SuperAgers: gli over 80 con una memoria da ventenni, ecco il segreto

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SuperAgers: gli over 80 con una memoria da ventenni

Esiste un gruppo ristretto di persone che sta letteralmente riscrivendo le regole dell’invecchiamento cerebrale. Vengono chiamati SuperAgers, hanno superato gli 80 anni eppure dimostrano capacità di memoria paragonabili a quelle di individui molto più giovani, anche di 20 o 30 anni in meno. Non si tratta di un mito o di qualche aneddoto isolato: la ricerca scientifica li studia da decenni, e quello che emerge è tanto affascinante quanto potenzialmente rivoluzionario per la lotta contro il declino cognitivo.

Il cervello di un SuperAger sembra resistere ai danni che normalmente si associano all’avanzare dell’età. Parliamo di quei processi degenerativi che, nella maggior parte delle persone, portano a perdita di memoria, difficoltà di concentrazione e, nei casi più gravi, a patologie come l’Alzheimer. Eppure in questi individui il deterioramento o non si verifica affatto, oppure viene in qualche modo compensato da meccanismi biologici ancora in parte misteriosi.

Cosa rende speciali i SuperAgers?

La domanda ovviamente è: cosa hanno di diverso? Gli studi condotti finora puntano in due direzioni principali. Da un lato c’è una componente biologica. Il cervello dei SuperAgers presenta una corteccia cerebrale più spessa rispetto alla media dei coetanei, con una maggiore densità di neuroni in aree fondamentali per la memoria e l’elaborazione delle emozioni. Dall’altro lato, e qui la faccenda si fa davvero interessante, emerge con forza il ruolo dello stile di vita sociale. Questi anziani tendono a mantenere relazioni profonde, frequentano amici e familiari con regolarità, partecipano attivamente alla vita della comunità. Non vivono in isolamento, insomma. E questo sembra fare una differenza enorme.

Non è ancora chiaro se siano le relazioni sociali a proteggere il cervello, o se un cervello naturalmente più resiliente permetta di restare socialmente attivi più a lungo. Probabilmente le due cose si alimentano a vicenda, in un circolo virtuoso che la scienza sta cercando di comprendere fino in fondo.

Nuove speranze per la prevenzione della demenza

Il motivo per cui i SuperAgers interessano tanto i ricercatori va ben oltre la curiosità accademica. Capire i meccanismi che proteggono il loro cervello potrebbe aprire strade concrete per sviluppare strategie di prevenzione della demenza. Se fosse possibile replicare, anche solo in parte, le condizioni che permettono a queste persone di mantenere intatte le proprie funzioni cognitive, l’impatto sulla salute pubblica sarebbe immenso.

Parliamo di milioni di persone nel mondo che convivono con qualche forma di decadimento mentale legato all’età. E parliamo di famiglie intere che ne subiscono le conseguenze ogni giorno. I SuperAgers rappresentano, in questo senso, molto più di un fenomeno scientifico affascinante. Sono una finestra aperta su un futuro in cui invecchiare non significhi necessariamente perdere sé stessi.

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