La NASA ha dimostrato che un veicolo spaziale può passare da una rete satellitare all’altra
Le comunicazioni spaziali stanno per cambiare radicalmente. La NASA ha completato con successo la fase primaria di una missione sperimentale che dimostra una cosa apparentemente semplice ma, nei fatti, rivoluzionaria: un singolo veicolo spaziale può connettersi e trasmettere dati attraverso reti satellitari multiple, sia governative che commerciali, senza restare vincolato a un unico sistema. Il terminale protagonista di questa svolta si chiama PExT, acronimo di Polylingual Experimental Terminal, ed è stato lanciato il 23 luglio 2025 a bordo del veicolo BARD di York Space Systems. Fino a oggi, le comunicazioni nello spazio hanno sempre funzionato con una logica piuttosto rigida: ogni missione si appoggiava a una sola rete. PExT ribalta questo schema sfruttando lo spettro in banda Ka, ampiamente diffuso, per far transitare i dati su più sistemi satellitari in modo fluido. Gli obiettivi principali della missione sono stati raggiunti già nel dicembre 2025, quando il terminale ha trasmesso con successo informazioni verso la Terra attraverso il sistema Tracking and Relay Satellite della NASA e le reti commerciali gestite da Viasat e SES Space and Defense. Dopo quel traguardo, a gennaio 2026 è partita una fase operativa estesa, con l’obiettivo di spingere ancora più in là le capacità del sistema.
Connessioni dirette con la Terra e nuove collaborazioni
La fase successiva della missione PExT prevede qualcosa di ancora più ambizioso: testare collegamenti diretti tra veicolo spaziale e stazioni a terra, utilizzando la rete mondiale di SSC Space. In pratica, si punta a completare oltre 50 connessioni dirette con la Terra passando dalla stazione partner di Weilheim, in Germania. L’idea di fondo è piuttosto chiara. Le future missioni spaziali dovrebbero poter scegliere, a seconda delle circostanze, se instradare i dati attraverso satelliti relay oppure comunicare direttamente con le stazioni al suolo. Questa flessibilità migliorerebbe la copertura, rafforzerebbe l’affidabilità e renderebbe le operazioni molto più efficienti. E non finisce qui. La NASA sta collaborando anche con Aalyria Technologies per sperimentare la gestione dei servizi di comunicazione tramite la piattaforma software Spacetime. Si tratta di un approccio coordinato che consente di pianificare, gestire e fornire servizi di comunicazione per più missioni contemporaneamente attraverso un unico framework condiviso. L’obiettivo è dimostrare che questo metodo può semplificare le operazioni, offrire maggiore visibilità sui servizi disponibili e garantire un supporto comunicativo affidabile per l’intera durata di una missione.
Verso un ecosistema spaziale più connesso
Questo lavoro si inserisce in un quadro più ampio. La collaborazione tra Aalyria e la Defense Innovation Unit statunitense, nell’ambito del programma Hybrid Space Architecture, punta a creare un ecosistema di comunicazioni spaziali dove sistemi governativi e commerciali possano lavorare insieme senza attriti. La NASA, partecipando a questo sforzo, sta beneficiando degli investimenti fatti per sviluppare la piattaforma Spacetime e costruisce su quanto già realizzato con il programma NextSTEP 2. Il progetto PExT è finanziato e gestito dal programma Space Communications and Navigation (SCaN) della NASA, in collaborazione con il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. Al di là delle dimostrazioni attuali, tutto questo lavoro serve a validare architetture di comunicazione commerciali che un giorno potrebbero supportare missioni in orbita terrestre bassa e, col tempo, anche molto più lontano nello spazio. È il tipo di infrastruttura che non fa notizia quanto un allunaggio, ma senza la quale nessuna missione futura potrà davvero funzionare come previsto.


