Chiudere gli occhi per sentire meglio? Uno studio ribalta tutto quello che credevamo
Quante volte capita di chiudere gli occhi per sentire meglio un suono lontano, una conversazione in un locale affollato, una melodia che si fatica a distinguere? È un gesto istintivo, quasi universale. Eppure, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista JASA e condotta da un team della Shanghai Jiao Tong University, questa abitudine potrebbe essere del tutto controproducente. Almeno quando ci si trova in ambienti rumorosi, che poi è la situazione più comune nella vita di tutti i giorni.
Lo studio, diffuso il 20 marzo 2026 dall’American Institute of Physics, ha messo alla prova un gruppo di partecipanti chiedendo loro di individuare suoni deboli mentre un rumore di fondo veniva riprodotto in cuffia. Il compito era semplice: regolare il volume fino a rendere il suono appena percepibile sopra il rumore. E qui arriva la parte interessante. Chi teneva gli occhi chiusi faceva peggio. Non di poco, ma in modo significativo. Al contrario, chi guardava un video coerente con il suono ascoltato dimostrava una sensibilità uditiva nettamente migliore.
Il cervello filtra troppo quando non vede nulla
Per capire cosa succede nel cervello durante questa dinamica, i ricercatori hanno usato l’elettroencefalografia (EEG). I dati raccolti raccontano qualcosa di affascinante: chiudere gli occhi spinge il cervello in uno stato chiamato “criticità neurale”, che aumenta la capacità di filtraggio delle informazioni in arrivo. Il problema è che questo filtro non distingue tra rumore e segnale utile. Finisce per sopprimere anche i suoni che si sta cercando di ascoltare.
Come ha spiegato l’autore dello studio, Yu Huang, la concentrazione interiore promossa dalla chiusura degli occhi in un contesto rumoroso lavora contro chi ascolta. Il cervello ha bisogno di separare attivamente il segnale dal sottofondo, e l’input visivo aiuta proprio in questo: ancora il sistema uditivo al mondo esterno, dandogli un appiglio concreto.
Va detto che chiudere gli occhi per sentire meglio non è sempre sbagliato. In ambienti silenziosi, dove il rumore di fondo è minimo, la strategia può funzionare davvero. Ma quante volte nella quotidianità ci si trova in un silenzio perfetto? Raramente.
Cosa resta da scoprire sulla relazione tra vista e udito
Il gruppo di ricerca ha già in programma nuovi esperimenti. Una delle domande più stimolanti riguarda la congruenza tra stimolo visivo e sonoro. Funziona anche se quello che si vede non corrisponde a quello che si sente? Se le orecchie percepiscono un tamburo ma gli occhi vedono un uccello, il vantaggio resta? Oppure il cervello ha bisogno che le due informazioni combacino perfettamente?
Capire questo aspetto permetterebbe di distinguere tra i benefici generici dell’attenzione visiva e quelli specifici della cosiddetta integrazione multisensoriale. Un campo che potrebbe avere ricadute concrete, dalla progettazione di ambienti di lavoro più efficienti fino allo sviluppo di tecnologie assistive per chi ha difficoltà uditive.
Quindi, la prossima volta che qualcuno suggerisce di chiudere gli occhi per sentire meglio in mezzo al caos, forse vale la pena fare esattamente il contrario. Tenere gli occhi ben aperti e cercare qualcosa da guardare che abbia senso rispetto a quello che si sta ascoltando. Il cervello ringrazierà.


