La NASA e SPHEREx: l’acqua ghiacciata è ovunque nella galassia
La missione SPHEREx della NASA ha appena regalato una di quelle conferme che, per quanto attese, lasciano comunque a bocca aperta. Il telescopio spaziale ha mappato la presenza di ghiaccio d’acqua in regioni vastissime della nostra galassia, dimostrando che una delle molecole più importanti per la vita sulla Terra non è affatto un’eccezione cosmica. Anzi, è praticamente dappertutto.
Lanciato nei primi mesi del 2025, SPHEREx (che sta per Spectro Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization and Ices Explorer) è un osservatorio progettato per scandagliare l’intero cielo nell’infrarosso. Non punta un singolo oggetto come fanno altri telescopi celebri. Il suo lavoro è diverso, più ampio e per certi versi più ambizioso: costruire una mappa completa delle molecole presenti nello spazio interstellare. E tra queste molecole, il ghiaccio d’acqua è il protagonista assoluto di questa prima tornata di risultati.
Perché il ghiaccio d’acqua nello spazio conta così tanto
Trovare acqua sotto forma di ghiaccio sparsa nelle nubi molecolari e nelle regioni di formazione stellare non è solo una curiosità scientifica. Ha implicazioni enormi. Quelle nubi sono le stesse da cui nascono stelle e pianeti, il che significa che l’acqua entra nel gioco della formazione planetaria fin dalle primissime fasi. In parole povere, i pianeti rocciosi come il nostro potrebbero ereditare parte della loro acqua già dal materiale di partenza. Non serve per forza che arrivi dopo, trasportata da comete o asteroidi, anche se quel meccanismo resta valido.
I dati raccolti dalla missione SPHEREx mostrano che le concentrazioni di ghiaccio d’acqua sono distribuite in modo molto più uniforme di quanto alcuni modelli prevedessero. Questo rafforza l’idea che l’acqua sia un ingrediente comune, quasi banale, nel processo che porta alla nascita di sistemi planetari. E se l’acqua è così diffusa nella galassia, le probabilità che esistano altri mondi con condizioni favorevoli alla vita aumentano in modo significativo.
Una mappa che cambia la prospettiva
Quello che rende SPHEREx della NASA particolarmente prezioso è la scala del lavoro. Non si parla di osservazioni puntuali su una singola nebulosa o su un sistema stellare specifico. Si parla di una mappatura galattica vera e propria, con una copertura che nessun altro strumento aveva mai raggiunto per questo tipo di analisi. Il telescopio completerà almeno quattro scansioni complete del cielo durante la sua missione, e ogni passaggio aggiungerà dettaglio e precisione ai dati.
Per la comunità scientifica, questa è una base dati straordinaria. Permetterà di capire meglio dove si concentra il ghiaccio d’acqua, come interagisce con la polvere interstellare e quale ruolo gioca nella chimica che precede la formazione dei pianeti. La sensazione, tra chi studia queste cose da decenni, è che SPHEREx stia costruendo un quadro molto più ricco e complesso di quello che avevamo fino a ieri. E la missione è ancora nelle sue fasi iniziali, il che lascia pensare che il meglio debba ancora arrivare.


