Svelato il mistero dei rari casi di trombosi da vaccino Covid
Dopo anni di ricerche, un team internazionale ha finalmente chiarito perché i vaccini Covid a vettore adenovirale possano causare, in casi estremamente rari, una pericolosa reazione di trombosi. La scoperta, pubblicata sul New England Journal of Medicine, apre la strada a vaccini più sicuri e rappresenta una svolta concreta per la medicina immunologica.
Partiamo dal cuore della questione. Il gruppo di ricerca, guidato dalla Flinders University in collaborazione con la Greifswald University e la McMaster University, ha scoperto che il sistema immunitario di pochissime persone può confondere una proteina normale dell’adenovirus con una proteina del sangue umano chiamata fattore piastrinico 4 (PF4). Quando questo errore di riconoscimento avviene, il corpo produce anticorpi che attivano la coagulazione in modo anomalo. Ed è proprio qui che si genera la trombosi.
La condizione era già stata identificata nel 2021 con il nome di VITT (trombocitopenia e trombosi immunitaria indotta da vaccino), durante la campagna vaccinale con il vaccino Oxford AstraZeneca. Ma fino ad oggi mancava il tassello molecolare decisivo per spiegare il meccanismo preciso che la innescava.
Il pezzo mancante del puzzle: il mimetismo molecolare
La dottoressa Jing Jing Wang, ricercatrice della Flinders University, ha spiegato che grazie a tecniche avanzate di spettrometria di massa il team è riuscito a individuare un fenomeno di mimetismo molecolare tra la proteina del vettore adenovirale e il PF4. In pratica, il sistema immunitario scambia una cosa per l’altra, e in rarissimi casi questa confusione diventa dannosa.
Un elemento interessante è che nel 2023 erano già emersi casi quasi identici di trombosi legati non al vaccino, ma a infezioni naturali da adenovirus, quelli del comune raffreddore. Uno studio del 2024 aveva poi dimostrato che gli anticorpi coinvolti nei casi da vaccino e quelli da infezione erano praticamente indistinguibili. Questo ha spostato l’attenzione dall’idea che fosse un ingrediente specifico del vaccino a causare il problema, puntando invece verso l’adenovirus stesso come origine della reazione.
Il professor Tom Gordon, capo dell’immunologia presso SA Pathology in Australia, ha definito questa pubblicazione il coronamento di una trilogia di studi sul New England Journal of Medicine. Un percorso lungo, partito dalla scoperta di un fattore di rischio genetico legato a un gene anticorpale chiamato IGLV3.21*02, che aveva già collegato casi provenienti da diversi Paesi del mondo.
Verso vaccini adenovirali più sicuri
La buona notizia è che adesso, con il meccanismo finalmente chiaro, gli sviluppatori di vaccini possono intervenire. Modificando o rimuovendo la proteina pVII nei vaccini a vettore adenovirale, si può eliminare questo rischio rarissimo senza compromettere l’efficacia protettiva del vaccino stesso.
Il professor James McCluskey, immunologo dell’Università di Melbourne e del Peter Doherty Institute, ha parlato di un traguardo scientifico straordinario, definendolo “un brillante lavoro di indagine molecolare” che svela le basi genetiche e strutturali di come una normale risposta immunitaria possa, in circostanze eccezionali, trasformarsi in autoimmunità patogena.
Questa scoperta ha implicazioni particolarmente rilevanti per quelle regioni del mondo dove i vaccini a base di adenovirus restano fondamentali nella lotta contro le malattie infettive. Sapere esattamente cosa provoca la trombosi da vaccino Covid non è solo un risultato accademico: è il punto di partenza per garantire che la prossima generazione di vaccini sia ancora più sicura e accessibile per tutti.


