Apple alza i prezzi e dà la colpa alla carenza di memoria, ma qualcosa non torna
La carenza globale di chip di memoria è diventata il pretesto perfetto per giustificare aumenti di prezzo su tutta la linea. Apple ha puntato il dito proprio su questo problema per spiegare ai consumatori perché i nuovi prodotti costano di più. Una narrazione che regge, almeno finché non si va a guardare cosa dicono i diretti interessati, ovvero chi quei chip li produce davvero.
Ed è qui che la faccenda si fa interessante. Un dirigente di alto livello di uno dei principali fornitori di chip di memoria al mondo ha lasciato intendere, neanche troppo velatamente, che Apple stessa potrebbe essere parte del problema. Non la vittima, ma una delle cause. Un dettaglio che cambia parecchio la prospettiva.
Quando il compratore più grande del mercato detta le regole
Funziona così: quando un colosso come Apple piazza ordini enormi di componenti, e lo fa con largo anticipo per blindare le proprie forniture, l’effetto a catena sul resto del mercato è devastante. Gli altri produttori si ritrovano con meno disponibilità, i prezzi salgono per tutti, e alla fine si parla di “carenza globale”. Ma è davvero una carenza spontanea o è il risultato di strategie di approvvigionamento aggressive?
Il punto sollevato dal dirigente del settore memoria è esattamente questo. Apple ha una capacità di acquisto che pochi possono eguagliare. Quando decide di accaparrarsi volumi giganteschi di chip NAND o DRAM, lo squilibrio tra domanda e offerta si crea quasi automaticamente. E poi, con una certa eleganza comunicativa, si presenta al pubblico dicendo che i rincari dipendono da fattori esterni.
Prezzi più alti, margini protetti
C’è anche un altro aspetto che vale la pena considerare. Gli aumenti di prezzo sui prodotti Apple non riflettono solo il costo maggiore dei componenti. Storicamente, l’azienda di Cupertino ha sempre mantenuto margini di profitto molto elevati. Quindi, anche ammettendo che la memoria costi effettivamente di più, resta il dubbio su quanto di quel rincaro venga semplicemente trasferito al consumatore e quanto venga usato come occasione per allargare ulteriormente i margini.
Non è la prima volta che nel settore tecnologico succede qualcosa del genere. I grandi player hanno il potere di influenzare le dinamiche di mercato e poi raccontare la storia dal proprio punto di vista. Il fatto che un insider del mondo dei semiconduttori abbia deciso di far trapelare questa versione alternativa è significativo. Significa che, dietro le quinte, non tutti sono d’accordo con la narrativa ufficiale.
Apple continua a vendere milioni di dispositivi e il pubblico continua a comprarli, prezzi più alti o meno. Ma sapere che dietro quei rincari potrebbe esserci una strategia calcolata, e non solo la sfortuna di un mercato in difficoltà, è il tipo di informazione che ogni consumatore meriterebbe di avere prima di mettere mano al portafoglio.


