;anno, quindi la finestra temporale è coerente. Samsung, dal canto suo, ha già avviato la produzione dei pannelli <strong>OLED</strong> di nuova generazione destinati proprio a questo modello, il che lascia pensare che i tempi siano realistici.</p>
<h2>Design più sottile e display OLED: cosa aspettarsi</h2>
<p>La novità del touchscreen non arriva da sola. Il <strong>MacBook Pro 2026</strong> dovrebbe essere anche più sottile rispetto al modello attuale, che misura 1,55 cm da chiuso. Apple, come è noto, ha una vera ossessione per lo spessore ridotto, e questa generazione non farà eccezione. Non ci si aspetta che raggiunga la sottigliezza del MacBook Air da 15 pollici (1,15 cm), ma il passo avanti dovrebbe essere tangibile. Altra novità estetica importante: il <strong>notch</strong> potrebbe finalmente sparire. Al suo posto, secondo diversi report, troveremo un foro nel display per la fotocamera <strong>FaceTime</strong>, una soluzione già vista nel mondo smartphone. Parlando del display, il passaggio ai pannelli OLED rappresenta un salto enorme. Apple dovrebbe adottare la tecnologia <strong>Tandem OLED</strong>, la stessa già utilizzata nell&#8217;iPad Pro con chip M4, dove due pannelli OLED sovrapposti garantiscono una luminosità eccezionale. In termini di marketing Apple, potremmo sentir parlare di qualcosa di simile all&#8217;Ultra Retina XDR. Il passaggio dal mini LED attuale all&#8217;OLED porterà neri più profondi, colori più vivaci e un&#8217;efficienza energetica superiore. E poi c&#8217;è la questione software. Non si sa ancora nulla di <strong>macOS 27</strong>, ma è ragionevole aspettarsi modifiche all&#8217;interfaccia per rendere il sistema operativo più amichevole con l&#8217;input touch. L&#8217;appuntamento con la WWDC di giugno potrebbe offrire i primi indizi concreti.</p>
<h2>Chip M6, connettività 5G e il nodo del prezzo</h2>
<p>Sotto la scocca, il MacBook Pro 2026 dovrebbe montare il <strong>chip M6</strong>, realizzato con processo produttivo a 2 nanometri. Questo significa maggiore efficienza energetica e prestazioni ancora più elevate. Se Apple offrirà anche varianti M6 Pro e Max, queste potrebbero adottare un&#8217;architettura inedita con CPU e GPU in blocchi separati, permettendo configurazioni molto più flessibili. Un utente potrebbe, ad esempio, scegliere un processore base e massimizzare la potenza grafica, o viceversa. Tra le altre novità attese, spicca la possibile <strong>connettività 5G</strong>. Apple sta sviluppando i propri modem cellulari, e test interni su prototipi con modem 5G sono già stati confermati. Non è ancora chiaro se questa funzione debutterà proprio con il MacBook Pro 2026 o con un modello precedente, ma la direzione è quella. Anche il chip N1 per Wi Fi, Bluetooth e Thread potrebbe trovare spazio nel nuovo portatile. Il punto dolente, come sempre, è il <strong>prezzo</strong>. Quando Apple ha introdotto il Tandem OLED sull&#8217;iPad Pro, il prezzo è salito di 200 dollari. È lecito aspettarsi un aumento simile, se non superiore, per il MacBook Pro con touchscreen. I modelli attuali partono da 1.599 dollari per il 14 pollici con chip M4 e arrivano fino a 3.999 dollari per il 16 pollici con M4 Max. Il MacBook Pro 2026 potrebbe facilmente superare queste soglie, anche considerando le difficoltà di approvvigionamento dei componenti che stanno colpendo tutto il settore.</p>
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		<item>
		<title>MacBook Pro OLED e touchscreen: il più grande aggiornamento in 5 anni</title>
		<link>https://tecnoapple.it/macbook-pro-oled-e-touchscreen-il-piu-grande-aggiornamento-in-5-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 05:53:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo MacBook Pro con schermo OLED e touchscreen: una rivoluzione che non convincerà tutti La lineup dei MacBook Pro di Apple è rimasta sostanzialmente invariata per diversi anni. Un chip nuovo qui, un po' più di spazio di archiviazione là, e tutti relativamente soddisfatti. La verità è che non...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il nuovo MacBook Pro con schermo OLED e touchscreen: una rivoluzione che non convincerà tutti</h2>
