Il grano guerriero: come i primi agricoltori crearono piante aggressive per caso

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Il grano guerriero: come i primi agricoltori crearono per caso piante aggressive

Il grano domestico che conosciamo oggi ha un passato sorprendentemente bellicoso. Uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology racconta una storia che ribalta parecchie certezze: quando i primi esseri umani cominciarono a coltivare i campi, migliaia di anni fa, innescarono senza volerlo una vera e propria guerra tra piante. E il grano, in quella guerra, divenne un combattente formidabile. I ricercatori lo chiamano “warrior” wheat, il grano guerriero, e le ragioni sono tutt’altro che metaforiche.

Il gruppo di ricerca, guidato dal dottor Yixiang Shan e dal professor Colin Osborne dell’Università di Sheffield, con la collaborazione di atenei spagnoli e olandesi, ha studiato cosa succede quando piante selvatiche vengono messe a crescere in campi organizzati dall’uomo. Il risultato? Un ambiente iper competitivo dove solo le piante più aggressive riuscivano a sopravvivere e riprodursi. Nell’arco di circa 1.000 o 2.000 anni, la domesticazione del grano ha selezionato individui capaci di crescere più in fretta, rubare luce ai vicini e dominare lo spazio circostante. Non proprio il tipo tranquillo dell’orto.

Foglie dritte, crescita rapida: l’identikit del grano guerriero

Per capire come funzionasse questa competizione, i ricercatori hanno usato un modello di simulazione della crescita vegetale. E hanno scoperto che l’angolo delle foglie faceva tutta la differenza. Le varietà di grano antico domesticato sviluppavano foglie più grandi, una crescita più eretta e la capacità di continuare a espandersi anche in mezzo a una folla di altre piante. Foglie ripide e verticali permettevano di catturare più luce solare nelle fasi iniziali, ombreggiando i concorrenti più bassi. Una strategia spietata, efficacissima.

Rispetto al grano selvatico, queste prime varietà coltivate erano decisamente più attrezzate per vincere la battaglia delle risorse. Il campo coltivato, insomma, non era un ambiente pacifico: era un’arena.

Dal combattimento alla cooperazione: il paradosso del grano moderno

Ed ecco il colpo di scena. Quei tratti aggressivi che per millenni hanno reso il grano un campione di sopravvivenza oggi non servono più. Anzi, sono diventati un problema. Il professor Osborne lo spiega in modo piuttosto diretto: l’agricoltura moderna pianta i raccolti molto fitti per massimizzare la resa, e in quelle condizioni servono piante che cooperino, non che si facciano la guerra tra loro.

Per questo i selezionatori moderni hanno dovuto, in pratica, invertire la rotta dell’evoluzione. Le varietà elite di grano duro contemporaneo hanno steli più corti, foglie più piccole e una struttura pensata per concentrare tutta l’energia nella produzione di chicchi, non nella competizione per lo spazio. Erbicidi e fertilizzanti si occupano del resto, eliminando la necessità per la pianta di combattere in proprio.

Quello che emerge da questa ricerca è un racconto affascinante di come le pratiche agricole abbiano plasmato, e poi riprogrammato, una delle colture più importanti del pianeta. Il grano guerriero ha fatto il suo tempo. Ma conoscere quella storia, secondo gli autori dello studio, potrebbe rivelarsi fondamentale per progettare le colture del futuro, in un mondo dove le sfide alimentari non smettono di crescere.

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