Una pianta creduta estinta da 60 anni ricompare nel nulla dell’Australia
Una pianta creduta estinta per quasi sessant’anni è rispuntata dal niente nell’outback australiano, e la cosa più sorprendente è come è stata ritrovata. Non da una spedizione scientifica organizzata con fondi milionari, non da un team di botanici in missione. No. La riscoperta è partita da una foto scattata quasi per caso con uno smartphone, caricata su una piattaforma di citizen science chiamata iNaturalist. Una storia che sembra inventata, eppure è tutto documentato e pubblicato sull’Australian Journal of Botany.
Il protagonista involontario si chiama Aaron Bean, un orticulturista professionista che si trovava in una proprietà remota del Queensland per aiutare a inanellare uccelli. Mentre era lì, ha notato un arbusto dall’aspetto insolito e ha fatto quello che ormai fanno milioni di persone: ha scattato qualche foto. Poi, quando ha ritrovato la copertura telefonica, ha caricato le immagini su iNaturalist. Un gesto semplice, quasi banale. Eppure quel caricamento ha messo in moto qualcosa di straordinario.
Tra i milioni di osservazioni presenti sulla piattaforma, quelle foto sono finite sotto gli occhi del botanico Anthony Bean del Queensland Herbarium. Che ha riconosciuto immediatamente la specie: Ptilotus senarius, un arbusto delicato con fiori viola e rosa che sembrano piccoli fuochi d’artificio piumati. L’ultimo avvistamento documentato risaliva al 1967. Da allora, la comunità scientifica la considerava estinta in natura. Anthony Bean, tra l’altro, aveva descritto personalmente la specie un decennio prima. Una coincidenza che Thomas Mesaglio, ricercatore della UNSW School of Biological, Earth and Environmental Sciences, ha definito “molto fortuita”.
Come la scienza partecipativa sta cambiando le regole del gioco
Il ritrovamento di Ptilotus senarius non è un caso isolato. Fa parte di un fenomeno più ampio che sta ridisegnando il modo in cui la ricerca sulla biodiversità viene condotta. Sempre più spesso, persone comuni fotografano piante e animali che incontrano e li caricano su database online. Alcune di queste osservazioni rivelano specie che si credevano perdute. Altre aiutano gli scienziati a identificare organismi completamente nuovi per la scienza.
Per un paese come l’Australia, con la sua vastità territoriale e un terzo della superficie composto da proprietà private, è materialmente impossibile per i ricercatori coprire ogni angolo. Ed è qui che la citizen science diventa fondamentale. “Se qualcuno ha il permesso di trovarsi su una proprietà privata, si apre improvvisamente un mondo completamente nuovo”, ha spiegato Mesaglio.
Grazie alle fotografie di Aaron Bean, alla competenza di Anthony Bean e alla collaborazione del proprietario terriero che ha permesso la raccolta di un campione, i ricercatori hanno potuto confermare che la pianta creduta estinta sopravvive ancora. Ptilotus senarius è stata quindi riclassificata: non più estinta, ma in pericolo critico. Un cambiamento di status che potrebbe sembrare una sfumatura, ma che in realtà attiva risorse e attenzioni concrete per la sua protezione.
Fotografie migliori, scoperte più utili
Mesaglio lancia anche un appello pratico a chiunque utilizzi iNaturalist. Una singola foto ravvicinata di un fiore spesso non basta per identificare una specie, soprattutto quando esistono piante simili tra loro. Fotografare anche foglie, corteccia, steli e l’intero esemplare fornisce indizi decisivi. Aggiungere informazioni sulle condizioni del suolo, sulla vegetazione circostante, sulla presenza di impollinatori o persino sull’odore della pianta può fare la differenza tra un’osservazione utile e una che resta nel limbo.
In una ricerca separata, Mesaglio ha scoperto che iNaturalist è già stato citato in pubblicazioni scientifiche riguardanti 128 paesi e migliaia di specie. Con milioni di osservazioni che continuano ad affluire ogni giorno, gli scienziati sono convinti che molte altre scoperte siano là fuori, in attesa che qualcuno tiri fuori il telefono e scatti una foto al momento giusto.


