Termiti, scoperto un composto che ne elimina il 95% senza rischi

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Un nuovo composto chimico elimina il 95% delle termiti senza rischi per le persone

Le termiti del legno secco sono tra gli infestanti più subdoli che esistano. Vivono nascoste dentro le strutture in legno, mangiano in silenzio e si espandono senza che nessuno se ne accorga fino a quando il danno è già fatto. Ora però un gruppo di ricercatori dell’Università della California a Riverside ha trovato un punto debole sorprendente: il processo di muta dell’esoscheletro. Un composto chiamato bistrifluron impedisce alle termiti di costruire il nuovo guscio protettivo dopo aver eliminato quello vecchio, e nei test di laboratorio ha eliminato circa il 95% della colonia. Il tutto senza le controindicazioni tossiche tipiche della fumigazione tradizionale.

La scoperta, pubblicata sul Journal of Economic Entomology, sfrutta una differenza biologica fondamentale. Gli esseri umani hanno le ossa all’interno del corpo. Le termiti, come tutti gli insetti, portano il loro sistema di sostegno all’esterno, sotto forma di esoscheletro fatto in gran parte di chitina. Quando crescono, devono liberarsi del vecchio guscio e formarne uno nuovo. Le termiti del legno secco ripetono questo processo circa sette volte nel corso della vita. Il bistrifluron agisce proprio lì: blocca la sintesi della chitina, lasciando l’insetto senza protezione dopo la muta. Non è un veleno ad azione rapida. È qualcosa di più intelligente.

Come il trattamento si diffonde da solo nella colonia

La parte davvero interessante di questa ricerca riguarda il modo in cui il bistrifluron si propaga. Dopo aver mangiato legno trattato, le termiti trasferiscono il materiale ad altri membri della colonia attraverso un comportamento chiamato trofallassi proctodeale, in pratica una condivisione di cibo bocca a bocca (o meglio, bocca ad ano). È un meccanismo sociale che normalmente rende le infestazioni difficili da individuare, ma che in questo caso diventa un’arma a favore del trattamento. Nei test di trasferimento, anche quando solo il 5% delle termiti era stato esposto al composto, l’intera colonia ha raggiunto il 100% di mortalità entro 90 giorni. Il passaggio del materiale contaminato tra individui avveniva nell’arco di 24/48 ore.

In un test senza scelta, il bistrifluron ha prodotto una mortalità del 99% in 60 giorni. In un test con scelta, al dosaggio dello 0,1%, la mortalità è stata del 96% nello stesso periodo. Risultati nettamente superiori rispetto ad altri inibitori della sintesi di chitina come il clorfluzuron e il noviflumeron.

Un’alternativa concreta alla fumigazione tradizionale

Chi ha mai dovuto affrontare una disinfestazione da termiti sa quanto sia pesante il processo: teli sulla casa, cibi da sigillare, giorni fuori dall’abitazione, e nessuna garanzia che il problema non si ripresenti. La fumigazione tradizionale resta il metodo più diffuso ma comporta tossicità elevata, costi importanti e un impatto notevole sulla vita quotidiana. Il bistrifluron offre un approccio radicalmente diverso. Il collasso completo della colonia richiede circa due mesi, quindi è più lento, ma in cambio offre un’azione mirata, una tossicità bassissima per i mammiferi e la possibilità di trattamenti localizzati senza dover coprire l’intera struttura.

Il team di ricerca sta anche esplorando l’uso del pinene, una sostanza profumata rilasciata dagli alberi, per attirare le termiti verso il legno trattato. Nei test, aggiungere pinene all’insetticida ha fatto salire la mortalità dal 70% a oltre il 95%. Un brevetto depositato nel 2025 dall’Università della California descrive come questa combinazione potrebbe ridurre il numero di fori da praticare nel legno e la quantità di insetticida necessaria.

Resta qualche ostacolo pratico. Nello studio, il bistrifluron è stato dissolto in acetone prima dell’applicazione, una soluzione poco adatta all’uso domestico per via dell’infiammabilità e dell’odore forte. I ricercatori stanno lavorando a formulazioni più sicure e pratiche. La questione è urgente: le termiti del legno secco occidentali sono native della California e del Messico settentrionale, ma si stanno diffondendo in nuove aree grazie al trasporto di legname. Con il cambiamento climatico, territori prima inadatti potrebbero diventare ospitali per queste colonie silenziose. Trovare alternative efficaci e a basso impatto non è più solo una buona idea. È una necessità.

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