Il primo film atomico della storia svela i meccanismi nascosti del danno da radiazione
Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a filmare il movimento degli atomi nell’istante che precede un processo di decadimento innescato da radiazione. E quello che hanno scoperto ribalta parecchie aspettative. Niente atomi fermi e composti, niente scena statica. Quello che emerge da questo film atomico è un quadro vivace, quasi caotico, in cui le particelle si spostano, si riorganizzano e influenzano direttamente tempi e modalità del decadimento. Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Chemical Society nel marzo 2026, arriva dal Dipartimento di Fisica Molecolare del Fritz Haber Institute della Max Planck Society, in collaborazione con diversi gruppi internazionali. E potrebbe cambiare il modo in cui si comprende il danno da radiazione sulla materia biologica.
Al centro della ricerca c’è un processo chiamato decadimento mediato da trasferimento elettronico (ETMD, dall’inglese Electron Transfer Mediated Decay). Funziona così: una radiazione ad alta energia, come i raggi X, eccita un atomo. Quell’atomo si stabilizza prelevando un elettrone da un vicino, e l’energia rilasciata ionizza un terzo atomo nelle vicinanze. Il meccanismo è particolarmente rilevante perché genera elettroni a bassa energia, capaci di provocare danni chimici nei liquidi e nei tessuti biologici. Capire come si comportano gli atomi durante questo processo è fondamentale per costruire modelli affidabili degli effetti della radiazione sull’organismo umano.
Come si filma il movimento degli atomi
Per osservare tutto questo, il team ha usato un sistema modello relativamente semplice: un trimero composto da un atomo di neon legato debolmente a due atomi di kripton (NeKr2). Dopo aver espulso un elettrone dal neon con raggi X morbidi, gli scienziati hanno seguito l’evoluzione del sistema per un tempo che arriva fino a un picosecondo, un intervallo lunghissimo su scala atomica. Grazie a un sofisticato microscopio di reazione COLTRIMS, utilizzato presso i sincrotroni BESSY II a Berlino e PETRA III ad Amburgo, è stato possibile ricostruire la disposizione esatta degli atomi nel momento del decadimento. A questi dati sperimentali sono state affiancate simulazioni teoriche ab initio, che hanno tracciato migliaia di possibili traiettorie atomiche calcolando la probabilità di decadimento lungo ciascuna.
Il risultato è stato sorprendente. Gli atomi non restano fermi. Si muovono in uno schema vagante, cambiano continuamente posizione e ridisegnano la struttura del sistema. Questo movimento condiziona in modo diretto sia la tempistica sia l’esito del decadimento. Come ha spiegato Florian Trinter, uno degli autori principali: il decadimento non è soltanto un processo elettronico, ma viene guidato dal moto nucleare in modo molto diretto e intuitivo.
Perché questa scoperta conta davvero
Nelle fasi iniziali, il decadimento avviene vicino alla configurazione originale. Col passare del tempo, un atomo di kripton si avvicina al neon mentre l’altro si allontana, creando condizioni favorevoli al trasferimento elettronico. In stadi ancora successivi, gli atomi assumono geometrie distorte e allungate, frutto di un moto oscillante. La velocità del decadimento varia enormemente a seconda della geometria del momento. Till Jahnke, autore senior dello studio, ha sottolineato che il moto nucleare non rappresenta una correzione marginale, ma controlla in modo fondamentale l’efficienza del decadimento elettronico non locale.
Questo tipo di conoscenza è essenziale. L’ETMD produce elettroni a bassa energia che possono innescare reazioni chimiche dannose nell’acqua e nei sistemi biologici. Sapere come il processo dipende dalla disposizione e dal movimento degli atomi aiuta a costruire modelli più precisi del danno da radiazione in ambienti biologici reali. Il sistema studiato, per quanto semplice, fornisce un punto di riferimento solido per estendere queste intuizioni a strutture più complesse: liquidi, ioni solvatati, molecole biologiche. Gli autori parlano di una porta aperta verso l’imaging di dinamiche ultraveloci nella materia debolmente legata, con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. E non sembra un’esagerazione.