<p>La lineup dei <strong>MacBook Pro</strong> di Apple è rimasta sostanzialmente invariata per diversi anni. Un chip nuovo qui, un po&#8217; più di spazio di archiviazione là, e tutti relativamente soddisfatti. La verità è che non si vedeva uno scossone serio dal redesign del 2021. Ora però le cose sembrano destinate a cambiare parecchio. Apple si prepara a presentare un <strong>MacBook Pro con display OLED</strong> e funzionalità <strong>touchscreen</strong>, e se tutto si concretizza come previsto, potrebbe trattarsi del più grande aggiornamento del portatile di punta dell&#8217;azienda negli ultimi cinque anni. Le premesse per un prodotto eccezionale ci sono tutte. Eppure, non è detto che sia la scelta giusta per chiunque.</p>
<p>Per anni Apple ha puntato sulla tecnologia <strong>mini-LED</strong> per gli schermi dei suoi MacBook Pro, e bisogna ammettere che ha funzionato bene. Ma nel frattempo è stato impossibile ignorare quello che facevano i concorrenti: praticamente tutti i rivali hanno adottato pannelli OLED sui loro portatili, offrendo neri più profondi, contrasti superiori e un&#8217;esperienza visiva complessivamente più coinvolgente. Il passaggio all&#8217;OLED rappresenta quindi un passo atteso da tempo. L&#8217;altra novità importante riguarda il <strong>touchscreen</strong>, una funzionalità di cui si vocifera ormai da anni. Apple si è sempre opposta all&#8217;idea di un MacBook con schermo tattile, ma a quanto pare ha finalmente ceduto. Stando ai report più recenti, <strong>macOS</strong> si adatterà al tipo di input utilizzato, che sia il mouse, il trackpad o il dito. Una scelta intelligente, a patto che chi preferisce l&#8217;esperienza tradizionale possa continuare a usarla senza compromessi.</p>
<p>C&#8217;è poi la questione della <strong>Dynamic Island</strong>, che secondo un report di Mark Gurman di Bloomberg arriverà anche sul nuovo MacBook Pro. Sul piano del design, è una trovata che funziona davvero: prende un elemento necessario come la fotocamera frontale e lo rende utile e interattivo, un netto miglioramento rispetto al notch statico presente sui modelli attuali. Da non sottovalutare nemmeno i <strong>chip M6 Pro e M6 Max</strong>, costruiti con processo a 2nm, che promettono miglioramenti significativi in termini di potenza ed efficienza energetica.</p>
<h2>Perché non tutti dovrebbero correre ad acquistarlo</h2>
<p>Nonostante tutto questo entusiasmo, ci sono ragioni concrete per frenare. La prima è il prezzo. La crisi globale delle <strong>memorie RAM</strong> sta facendo lievitare i costi dei componenti, e la stessa Apple ha ammesso di non poter garantire di restare immune da questi aumenti per sempre. Se a questo si aggiunge il costo di un display OLED touchscreen, è lecito aspettarsi un rialzo significativo del listino. Chi ha bisogno di un MacBook nel breve termine farebbe bene a valutare gli attuali modelli con <strong>M5 Pro e M5 Max</strong>, che restano macchine eccellenti.</p>
<p>C&#8217;è anche una questione di ergonomia. Usare un touchscreen su un portatile per sessioni prolungate non è esattamente l&#8217;esperienza più confortevole del mondo. E pagare un sovrapprezzo per una funzionalità che magari non si userebbe quasi mai lascia più di un dubbio. È rassicurante sapere che macOS non sarà stravolto dall&#8217;introduzione del touch, ma il punto resta: perché spendere di più per qualcosa che non serve?</p>
<p>Infine, un&#8217;assenza pesa. Nonostante l&#8217;arrivo della Dynamic Island, dal report di Gurman non emerge alcuna menzione di <strong>Face ID</strong>. Senza il riconoscimento facciale, la Dynamic Island perde una fetta importante del suo potenziale. Il nuovo <strong>MacBook Pro</strong> sarà quasi certamente un dispositivo rivoluzionario, ma la combinazione di prezzo elevato e alcune lacune nella dotazione lo rende un classico prodotto da early adopter. E non tutti devono per forza esserlo.</p>
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		<title>Smalto conduttivo per usare il touchscreen con le unghie lunghe</title>
