Caffè di notte e impulsività: lo studio che sorprende sulle donne

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Caffè di notte e comportamenti impulsivi: uno studio rivela effetti sorprendenti, soprattutto sulle donne

Quella tazzina di caffè di notte per restare svegli potrebbe avere conseguenze che nessuno si aspetta. Secondo una ricerca condotta dalla University of Texas at El Paso e pubblicata sulla rivista iScience, consumare caffeina nelle ore notturne può aumentare in modo significativo i comportamenti impulsivi. E il dato più interessante è che questo effetto colpisce le femmine con un’intensità decisamente maggiore rispetto ai maschi.

Lo studio, guidato da Erick Saldes, Paul Sabandal e Kyung-An Han, ha utilizzato i moscerini della frutta (Drosophila melanogaster), un organismo modello molto comune nella ricerca comportamentale perché condivide con gli esseri umani somiglianze genetiche e neurali tutt’altro che trascurabili. I ricercatori hanno somministrato caffeina ai moscerini in momenti diversi della giornata, a dosaggi variabili, combinando anche condizioni di privazione del sonno. Poi hanno osservato come gli insetti reagivano a un flusso d’aria forte, uno stimolo che normalmente li porta a fermarsi.

Il risultato? I moscerini che avevano assunto caffeina di notte non riuscivano a bloccarsi. Continuavano a volare in modo scomposto, ignorando lo stimolo sgradevole. Un comportamento che i ricercatori definiscono chiaramente impulsivo. Quelli che invece avevano consumato la stessa sostanza durante il giorno non mostravano nulla di simile. Il fattore tempo, insomma, conta eccome.

Le femmine più vulnerabili: non è questione di ormoni

Il capitolo più affascinante di questa ricerca riguarda le differenze tra maschi e femmine. Pur avendo livelli di caffeina nel sistema del tutto comparabili, le femmine hanno mostrato livelli di impulsività molto più elevati. E qui arriva il colpo di scena: i moscerini della frutta non possiedono ormoni come gli estrogeni. Questo significa che la maggiore sensibilità femminile alla caffeina notturna dipende da altri fattori, probabilmente genetici o fisiologici, ancora da identificare con precisione.

Come ha spiegato la professoressa Han, capire questi meccanismi potrebbe aiutare a comprendere meglio come la fisiologia notturna e i fattori legati al sesso biologico modulano gli effetti della caffeina sul comportamento.

Cosa significa tutto questo per chi lavora di notte

Le implicazioni pratiche non sono da poco. Milioni di persone nel mondo si affidano al caffè notturno per reggere turni di lavoro impegnativi: personale sanitario, lavoratori notturni, operatori militari. Se gli effetti osservati nei moscerini trovassero conferma anche negli esseri umani, significherebbe che bere caffè di notte non aiuta solo a restare vigili, ma potrebbe anche abbassare la capacità di autocontrollo, spingendo verso decisioni più rischiose. E per le donne, questo effetto potrebbe essere ancora più marcato.

Vale la pena ricordare che la caffeina resta la sostanza psicoattiva più consumata al mondo, con circa l’85% degli adulti statunitensi che la assume regolarmente. Eppure, come dimostra questo studio, sapere quando la si consuma potrebbe essere importante tanto quanto sapere quanta se ne assume. Il caffè di notte, insomma, non è solo una questione di insonnia. Potrebbe cambiare il modo in cui il cervello gestisce il rischio.

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