Freni naturali nascosti sotto l’oceano: ecco cosa impedisce ai terremoti di diventare catastrofici
Una faglia sottomarina al largo dell’Ecuador produce terremoti di magnitudo 6 con una regolarità quasi inquietante, uno ogni cinque o sei anni, sempre negli stessi punti e con la stessa intensità. Per decenni nessuno ha saputo spiegare come fosse possibile. Ora un gruppo di ricercatori ha scoperto che esistono delle vere e proprie zone freno naturali all’interno della faglia, capaci di bloccare le rotture sismiche prima che queste possano crescere e trasformarsi in eventi molto più distruttivi.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Science il 16 maggio 2026, è stato guidato dal sismologo Jianhua Gong della Indiana University e ha coinvolto un ampio team internazionale, tra cui ricercatori del Woods Hole Oceanographic Institution, della Scripps Institution of Oceanography e dell’U.S. Geological Survey. Il lavoro si è concentrato sulla faglia di Gofar, una frattura profonda lungo la East Pacific Rise dove le placche del Pacifico e di Nazca scivolano l’una contro l’altra a circa 140 millimetri l’anno. È una delle faglie trasformi più studiate al mondo, eppure il meccanismo che teneva sotto controllo i suoi terremoti restava un mistero.
Come funzionano queste barriere sismiche sottomarine
Il team ha analizzato dati raccolti durante due campagne oceanografiche, una nel 2008 e l’altra tra il 2019 e il 2022. In entrambi i casi, sismometri posizionati direttamente sul fondale oceanico hanno registrato decine di migliaia di microterremoti prima e dopo i principali eventi di magnitudo 6. Quello che è emerso è uno schema sorprendentemente coerente: nelle settimane precedenti un grande terremoto, le zone barriera si riempivano di piccola attività sismica. Subito dopo la scossa principale, quelle stesse aree diventavano quasi completamente silenziose.
Le barriere non sono pezzi di roccia inerte. Sono aree dove la faglia si divide in più rami, con piccoli disallineamenti tra i 100 e i 400 metri che creano aperture nella struttura. In queste fratture si infiltra acqua marina, e la combinazione tra la geometria complessa e i fluidi intrappolati genera un fenomeno chiamato dilatancy strengthening: quando il terremoto provoca un calo improvviso di pressione nella roccia porosa, il materiale si blocca temporaneamente, fermando la propagazione della rottura. Come un freno a disco che si attiva nel momento giusto.
Perché questa scoperta conta anche per chi vive sulla terraferma
La faglia di Gofar si trova lontano dalle coste abitate, quindi i suoi terremoti non rappresentano un pericolo diretto per le persone. Però faglie trasformi simili esistono in tutti gli oceani del pianeta, e da tempo gli scienziati si chiedevano perché molti terremoti sottomarini restassero più piccoli di quanto le condizioni geologiche avrebbero permesso. Questa ricerca offre una risposta concreta: le zone barriera potrebbero essere diffuse su scala globale, funzionando come un sistema naturale e silenzioso di contenimento sismico.
Se confermato, questo cambierebbe parecchio il modo in cui vengono costruiti i modelli di rischio sismico per le faglie sottomarine, anche quelle vicine a grandi centri costieri. Non si tratta di poter prevedere i terremoti con precisione, quello resta un obiettivo lontano. Ma capire quali strutture fisiche limitano la dimensione delle rotture è un passo avanti enorme per stimare meglio cosa può succedere e dove. La ricerca è stata finanziata dalla National Science Foundation statunitense e dal Natural Sciences and Engineering Research Council del Canada.


