Cooperazione animale: il linguaggio segreto che la scienza ha sottovalutato

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Il linguaggio segreto della cooperazione animale

La cooperazione tra specie animali diverse non è un fenomeno raro o marginale. È qualcosa di molto più diffuso, sofisticato e affascinante di quanto la scienza abbia creduto per decenni. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Animal Behaviour, firmata da un team internazionale di 58 autori, ha messo in luce come gli animali utilizzino un vero e proprio repertorio di segnali per coordinarsi con membri di specie completamente diverse dalla propria. Chiamate vocali, posture del corpo, movimenti rituali, colori vivaci, persino segnali chimici e vibrazioni: tutto contribuisce a costruire quella che potremmo definire una comunicazione interspecifica straordinariamente flessibile.

Gli esempi sono tanti, e alcuni davvero sorprendenti. Gli uccelli indicatori, ad esempio, guidano gli esseri umani verso i nidi delle api usando richiami specifici, e rispondono a loro volta ai segnali vocali delle persone. I facoceri assumono posture particolari per invitare uccelli e mammiferi a ripulirli dai parassiti. I pesci pulitori e alcuni gamberetti esibiscono colori brillanti e movimenti caratteristici per farsi riconoscere come “alleati” dai pesci predatori, evitando così di finire mangiati durante le sessioni di pulizia. Le larve di alcune farfalle producono segnali chimici che convincono le formiche a proteggerle anziché divorarle. La cooperazione animale, insomma, si regge su un sistema comunicativo molto più elaborato di quanto ci si aspetterebbe.

Come funziona la coordinazione tra specie diverse

Perché la cooperazione tra specie funzioni, serve tempismo. E soprattutto serve che animali con percezioni del mondo radicalmente diverse riescano a sincronizzare le proprie azioni. La dottoressa Katie Dunkley, prima autrice dello studio e ricercatrice all’Università di Oxford, ha spiegato che gli individui coordinano i propri comportamenti per accedere a risorse condivise o per scambiare risorse con servizi, come la protezione dai predatori. Quello che emerge con forza dalla ricerca è che la comunicazione tra specie non serve solo ad avviare la cooperazione, ma anche a gestirne i rischi. Ogni interazione con un’altra specie può essere vantaggiosa, certo, ma anche pericolosa. I segnali comunicativi permettono di distinguere un partner affidabile da uno potenzialmente dannoso.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda la variabilità di questi segnali. Non tutti i sistemi comunicativi funzionano allo stesso modo. I pesci che cercano di farsi pulire adottano posture piuttosto prevedibili, come stare in verticale con la testa o la coda verso il basso. Al contrario, i pescatori che collaborano con i delfini interpretano comportamenti diversi a seconda della zona geografica, segno che certi segnali possono essere appresi e adattati al contesto locale.

Come si evolve la comunicazione tra specie

I ricercatori hanno anche esplorato come questi sistemi di comunicazione si sviluppino nel tempo. Alcuni segnali nascono come semplici indizi comportamentali, tratti che influenzano la risposta di un altro animale anche senza essere stati “progettati” per comunicare. Con il passare delle generazioni, questi indizi possono specializzarsi e diventare veri e propri segnali. Altri comportamenti comunicativi, invece, nascono con funzioni completamente diverse, come la cura della prole o la risoluzione di conflitti, e solo in un secondo momento vengono riadattati per la cooperazione interspecifica.

Il dottor van der Wal, coautore senior affiliato al FitzPatrick Institute of African Ornithology dell’Università di Città del Capo, ha sottolineato quanto questi meccanismi siano flessibili e adattabili, variando in base al contesto ecologico, alle specie coinvolte e al fatto che il segnale sia ereditato oppure appreso. Lo studio, nato da un workshop interdisciplinare tenutosi a Cambridge nel luglio 2023, ha riunito esperti di antropologia, biologia e linguistica. Gli autori sottolineano la necessità di ampliare le ricerche a un numero maggiore di gruppi animali, perché c’è ancora moltissimo da capire su come queste forme di cooperazione tra specie nascano, si mantengano e influenzino gli ecosistemi in cui viviamo tutti.

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