Apple perde un altro round: la Corte Suprema nega la pausa nella causa con Epic Games
La battaglia legale tra Apple e Epic Games non accenna a placarsi. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di Apple di sospendere il ritorno obbligato presso il tribunale distrettuale, dove dovrà negoziare direttamente con Epic una nuova commissione per l’App Store. Una decisione che costringe il colosso di Cupertino a combattere su due fronti contemporaneamente: da una parte i ricorsi in appello, dall’altra il confronto diretto con la software house creatrice di Fortnite.
La vicenda ha radici lontane. Tutto nasce dalla causa intentata da Epic nel 2020, quando la società sfidò apertamente le politiche dell’App Store pubblicando un sistema di pagamento alternativo dentro Fortnite. Apple vinse la stragrande maggioranza dei punti contestati in quel processo, eppure le conseguenze legali continuano a trascinarsi. E a produrre risultati tutt’altro che favorevoli per Cupertino.
La richiesta respinta e le sue implicazioni
Lunedì 4 maggio 2026, Apple ha formalmente chiesto alla Corte Suprema di congelare il mandato che la obbliga a sedersi al tavolo con Epic Games per discutere una nuova percentuale sulle commissioni dell’App Store. Secondo quanto riportato da Reuters, la giudice Elena Kagan ha negato la richiesta senza troppi giri di parole.
Questo significa che Apple non può più rimandare. Deve affrontare il negoziato con Epic mentre, in parallelo, porta avanti i propri ricorsi in appello su altri aspetti della stessa causa. Una situazione scomoda, perché qualsiasi concessione fatta al tavolo delle trattative potrebbe indebolire la posizione nei procedimenti ancora aperti.
Perché questa causa conta ancora nel 2026
Può sembrare strano che un processo nato sei anni fa continui a generare colpi di scena, ma la posta in gioco resta altissima. Le commissioni dell’App Store rappresentano una delle voci di ricavo più importanti per Apple, e qualsiasi modifica strutturale alla percentuale trattenuta sugli acquisti in app avrebbe ripercussioni enormi sull’intero ecosistema degli sviluppatori.
Epic Games, dal canto suo, ha sempre sostenuto che le commissioni applicate da Apple fossero eccessive e anticoncorrenziali. Ora che la Corte Suprema ha rifiutato di concedere una pausa, la pressione su Cupertino aumenta in modo tangibile. Non si tratta più solo di principio: c’è un tavolo negoziale concreto a cui presentarsi.
Il fatto che Apple abbia vinto quasi tutti i punti del processo originale rende la situazione ancora più paradossale. Eppure è proprio quel margine residuo, quella singola sconfitta parziale, che sta producendo le conseguenze più significative. A volte, nella giurisprudenza come nella vita, conta più quello che si perde di quello che si vince.


