James Webb scopre una galassia che non dovrebbe esistere

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Una galassia gigante che non ruota: la scoperta del telescopio James Webb

Il telescopio spaziale James Webb ha scovato qualcosa che, secondo le teorie attuali, non dovrebbe esistere. Almeno non così presto nella storia del cosmo. Una galassia massiccia, formatasi meno di 2 miliardi di anni dopo il Big Bang, sembra non avere alcuna rotazione. Un comportamento che normalmente si osserva solo in galassie molto più vecchie e vicine a noi. E questo, per gli astronomi, è un bel grattacapo.

La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidati da Ben Forrest, scienziato del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università della California a Davis. Lo studio, pubblicato il 4 maggio 2026 su Nature Astronomy, descrive le osservazioni condotte sulla galassia catalogata come XMM-VID1-2075. Una galassia che, per dimensioni e massa stellare, surclassa già di parecchie volte la nostra Via Lattea. Eppure, quando il team ha analizzato il suo moto interno, la sorpresa è stata enorme: nessun segno di rotazione. Solo un movimento caotico e casuale delle stelle al suo interno. “Questo è coerente con alcune delle galassie più massicce nell’universo vicino, ma trovarlo così presto nella storia cosmica è stato davvero inaspettato”, ha commentato Forrest.

Perché le galassie dovrebbero ruotare e cosa cambia adesso

I modelli teorici dicono che le galassie iniziano a ruotare mentre si formano. Il gas che affluisce verso l’interno, combinato con la forza di gravità, genera un momento angolare che mette tutto in movimento. Nel corso di miliardi di anni, collisioni e fusioni tra galassie possono modificare o addirittura annullare questa rotazione. Ma si tratta di un processo lentissimo, tipico di galassie che hanno avuto tempo di evolversi in ambienti densi. Trovare una galassia già priva di rotazione quando l’universo aveva meno di 2 miliardi di anni manda in cortocircuito buona parte di queste previsioni.

Il telescopio James Webb ha permesso di fare quello che da terra sarebbe stato quasi impossibile. Il team ha esaminato XMM-VID1-2075 insieme ad altre due galassie della stessa epoca. Tra le tre, una ruota chiaramente, un’altra mostra una struttura irregolare, e la terza, appunto, non ruota affatto. Forrest ha sottolineato come questo tipo di analisi sia stata condotta molte volte su galassie vicine, ma per oggetti così distanti e apparentemente piccoli nel cielo serviva la potenza del Webb. “Sta davvero spingendo la frontiera di questi studi”, ha detto.

Un’unica collisione catastrofica potrebbe spiegare tutto

La domanda, a questo punto, è come questa galassia sia diventata quella che gli scienziati chiamano un “slow rotator” così in fretta. Una possibile spiegazione non coinvolge una lunga serie di fusioni graduali, ma un singolo evento drammatico. Se due galassie che ruotavano in direzioni quasi opposte si fossero scontrate, i loro moti avrebbero potuto cancellarsi a vicenda. A supporto di questa ipotesi, il team ha individuato un eccesso di luminosità su un lato della galassia, che suggerisce la presenza di un altro oggetto in fase di interazione gravitazionale con il sistema.

Il gruppo di ricerca sta ora cercando altre galassie simili nell’universo primordiale. Confrontando le osservazioni con le simulazioni al computer, sarà possibile verificare se le attuali teorie sulla formazione galattica reggono davvero. Alcune simulazioni prevedono l’esistenza di un numero molto ridotto di galassie prive di rotazione nelle prime fasi cosmiche, ma le considerano estremamente rare. Ogni nuova scoperta come questa rappresenta un test cruciale. E per ora, il telescopio spaziale James Webb continua a riscrivere quello che si pensava di sapere su come nascono e si evolvono le galassie.

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