Groenlandia, il mistero del platino nei ghiacci ha una nuova spiegazione

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Un mistero climatico vecchio 12.800 anni nascosto nei ghiacci della Groenlandia

Un picco anomalo di platino sepolto nelle profondità della calotta glaciale della Groenlandia ha alimentato per anni una delle teorie più affascinanti della paleoclimatologia: l’idea che una cometa o un asteroide avesse colpito la Terra circa 12.800 anni fa, scatenando un improvviso ritorno a condizioni glaciali noto come Younger Dryas. Ora però una nuova ricerca, pubblicata su PLOS One nel settembre 2025, ribalta completamente questa narrazione. Il colpevole non arriverebbe dallo spazio, ma dal sottosuolo. E più precisamente, dai vulcani islandesi.

La storia parte da una carota di ghiaccio estratta nell’ambito del Greenland Ice Sheet Project (GISP2). Nel 2013, analizzando quei campioni, un gruppo di scienziati trovò concentrazioni insolitamente alte di platino in uno strato risalente a circa 12.800 anni fa. Il rapporto tra platino e iridio era strano: i meteoriti contengono solitamente molto iridio, ma qui non ce n’era quasi traccia. Qualcosa non tornava. E da quel momento, il dibattito non si è più fermato.

Eruzioni vulcaniche, non impatti cosmici

Per capire l’origine di quel segnale chimico, i ricercatori dell’Università di Durham hanno analizzato 17 campioni di pomice vulcanica provenienti dai depositi del Laacher See, un vulcano tedesco che eruttò più o meno nello stesso periodo. L’ipotesi era che quella eruzione potesse spiegare il picco di platino. Ma i risultati sono stati netti: la pomice del Laacher See conteneva livelli di platino praticamente nulli, al limite della rilevabilità strumentale. Quindi nemmeno quel vulcano poteva essere la fonte.

Poi è arrivato un altro indizio decisivo, legato alla tempistica. Le datazioni aggiornate delle carote di ghiaccio mostrano che il picco di platino si verificò circa 45 anni dopo l’inizio dello Younger Dryas. Troppo tardi per averlo causato. E non si trattava nemmeno di un evento istantaneo: i livelli elevati di platino persistettero per circa 14 anni, suggerendo un processo prolungato nel tempo. Esattamente quello che ci si aspetterebbe da un’eruzione a fessura in Islanda, il tipo di attività vulcanica che può durare anni o addirittura decenni.

Confrontando la chimica del ghiaccio con altri campioni geologici, la corrispondenza migliore è emersa con i condensati di gas vulcanici, in particolare quelli associati ad attività vulcanica sottomarina. L’acqua di mare, interagendo con le eruzioni, può rimuovere composti solforati e concentrare metalli come il platino nei gas vulcanici, che poi viaggiano nell’atmosfera fino a depositarsi sulle calotte glaciali distanti.

E allora cosa scatenò davvero lo Younger Dryas?

Se il picco di platino non fu la causa del raffreddamento, resta la domanda più grande: cosa lo provocò? Qui la ricerca offre un’altra pista interessante. Nelle carote di ghiaccio della Groenlandia esiste un enorme picco di solfato vulcanico che coincide con precisione con l’inizio del raffreddamento, circa 12.870 anni fa. Questa eruzione, che provenga dal Laacher See o da un vulcano ancora non identificato, rilasciò quantità di zolfo nell’atmosfera paragonabili alle eruzioni più potenti della storia documentata.

Lo zolfo nella stratosfera riflette la luce solare e raffredda il pianeta. In un momento in cui il clima terrestre era già in una fase di transizione delicatissima tra condizioni glaciali e interglaciali, quell’iniezione di aerosol vulcanici potrebbe aver innescato una cascata di effetti: espansione del ghiaccio marino, spostamento dei venti, interruzione della circolazione oceanica.

Capire come eventi passati abbiano provocato cambiamenti climatici così bruschi non è solo un esercizio accademico. Le grandi eruzioni vulcaniche e gli impatti di meteoriti sono rari su scala umana, ma inevitabili su scale temporali geologiche. Sapere come la Terra ha reagito in passato aiuta a prepararsi meglio per le conseguenze di future perturbazioni globali. E a volte, la spiegazione più semplice è anche quella giusta: non serviva una cometa. Bastava un vulcano.

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