		<link>https://tecnoapple.it/smalto-conduttivo-per-usare-il-touchscreen-con-le-unghie-lunghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 05:53:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[capacitivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno smalto trasparente per usare il touchscreen con le unghie lunghe: la scienza ci sta lavorando Chiunque abbia provato a usare uno smartphone con le unghie lunghe sa quanto possa essere frustrante. Quel gesto naturale di toccare lo schermo con la punta delle dita diventa improvvisamente un...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Uno smalto trasparente per usare il touchscreen con le unghie lunghe: la scienza ci sta lavorando</h2>
<p>Chiunque abbia provato a usare uno smartphone con le <strong>unghie lunghe</strong> sa quanto possa essere frustrante. Quel gesto naturale di toccare lo schermo con la punta delle dita diventa improvvisamente un esercizio di contorsionismo. Eppure, un gruppo di ricercatori della <strong>Centenary College of Louisiana</strong> potrebbe aver trovato una strada interessante: uno <strong>smalto trasparente conduttivo</strong> capace di trasformare le unghie in veri e propri strumenti compatibili con gli schermi capacitivi. I risultati sono stati presentati il 26 marzo 2026 durante il meeting primaverile della <strong>American Chemical Society</strong>, e anche se la strada è ancora lunga, le premesse fanno ben sperare.</p>
<p>L&#8217;idea è nata quasi per caso. Manasi Desai, studentessa universitaria appassionata di chimica cosmetica, cercava un progetto di ricerca da portare avanti con il suo supervisore Joshua Lawrence. I due hanno iniziato a guardarsi intorno, cercando un problema quotidiano a cui la chimica potesse dare una risposta concreta. La scintilla è arrivata durante un banale prelievo del sangue, quando una flebotomista ha raccontato loro quanto fosse complicato usare il telefono con le <strong>unghie lunghe</strong>. La reazione entusiasta della donna ha dato il via a tutto il progetto.</p>
<h2>Perché gli schermi non rispondono alle unghie (e come aggirare il problema)</h2>
<p>La maggior parte dei dispositivi moderni utilizza <strong>schermi capacitivi</strong>. Funzionano così: lo schermo genera un piccolo campo elettrico sulla superficie, e quando qualcosa di conduttivo (come la pelle del dito, per dire) lo tocca, il dispositivo rileva una variazione nella capacitanza e la interpreta come un tocco. Le unghie, però, non sono conduttive. Esattamente come la gomma di una matita, non alterano il campo elettrico. E quindi lo schermo le ignora del tutto.</p>
<p>Tentativi precedenti avevano provato a risolvere il problema aggiungendo <strong>nanotubi di carbonio</strong> o particelle metalliche allo smalto. Funzionava, sì, ma con effetti collaterali poco simpatici: colori scuri o metallici, e soprattutto rischi per la salute durante la produzione, dato che quei materiali possono essere pericolosi se inalati. Desai e Lawrence volevano qualcosa di diverso. Uno <strong>smalto trasparente</strong>, sicuro, che si potesse applicare sopra qualsiasi manicure.</p>
<h2>La formula e i risultati (promettenti, ma ancora in fase di sviluppo)</h2>
<p>Dopo aver testato 13 basi trasparenti disponibili in commercio e oltre 50 additivi diversi, Desai ha individuato due ingredienti chiave: la <strong>taurina</strong>, un composto organico noto come integratore alimentare, e l&#8217;<strong>etanolammina</strong>, una molecola organica semplice. L&#8217;etanolammina garantisce la conduttività necessaria, ma presenta qualche problema di tossicità e tende a evaporare in fretta. La taurina modificata è atossica, però rende lo smalto leggermente opaco. Combinando i due ingredienti, il team è riuscito a ottenere una formula che ha effettivamente permesso a uno smartphone di registrare il tocco di un&#8217;unghia.</p>
<p>Il meccanismo, secondo i ricercatori, non si basa sulla conduttività classica ma sulla <strong>chimica acido base</strong>. Le miscele a base di etanolammina rilasciano protoni che facilitano il passaggio di carica elettrica. Quando lo smalto entra in contatto con il campo elettrico dello schermo, questi protoni si spostano tra le molecole creando una variazione di capacitanza sufficiente a far scattare il riconoscimento del tocco.</p>
