Un nuovo antibiotico chiamato EVG7 potrebbe cambiare le regole del gioco contro le infezioni intestinali
Combattere un’infezione intestinale grave senza devastare il resto dei batteri buoni che vivono nell’intestino. Sembra quasi un paradosso, eppure è esattamente quello che promette EVG7, un nuovo antibiotico sperimentale sviluppato dai ricercatori dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications a marzo 2026, raccontano di un farmaco capace di eliminare il Clostridioides difficile con dosi bassissime e, soprattutto, di ridurre drasticamente il rischio che l’infezione si ripresenti. Cosa che, con gli antibiotici attuali, succede fin troppo spesso.
Il C. difficile è un batterio intestinale particolarmente ostico. Colpisce soprattutto persone anziane o con un sistema immunitario fragile, provocando diarrea severa e infiammazione del tratto gastrointestinale. Il problema principale? Forma delle spore che resistono ai trattamenti e, a distanza di poche settimane, possono riattivare l’infezione. EVG7 nasce come versione potenziata della vancomicina, uno degli antibiotici più usati contro questo tipo di infezione, ma con una marcia in più che fa tutta la differenza.
Dosi basse, risultati sorprendenti e microbioma protetto
Nei test condotti su modelli animali, i ricercatori hanno somministrato EVG7 a dosi molto più basse rispetto alla vancomicina tradizionale. E qui arriva la parte interessante: non solo l’infezione veniva debellata con efficacia, ma il tasso di recidiva crollava in modo significativo. Curiosamente, aumentando la dose di EVG7 i risultati peggioravano. Una scoperta che ha spinto il team ad analizzare più a fondo cosa succedesse nel microbioma intestinale dei topi trattati.
La risposta stava proprio lì. I topi che ricevevano la dose ridotta di EVG7 conservavano una popolazione molto più ricca di batteri benefici, in particolare quelli della famiglia Lachnospiraceae. Questi microrganismi svolgono un ruolo attivo nel tenere sotto controllo il C. difficile, impedendo alle spore sopravvissute di trasformarsi nuovamente in batteri dannosi. Gli antibiotici convenzionali, al contrario, tendono a spazzare via buona parte del microbioma, lasciando il campo libero proprio a quei patogeni che si voleva eliminare.
Il nodo degli investimenti e il futuro di EVG7
Un altro aspetto che rende EVG7 particolarmente promettente riguarda la resistenza antibiotica. Di solito, usare dosi basse di un farmaco rischia di non uccidere completamente i batteri, favorendo lo sviluppo di ceppi resistenti. Con EVG7 questo problema non sembra presentarsi: anche a dosaggi ridotti, la potenza del farmaco è sufficiente per eliminare il C. difficile in modo efficace. I dati preliminari suggeriscono inoltre una minore propensione a generare resistenza rispetto ad altri trattamenti.
Prima di arrivare alla sperimentazione clinica sulle persone serviranno studi di tossicità, e poi naturalmente i trial veri e propri. Ma il vero ostacolo potrebbe essere un altro: trovare chi finanzia tutto questo. Come ha sottolineato Elma Mons, ricercatrice e prima autrice dello studio, le aziende farmaceutiche investono molto meno sugli antibiotici rispetto, per esempio, ai farmaci oncologici. I margini di profitto sono più bassi e l’interesse del mercato è limitato. Eppure, se si considera il costo delle ospedalizzazioni ripetute per recidive da C. difficile, il calcolo economico potrebbe non essere così scontato. EVG7 rappresenta un passo avanti concreto verso trattamenti più intelligenti, capaci di colpire il bersaglio senza fare terra bruciata attorno.


