Apple contro l’Unione Europea: il DMA diventa una guerra aperta

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Il DMA e la battaglia tra Apple e l’Unione Europea: cosa sta succedendo davvero

Il Digital Markets Act, meglio noto come DMA, continua a far discutere. E non poco. La normativa europea, pensata per garantire più concorrenza e libertà di scelta nel mondo digitale, sta diventando una spina nel fianco per le grandi aziende tecnologiche. Ma è con Apple che il braccio di ferro si è fatto più intenso, quasi personale. La legislazione, entrata in vigore a maggio 2023, obbliga i cosiddetti “gatekeeper” a rendere le proprie piattaforme più aperte e interoperabili. E per chi ha costruito un impero su ecosistemi chiusi, come quello di iOS, la cosa non è esattamente una passeggiata.

Il DMA ha già prodotto effetti concreti. Grazie a questa normativa, gli utenti europei possono installare app da fonti non ufficiali (il famoso “sideloading”) e persino eliminare l’App Store dal proprio iPhone. A marzo 2025, l’Unione Europea ha ordinato ad Apple di aprire le funzionalità di connettività di iOS, una decisione che l’azienda di Cupertino ha definito “dannosa per i prodotti e per gli utenti europei.” Poi, ad aprile dello stesso anno, è arrivata una multa da circa 570 milioni di dollari per violazione del DMA nelle condizioni contrattuali legate alla distribuzione alternativa delle app. Insomma, non proprio un periodo tranquillo.

La risposta di Apple: accuse di autoreferenzialità alla Commissione Europea

La Commissione Europea, dal canto suo, ha pubblicato alla fine di aprile una revisione dei primi due anni del DMA, dipingendolo come un successo su tutta la linea. Secondo il documento, la normativa avrebbe già migliorato la contendibilità e l’equità dei mercati digitali, modificato in modo significativo i comportamenti dei gatekeeper e rafforzato l’autonomia degli utenti finali.

Apple, però, non la pensa così. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Handelsblatt, Kyle Andeer, responsabile della conformità e vicepresidente dell’area legale di Apple, ha definito quella revisione “autoreferenziale.” La critica è netta: chi ha scritto la legge sta valutando il proprio operato, e il risultato è prevedibilmente lusinghiero. Andeer ha poi specificato che il DMA non ha ancora provocato perdite di fatturato per Apple, sottolineando però quel “ancora” con una certa enfasi. La preoccupazione più grande riguarda la privacy degli utenti. Secondo Andeer, i requisiti di interoperabilità del DMA potrebbero consentire a società come Meta di accedere ai dati di connessione Wi-Fi degli utenti iOS, costruendo profili estremamente dettagliati senza alcun consenso esplicito. “È una vulnerabilità che minaccia la privacy,” ha dichiarato, aggiungendo che Apple avrebbe già segnalato il problema all’UE senza ottenere risposte soddisfacenti.

Il futuro del DMA: nessun passo indietro in vista

Nonostante le proteste, l’Unione Europea non sembra intenzionata a fare marcia indietro sul DMA. La normativa resta saldamente in piedi e, anzi, potrebbe diventare ancora più stringente nei prossimi anni. Apple ha avuto maggiore fortuna negli Stati Uniti, dove la scorsa settimana è riuscita a far naufragare un disegno di legge simile in California in poco più di un mese. Ma il mercato europeo è un’altra storia, con regole diverse e una volontà politica che, almeno per ora, non accenna a piegarsi alle pressioni delle big tech.

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