<p>Il prodotto non è ancora pronto per il mercato. La formula migliore non funziona in modo costante una volta applicata sulle unghie, e l&#8217;effetto dura solo poche ore prima che l&#8217;etanolammina evapori. Il team sta cercando un&#8217;alternativa completamente atossica e più stabile. Come ha detto Lawrence con una certa onestà: &#8220;Stiamo facendo il lavoro duro di trovare le cose che non funzionano, e prima o poi, se lo fai abbastanza a lungo, trovi quella che funziona&#8221;. Il gruppo ha anche depositato un <strong>brevetto provvisorio</strong>, segno che la fiducia nel progetto è concreta.</p>
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		<title>Smalto per unghie che attiva il touchscreen: la scoperta inaspettata</title>
		<link>https://tecnoapple.it/smalto-per-unghie-che-attiva-il-touchscreen-la-scoperta-inaspettata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:23:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[capacitivo]]></category>
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		<category><![CDATA[interazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo smalto che attiva il touchscreen: la scoperta che nessuno si aspettava Uno smalto per unghie in grado di far funzionare il touchscreen dello smartphone. Sembra una di quelle trovate da video virale, eppure dietro questa scoperta c'è qualcosa di molto più interessante di quanto appaia a prima...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Lo smalto che attiva il touchscreen: la scoperta che nessuno si aspettava</h2>
<p>Uno <strong>smalto per unghie</strong> in grado di far funzionare il <strong>touchscreen</strong> dello smartphone. Sembra una di quelle trovate da video virale, eppure dietro questa scoperta c&#8217;è qualcosa di molto più interessante di quanto appaia a prima vista. Il fenomeno, osservato durante alcuni esperimenti informali, ha attirato l&#8217;attenzione di chi studia l&#8217;interazione tra materiali e <strong>schermi capacitivi</strong>, aprendo una piccola finestra su un campo che potrebbe riservare sorprese.</p>
<h2>Come funziona: il ruolo del movimento dei protoni</h2>
<p>Il meccanismo alla base di questo curioso effetto sembra legato al <strong>movimento dei protoni</strong> all&#8217;interno della formula dello smalto. Gli schermi capacitivi dei nostri telefoni funzionano rilevando variazioni nel campo elettrico quando qualcosa di conduttivo, come un dito, entra in contatto con la superficie. Lo smalto per unghie in questione, grazie alla sua composizione chimica particolare, riesce evidentemente a generare un&#8217;interazione simile. I protoni presenti nella <strong>formula chimica</strong> del prodotto si muovono in modo tale da simulare, almeno in parte, la conduttività necessaria per attivare il touchscreen.</p>
<p>Ora, va detto chiaramente: non si tratta di un prodotto pensato per questo scopo. È più un effetto collaterale, una proprietà emersa quasi per caso. Ma proprio questo lo rende affascinante. Chi lavora nel settore della <strong>tecnologia indossabile</strong> sa bene quanto sia complicato trovare materiali che permettano di interagire con gli schermi senza usare direttamente le dita. Guanti, pennini, accessori vari: tutto deve fare i conti con la sensibilità dei pannelli capacitivi. L&#8217;idea che uno smalto possa superare questa barriera è, quantomeno, stimolante.</p>
<h2>Un prodotto ancora lontano dagli scaffali</h2>
<p>Prima di entusiasmarsi troppo, però, bisogna fare una precisazione importante. La <strong>formula dello smalto</strong> non è ancora pronta per la commercializzazione. Chi ha condotto le osservazioni ha specificato che il prodotto, nella sua versione attuale, non è stato sviluppato per finire sugli scaffali dei negozi. Ci sono ancora troppe variabili da controllare: la stabilità della formula nel tempo, la sicurezza dermatologica, la costanza dell&#8217;effetto sul touchscreen con diversi dispositivi e marche.</p>
