Tsunami nel Mediterraneo: l’UNESCO lancia un allarme inquietante

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Tsunami nel Mediterraneo: l’UNESCO avverte che non è questione di “se”, ma di “quando”

Il rischio tsunami nel Mediterraneo è molto più concreto di quanto la maggior parte delle persone immagini. A dirlo non è qualche voce allarmista, ma l’UNESCO stessa, che già nel giugno 2022 ha dichiarato una cosa piuttosto inquietante: esiste una probabilità del 100% che un’onda di almeno un metro colpisca il Mediterraneo nei prossimi trent’anni. E quando si parla della Costa Azzurra e del litorale francese, i tempi di arrivo delle onde potrebbero essere talmente brevi da rendere quasi inutili i tradizionali sistemi di allerta.

Sembra un paradosso, vero? Spiagge affollate, yacht, turisti con il calice di rosé in mano. Eppure la storia racconta una realtà ben diversa. Dopo il Pacifico, il bacino del Mediterraneo detiene il numero più alto di tsunami storici documentati. Lungo la Riviera francese, tra il XVI secolo e i primi anni Duemila, sono stati registrati circa una ventina di eventi, con onde che spesso hanno superato i due metri. Il caso più noto in tempi recenti resta il terremoto di Boumerdès, in Algeria, del 21 maggio 2003: provocò effetti significativi lungo tutto il litorale francese, con abbassamenti anomali del livello del mare fino a un metro e mezzo in diversi porti della Costa Azzurra, danni alle imbarcazioni e correnti violente. Il tutto arrivò in circa un’ora e un quarto.

Ma il vero incubo riguarda gli tsunami locali. Quello di Nizza del 16 ottobre 1979, provocato dal crollo sottomarino di parte del cantiere del nuovo porto commerciale, uccise otto persone e causò danni gravi fino ad Antibes e Cannes. E poi c’è lo scenario sismico del 23 febbraio 1887, nel Mar Ligure, quando un terremoto sottomarino tra 6.5 e 6.8 sulla scala Richter generò un ritiro improvviso del mare di circa un metro, seguito da un’onda di quasi due metri che sommerse le spiagge. In casi come questi, le prime onde possono raggiungere la costa in meno di dieci minuti. Praticamente, il tempo di capire cosa sta succedendo.

Sistemi di allerta e piani di evacuazione: cosa si sta facendo davvero

La Francia dispone dal luglio 2012 di un sistema nazionale di allerta tsunami, il Cenalt, integrato nel sistema internazionale coordinato dall’UNESCO per il Mediterraneo. Funziona bene per i terremoti lontani: riesce a rilevare un sisma potenzialmente tsunamigenico e trasmettere un’allerta in meno di quindici minuti. Da lì, le autorità possono diffondere messaggi alla popolazione tramite la piattaforma FR-Alert, che invia notifiche direttamente sui telefoni delle persone presenti nella zona a rischio.

Il problema? Questo sistema copre solo gli tsunami generati da terremoti distanti. Per quelli locali, o causati da frane sottomarine, il tempo di arrivo dell’onda può essere inferiore al tempo necessario per far partire l’allarme. È un buco enorme, e lo sanno tutti. Per questo si insiste molto sulla sensibilizzazione delle popolazioni costiere: riconoscere i segnali premonitori, come un ritiro anomalo del mare o un terremoto percepito, può fare letteralmente la differenza tra la vita e la morte.

Lungo tutto il litorale mediterraneo francese, compresa la Corsica, è stata definita una zona di evacuazione che interessa 1.700 km di costa, 187 comuni e almeno 164.000 residenti. In piena estate, si stima che circa 835.000 bagnanti si troverebbero in aree potenzialmente esposte. Nell’area metropolitana di Nizza e della Costa Azzurra, l’urbanizzazione densa, l’enorme afflusso turistico e le spiagge affollatissime rendono tutto ancora più complesso. Le analisi condotte dall’Università di Montpellier stimano che tra 10.000 e 87.000 persone possano trovarsi contemporaneamente nelle zone da evacuare, a seconda della stagione e dell’orario.

Dalla teoria alla pratica: il programma Tsunami Ready

Evacuare resta l’unica misura realmente efficace per salvare vite umane di fronte a uno tsunami. L’esperienza internazionale lo conferma: durante il devastante tsunami che colpì la costa di Tōhoku l’11 marzo 2011, le procedure di evacuazione rapida salvarono il 96% degli abitanti. A Nizza è stata sviluppata una strategia di evacuazione completa, supportata dalla ricerca scientifica del Laboratorio di Geografia dell’Università di Montpellier. Si basa su percorsi pedonali ottimizzati, che tengono conto di pendenze, ostacoli, velocità di spostamento e punti di congestione. Sono stati individuati quasi cento siti rifugio, validati dalle autorità locali e integrati in piani operativi.

Ma la preparazione non si ferma alle mappe. Esercitazioni nelle scuole, segnaletica pubblica di allerta, piattaforme informative con mappe interattive accessibili a chiunque: sono tutti tasselli di quella che gli esperti chiamano una vera e propria “cultura del rischio tsunami”. Le iniziative in corso a Nizza rientrano nel programma internazionale Tsunami Ready dell’UNESCO, un sistema a dodici punti che certifica i territori capaci di anticipare il rischio e coordinare una risposta adeguata. I primi comuni a ottenere il riconoscimento, anche grazie al supporto scientifico del team di Montpellier, sono stati Deshaies in Guadalupa e Cannes. Nizza è la prossima della lista.

Quando un’onda può arrivare in pochi minuti, la preparazione non è un optional. È tutto quello che c’è.

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