Il 6 maggio 1998 Steve Jobs salvò Apple con un computer che non somigliava a nessun altro
Il lancio dell’iMac G3 è uno di quei momenti che hanno riscritto le regole del mercato tecnologico. Era il 6 maggio 1998 quando Steve Jobs salì sul palco e presentò al mondo qualcosa che nessuno si aspettava: un computer dal guscio traslucido color Bondi Blue, una tonalità di azzurro che prendeva il nome da una spiaggia australiana. Non era solo un nuovo prodotto. Era una dichiarazione d’intenti, un segnale fortissimo che Apple aveva intenzione di tornare a contare.
Bisogna ricordare il contesto. A metà degli anni Novanta, Apple stava attraversando una crisi profonda. Perdite finanziarie enormi, una linea di prodotti confusa, un’identità di marca ormai sbiadita. Steve Jobs era rientrato in azienda da poco, dopo esserne stato cacciato oltre un decennio prima, e aveva bisogno di un colpo a effetto. Qualcosa che facesse girare la testa a tutti, anche a chi di computer non capiva granché.
Un design che ha cambiato tutto
L’iMac G3 fu esattamente quel colpo. Il design firmato da Jony Ive rompeva con qualsiasi convenzione dell’epoca. Mentre tutti i PC erano scatoloni beige, anonimi, quasi tristi, Apple piazzò sulle scrivanie un oggetto che sembrava uscito da un film di fantascienza pop. La scocca trasparente lasciava intravedere i componenti interni, come a dire: “Guardate, non abbiamo nulla da nascondere.”
Ma l’iMac G3 non era solo bello. Era anche pensato per semplificare la vita. Niente floppy disk (una scelta controversa, all’epoca), connessione a internet facilitata, configurazione rapida. Jobs voleva che chiunque potesse tirarlo fuori dalla scatola e collegarsi al web in pochi minuti. La parola “iMac” conteneva quella “i” di internet, e non era affatto casuale.
Il prodotto che salvò Apple dalla bancarotta
I numeri parlarono chiaro fin da subito. L’iMac G3 vendette 278.000 unità nelle prime sei settimane, e un terzo degli acquirenti erano persone che non avevano mai posseduto un computer Apple prima di allora. Quel dato, più di ogni altro, racconta quanto il lancio dell’iMac G3 fu determinante. Non si trattava solo di fidelizzare i fan storici, ma di conquistare un pubblico completamente nuovo.
Da quel giorno di maggio 1998, Apple imboccò una traiettoria che nel giro di pochi anni avrebbe portato all’iPod, poi all’iPhone, e infine a diventare l’azienda con la maggiore capitalizzazione di borsa al mondo. Tutto partì da un computer azzurro, tondeggiante, che osava essere diverso. Steve Jobs aveva scommesso sul fatto che la gente volesse qualcosa di bello oltre che di funzionale. E aveva ragione.