<p>Detto questo, il concetto resta interessante. In un&#8217;epoca in cui la <strong>tecnologia wearable</strong> cerca costantemente nuovi modi per integrarsi nella vita quotidiana senza risultare ingombrante, uno smalto che permetta di usare lo smartphone anche con le unghie lunghe o con determinati accessori potrebbe trovare un mercato reale. Non è difficile immaginare un futuro in cui prodotti cosmetici e funzionalità tecnologica si fondano in modo più naturale.</p>
<p>Per adesso resta un esperimento curioso, una di quelle scoperte che nascono ai margini della ricerca e che magari, fra qualche anno, qualcuno riprenderà con intenzioni più serie. Il bello della scienza applicata è proprio questo: a volte le risposte più sorprendenti arrivano da dove nessuno stava guardando.</p>
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		<title>Liquid Glass divide ancora: cosa cambierà con iOS 27</title>
		<link>https://tecnoapple.it/liquid-glass-divide-ancora-cosa-cambiera-con-ios-27/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 18:53:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Liquid Glass, sei mesi dopo: il design di Apple divide ancora Il nuovo linguaggio visivo di Apple, battezzato Liquid Glass, continua a far discutere anche a sei mesi dal lancio ufficiale. Chi pensava che le polemiche si sarebbero spente in fretta si sbagliava di grosso. Il dibattito è vivo, acceso,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Liquid Glass, sei mesi dopo: il design di Apple divide ancora</h2>
<p>Il nuovo linguaggio visivo di Apple, battezzato <strong>Liquid Glass</strong>, continua a far discutere anche a sei mesi dal lancio ufficiale. Chi pensava che le polemiche si sarebbero spente in fretta si sbagliava di grosso. Il dibattito è vivo, acceso, e non sembra destinato a placarsi tanto presto. Eppure, ridurre tutto a un &#8220;piace o non piace&#8221; sarebbe superficiale, perché la questione è più sfumata di così.</p>
<p>Partiamo da un dato di fatto che spesso viene ignorato: non è vero che tutti odiano <strong>Liquid Glass</strong>. Questa narrazione si è diffusa rapidamente online, ma la realtà racconta qualcosa di diverso. Ci sono utenti entusiasti, altri perplessi, altri ancora che hanno imparato ad apprezzarlo con il tempo. Quello che è certo è che Apple non ha mai pensato di fare marcia indietro. Il design è qui per restare, e la strategia dell&#8217;azienda di Cupertino è sempre stata quella di rilasciare una base e poi raffinarla progressivamente, versione dopo versione.</p>
<h2>Evoluzioni in arrivo con iOS 27 e oltre</h2>
<p>Secondo quanto emerge, <strong>Apple</strong> starebbe già valutando alcune modifiche e mitigazioni per <strong>iOS 27</strong> e le versioni successive. Nulla di drastico, nessuna retromarcia clamorosa, ma aggiustamenti mirati per rispondere ai feedback più ricorrenti. È un copione già visto, a dire il vero. Quando nel 2013 venne introdotto <strong>iOS 7</strong> con quel redesign radicale firmato Jony Ive, le reazioni furono altrettanto polarizzanti. Il flat design venne accolto con scetticismo da molti, eppure nel giro di qualche anno divenne lo standard che tutti davano per scontato. Liquid Glass sembra percorrere una traiettoria simile.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che rende tutto ancora più interessante: i <strong>Mac con touchscreen</strong>. Se davvero Apple sta preparando il terreno per questa evoluzione, allora Liquid Glass assume un significato completamente diverso. Non sarebbe solo una scelta estetica, ma una decisione funzionale pensata per un ecosistema in cui le dita interagiscono direttamente con lo schermo. In quest&#8217;ottica, trasparenze, sfumature e superfici che rispondono visivamente al tocco acquistano una logica precisa.</p>
<h2>Un design che guarda al futuro, non al presente</h2>
<p>Forse il problema principale di Liquid Glass è che è arrivato un po&#8217; in anticipo rispetto alla direzione hardware di Apple. Chi oggi lo giudica solo su <strong>iPhone</strong> e Mac tradizionali non sta vedendo il quadro completo. E poi, ammettiamolo: quei render dei modelli di <strong>Apple Park</strong> con le superfici in Liquid Glass sono oggettivamente affascinanti. Anche chi critica il design più aspramente, probabilmente ne vorrebbe uno sulla scrivania.</p>
