Api e colibrì bevono alcol: la scoperta che cambia tutto
Le api e i colibrì non si limitano a sorseggiare nettare. Stanno bevendo piccole quantità di alcol, praticamente tutto il giorno, ogni giorno. Sembra una battuta, ma è il risultato di uno studio pubblicato il 25 marzo 2026 sulla rivista Royal Society Open Science da un team di biologi della University of California, Berkeley. Ed è la prima indagine su larga scala a documentare la presenza di etanolo nel nettare dei fiori in modo così sistematico.
Il gruppo di ricerca ha analizzato campioni di nettare provenienti da 29 specie vegetali diverse. In 26 di queste, almeno un campione conteneva etanolo, prodotto molto probabilmente dalla fermentazione degli zuccheri da parte dei lieviti. Le concentrazioni sono basse, certo. Il picco registrato è stato dello 0,056% in peso, una quantità che in termini umani non basterebbe nemmeno a far girare la testa. Ma il punto è un altro: il nettare rappresenta la fonte energetica primaria per queste specie. E loro ne bevono tantissimo.
Quanto alcol assumono davvero gli impollinatori
Un colibrì di Anna (Calypte anna), specie diffusa lungo la costa pacifica degli Stati Uniti, consuma ogni giorno tra il 50% e il 150% del proprio peso corporeo in nettare. Tradotto in numeri, questo significa circa 0,2 grammi di etanolo per chilogrammo di peso al giorno. È l’equivalente, più o meno, di un drink alcolico per un essere umano. Eppure, nessuno di questi animali mostra segni evidenti di ebbrezza. Api e colibrì distribuiscono l’assunzione durante tutta la giornata, e il loro metabolismo brucia l’alcol a una velocità impressionante.
Esperimenti precedenti dello stesso team avevano già dimostrato che i colibrì accettano soluzioni zuccherine con fino all’1% di alcol, ma iniziano a evitarle quando la concentrazione sale al 2%. “In qualche modo regolano la propria assunzione”, ha spiegato il professor Robert Dudley. Un altro studio ha poi trovato nelle piume dei colibrì tracce di etilglucuronide, un sottoprodotto del metabolismo dell’etanolo, confermando che questi uccelli non solo ingeriscono alcol ma lo processano in modo simile ai mammiferi.
Tolleranza evolutiva e prospettive future
La ricerca fa parte di un progetto quinquennale finanziato dalla National Science Foundation, pensato per raccogliere dati genetici da colibrì e nettarinie (uccelli africani che svolgono un ruolo ecologico analogo) e capire come si adattano a diete ricche di zuccheri e nettare fermentato. Il team ha confrontato i livelli di assunzione di etanolo tra diverse specie: dalla tupaia dalla coda piumata, che detiene il record con 1,4 g/kg al giorno, fino all’ape europea, ferma a 0,05 g/kg al giorno. Gli uccelli nettarivori si collocano in una fascia intermedia, tra 0,19 e 0,27 g/kg al giorno.
Dato curioso: le mangiatoie artificiali con acqua zuccherata fermentata potrebbero fornire ai colibrì più alcol rispetto al nettare naturale. Il dottorando Aleksey Maro ha sottolineato che l’etanolo potrebbe avere effetti ancora poco compresi sul comportamento di foraggiamento, al di là della semplice ebbrezza. “Non sappiamo quali proprietà appetitive o di segnalazione possa avere”, ha detto. Dudley ha aggiunto che probabilmente esiste una gamma molto più ampia di adattamenti fisiologici al consumo di alcol nel regno animale rispetto a quanto osservato negli esseri umani. Si tratta, dopotutto, di un’esposizione cronica che dura tutta la vita di questi animali. E questo, da solo, basta a rendere la biologia comparata dell’etanolo un campo che merita molta più attenzione.


