Koharalepis jarviki: il pesce preistorico che spiega come abbiamo iniziato a camminare

Date:

Un pesce preistorico potrebbe spiegare come gli animali hanno iniziato a camminare sulla Terra

Un pesce preistorico vissuto circa 380 milioni di anni fa potrebbe custodire alcune delle risposte più affascinanti su uno dei grandi misteri dell’evoluzione: come la vita acquatica abbia iniziato a spostarsi sulla terraferma. La scoperta arriva da un team di ricercatori della Flinders University, che ha analizzato il cranio di un esemplare fossile rinvenuto in Antartide, il Koharalepis jarviki. Si tratta dell’unico fossile conosciuto della sua specie, e quello che ha rivelato è davvero notevole. Grazie a tecniche avanzate di imaging a neutroni, gli scienziati sono riusciti a osservare strutture interne rimaste nascoste per centinaia di milioni di anni, senza danneggiare minimamente il reperto.

Il Koharalepis jarviki era un grande predatore d’acqua dolce, lungo circa un metro, che viveva durante il Devoniano, un periodo geologico spesso chiamato “l’Età dei Pesci”. Apparteneva alla famiglia dei Canowindridae, un gruppo di pesci con pinne lobate diffusi nell’antico supercontinente di Gondwana, i cui fossili oggi si trovano sia in Antartide che in Australia. Questi pesci sono considerati parenti stretti dei primi vertebrati a quattro zampe che, col tempo, avrebbero colonizzato la terraferma.

Cosa hanno trovato dentro il cranio del Koharalepis

La parte davvero interessante sta in quello che le scansioni hanno mostrato all’interno del cranio. Il cervello del Koharalepis jarviki presenta somiglianze con quello di specie associate alla transizione evolutiva dall’acqua alla terra. Sono state identificate aperture nella parte superiore del cranio che probabilmente servivano per respirare aria dalla superficie, oltre a un organo cerebrale sensibile alla luce collegato ai ritmi circadiani. Dettagli che suggeriscono come questo pesce preistorico fosse adattato a vivere in acque basse, dove l’accesso all’ossigeno atmosferico poteva fare la differenza tra sopravvivere o meno.

Corinne Mensforth, dottoranda presso il Palaeontology Lab della Flinders University e autrice principale dello studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution, ha spiegato che il Koharalepis rappresenta un caso unico perché conserva le ossa interne del cranio, offrendo informazioni preziose sulla neuroanatomia di queste creature antiche.

Un predatore che si affidava a sensi diversi dalla vista

C’è un altro aspetto curioso. Nonostante le sue dimensioni ragguardevoli, il Koharalepis jarviki aveva occhi relativamente piccoli. Questo significa che probabilmente non si affidava tanto alla vista per cacciare, ma sfruttava altri sensi per tendere agguati alle prede più piccole nel suo ambiente. Un predatore da imboscata, insomma, perfettamente calibrato per il suo ecosistema.

Il professor emerito John Long, che partecipò alla prima descrizione del Koharalepis nel 1992, ha sottolineato come le moderne tecnologie di imaging abbiano reso possibile studiare strutture interne senza toccare il fossile. Questo ha permesso di comprendere meglio comportamenti, adattamenti e relazioni di parentela con gli altri pesci simili ai tetrapodi, aggiungendo un tassello fondamentale alla storia di come i vertebrati abbiano lasciato l’acqua per vivere sulla terraferma circa 385 milioni di anni fa. La ricerca, sostenuta dall’Australian Research Council, conferma ancora una volta quanto ogni singolo fossile possa riscrivere pezzi importanti della nostra comprensione dell’evoluzione.

Share post:

Subscribe

spot_imgspot_img

Popular

More like this
Related

watchOS 27 potrebbe cambiare satisfação: ecco la strategia di Apple Hmm, let me redo this properly. watchOS 27 sorprende tutti: Apple cambia strategia, ecco...

Apple punta tutto sulla stabilità con watchOS 27 La prossima versione di watchOS 27 potrebbe segnare un cambio di passo rispetto alle edizioni precedenti. Secondo quanto riportato da Cult of Mac, Apple avrebbe deciso di concentrare gli sforzi non su funzionalità appariscenti o novità eclatanti, ma...

Insetto di 100 milioni di anni con chele da granchio trovato nell’ambra

Un insetto di 100 milioni di anni con chele da granchio: una scoperta senza precedenti Dentro un frammento di ambra del Myanmar vecchio di 100 milioni di anni, un team di scienziati ha trovato qualcosa che nessuno si aspettava: un insetto preistorico dotato di zampe anteriori che sembrano chele di...

DNA raddoppiato: perché alcune cellule sopravvivono e altre no

Perché alcune cellule con DNA raddoppiato non muoiono: la scoperta che cambia le carte in tavola La duplicazione dell'intero genoma è uno di quei fenomeni che la biologia studia da tempo, ma di cui ancora sfuggono parecchi dettagli. Un gruppo di ricercatori della Hokkaido University ha appena...

Intelligenza artificiale e lavoro: il vero rischio non è quello che pensi

L'intelligenza artificiale non sostituirà nessuno, ma chi sa usarla potrebbe farlo Una ricerca dell'Università di Vaasa, in Finlandia, ribalta il modo in cui si guarda alla intelligenza artificiale generativa nel mondo del lavoro. Il punto non è temere che una macchina rubi il posto a qualcuno. Il...