<p>Il punto è che Apple ragiona sempre sul lungo periodo. Liquid Glass non è il prodotto finito, è il punto di partenza. E la storia insegna che giudicare troppo presto le scelte di Cupertino è quasi sempre un errore.</p>
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		<title>MacBook Neo senza touchscreen: l&#8217;analista smentisce se stesso</title>
		<link>https://tecnoapple.it/macbook-neo-senza-touchscreen-lanalista-smentisce-se-stesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 19:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MacBook Neo senza touchscreen: l'analista smentisce le sue stesse indiscrezioni Il MacBook Neo di seconda generazione non avrà un touchscreen. A dirlo è lo stesso analista che, solo pochi mesi fa, aveva lanciato proprio quella voce. Una retromarcia che, a pensarci bene, ha perfettamente senso....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>MacBook Neo senza touchscreen: l&#8217;analista smentisce le sue stesse indiscrezioni</h2>
<p>Il <strong>MacBook Neo</strong> di seconda generazione non avrà un touchscreen. A dirlo è lo stesso analista che, solo pochi mesi fa, aveva lanciato proprio quella voce. Una retromarcia che, a pensarci bene, ha perfettamente senso.</p>
<p>Partiamo dal contesto. Il <strong>MacBook Neo</strong> nasce con un obiettivo molto preciso: portare <strong>Apple</strong> a competere direttamente con i <strong>notebook economici</strong>, quelli nella fascia di prezzo dei Chromebook. Un territorio che Cupertino ha sempre guardato con un certo distacco, preferendo posizionarsi nella fascia alta del mercato. Con il Neo, però, la strategia cambia. Il punto è offrire un portatile Apple a un costo di produzione il più contenuto possibile, mantenendo quell&#8217;esperienza d&#8217;uso che ci si aspetta dal marchio.</p>
<p>Ed è proprio qui che la questione touchscreen diventa interessante. Il noto analista di <strong>TF Securities</strong>, <strong>Ming-Chi Kuo</strong>, verso la fine del 2025 aveva suggerito che la seconda generazione del MacBook Neo avrebbe potuto integrare il supporto al tocco sullo schermo. L&#8217;idea, sulla carta, non era nemmeno così assurda: si parlava di integrare il layer touch direttamente nel pannello <strong>IPS</strong>, esattamente come Apple fa da anni con l&#8217;<strong>iPad</strong> base. Una soluzione collaudata, relativamente economica, che avrebbe potuto funzionare.</p>
<h2>Perché il touchscreen non arriverà sul MacBook Neo</h2>
<p>Eppure lo stesso Kuo ha fatto marcia indietro, smentendo di fatto la sua precedente previsione. E quando un analista si corregge da solo, vale la pena capire il perché. La risposta più logica è anche la più semplice: ogni componente aggiuntivo fa lievitare i costi. E su un prodotto pensato per essere il più accessibile possibile nella gamma Apple, anche un elemento apparentemente banale come un layer touch può fare la differenza tra un prezzo competitivo e uno che non lo è più.</p>
<p>Il primo <strong>MacBook Neo</strong> ha già dimostrato che Apple riesce a tenere i costi di produzione molto bassi. Aggiungere il touchscreen alla seconda generazione avrebbe significato complicare la catena produttiva, aumentare il prezzo finale o ridurre i margini. Nessuna di queste opzioni piace particolarmente a Cupertino.</p>
<p>C&#8217;è anche un altro aspetto da considerare. Apple ha sempre mantenuto una separazione piuttosto netta tra l&#8217;esperienza touch, riservata a iPad e iPhone, e quella basata su trackpad e tastiera dei Mac. Portare il tocco sul <strong>MacBook Neo</strong> avrebbe in qualche modo sfumato quel confine, creando una sovrapposizione che probabilmente l&#8217;azienda non è ancora pronta a gestire, almeno non su un prodotto entry level.</p>
<p>La seconda generazione del MacBook Neo, dunque, punterà su altri miglioramenti. Forse un chip più efficiente, forse una batteria più capiente. Ma lo schermo resterà quello che è: un buon pannello IPS senza funzionalità touch. Per chi sperava nel contrario, toccherà aspettare tempi migliori. O semplicemente comprare un iPad.</p>
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