La NASA svela l’equipaggio di Artemis III: ecco chi volerà verso la Luna
La missione Artemis III ha finalmente un volto, anzi quattro. La NASA ha annunciato l’equipaggio che nel 2027 affronterà una delle imprese spaziali più complesse mai tentate, un volo che non atterrerà sulla Luna ma che servirà a testare tutto ciò che serve per farlo davvero nella missione successiva. E la cosa interessante è che non si tratta di una semplice passeggiata orbitale: parliamo di manovre di attracco mai provate prima, con veicoli di Blue Origin e SpaceX coinvolti contemporaneamente.
I quattro astronauti scelti sono Randy Bresnik come comandante, l’italiano dell’ESA Luca Parmitano come pilota, e poi Andre Douglas e Frank Rubio come specialisti di missione. Bob Hines farà da riserva. Un dettaglio che vale la pena sottolineare: Parmitano è il primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea a essere selezionato per una missione Artemis, e questo la dice lunga sul peso che l’Europa ha conquistato nel programma.
Il piano della missione è piuttosto ambizioso. Artemis III prevede il lancio dell’equipaggio a bordo della capsula Orion, montata sul razzo SLS dal Kennedy Space Center in Florida. Una volta in orbita terrestre bassa, Orion dovrà agganciarsi prima a un prototipo del lander lunare di Blue Origin (che sarà già in orbita ad aspettarli), poi, dopo circa due giorni di test, sganciarsi e ripetere l’operazione con lo Starship di SpaceX. Due settimane nello spazio, più o meno, per verificare software, comunicazioni, sistemi di propulsione e compatibilità tra veicoli che un giorno dovranno portare esseri umani sulla superficie lunare.
Un equipaggio di veterani (e una debuttante eccezione)
La composizione dell’equipaggio non è casuale. Bresnik ha già due voli spaziali alle spalle, tra cui una missione sullo shuttle Atlantis e un soggiorno sulla Stazione Spaziale Internazionale. Parmitano, che nel 2019 è diventato il primo italiano a comandare la ISS, porta un’esperienza operativa enorme. Rubio detiene il record americano per la missione singola più lunga: 371 giorni consecutivi in orbita tra il 2022 e il 2023. L’unico debuttante è Douglas, selezionato dalla NASA nel 2021, con un curriculum che spazia dall’ingegneria dei sistemi alle operazioni di salvataggio della Guardia Costiera.
I preparativi hardware procedono in parallelo. Gli ingegneri stanno assemblando i moduli di Orion e installando il sistema di attracco che volerà per la prima volta proprio con Artemis III. Il razzo SLS è in fase di integrazione, con i motori RS 25 pronti per essere montati e i segmenti dei booster già arrivati al Kennedy Space Center. Anche lo scudo termico di Orion è sottoposto a ispezioni ultrasoniche pezzo per pezzo.
Perché questa missione conta davvero
Artemis III è sostanzialmente la prova generale di Artemis IV, la missione che nel 2028 dovrebbe riportare astronauti sulla superficie lunare, al Polo Sud. Ogni test di aggancio, ogni verifica dei sistemi, ogni minuto passato collegati ai lander prototipo serve a ridurre i rischi di quel momento storico. L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha parlato di “una nuova età dell’oro dell’esplorazione”, e non è solo retorica: la coordinazione richiesta tra lanci multipli di razzi pesantissimi non ha precedenti nella storia del volo spaziale.
Il programma Artemis punta dichiaratamente oltre la Luna. L’obiettivo finale resta Marte, e ogni missione costruisce un pezzo di esperienza necessaria per arrivarci. Artemis III, con la sua coreografia orbitale senza precedenti, rappresenta forse il banco di prova più impegnativo prima del ritorno vero e proprio sul suolo lunare.


