Il misterioso bagliore gamma al centro della Via Lattea potrebbe davvero essere materia oscura
Quella strana luminescenza di raggi gamma che avvolge il cuore della Via Lattea continua a far discutere astrofisici di mezzo mondo. E ora, grazie a una nuova analisi potenziata dal machine learning, la possibilità che si tratti di un segnale legato alla materia oscura torna prepotentemente in gioco. Un team di ricercatori dell’Università di Vienna e del Lawrence Berkeley National Laboratory ha rimesso in discussione le conclusioni di molti studi precedenti, e il risultato è stato pubblicato su Physical Review Letters alla fine di giugno 2026.
Il fenomeno in questione si chiama Galactic Center Excess (GCE): un alone diffuso e quasi sferico di raggi gamma che si estende per migliaia di anni luce attorno al centro galattico. Da oltre un decennio, la comunità scientifica si divide tra chi lo attribuisce a una popolazione nascosta di pulsar millisecondo, cioè stelle di neutroni che ruotano a velocità impressionanti emettendo radiazioni ad alta energia, e chi invece lo considera un possibile indizio della materia oscura che si autoannichila. Il problema è che nessuno è mai riuscito a mettere la parola fine al dibattito. Il centro della Via Lattea è una regione talmente affollata e luminosa nel cielo gamma che interpretare qualsiasi segnale diventa un esercizio quasi impossibile.
Cosa cambia con il nuovo approccio basato sull’intelligenza artificiale
Ed è proprio qui che entra in scena il lavoro del gruppo guidato da Florian List. Il team ha sviluppato un sistema di machine learning addestrato su oltre un milione di osservazioni simulate di raggi gamma. La vera novità, però, sta in un dettaglio che sembra banale ma non lo è affatto: per la prima volta, l’analisi ha valutato contemporaneamente sia la distribuzione spaziale del segnale sia l’energia dei singoli fotoni. Gli studi precedenti, in sostanza, guardavano solo dove arrivava il segnale, non come era fatto dal punto di vista energetico.
E i risultati cambiano parecchio. Le analisi passate suggerivano che il bagliore provenisse da sorgenti puntiformi relativamente luminose ma non ancora risolte individualmente. Con il nuovo metodo, invece, emerge che queste ipotetiche sorgenti dovrebbero essere così deboli da risultare praticamente indistinguibili dall’emissione che ci si aspetterebbe dalla materia oscura che si annichila. Come ha spiegato Nick Rodd, coautore dello studio, a quel livello di debolezza la distinzione tra le due spiegazioni diventa quasi irrilevante.
Il nodo delle pulsar e il futuro della ricerca
C’è poi la questione dei numeri. Se davvero le pulsar millisecondo fossero responsabili del Galactic Center Excess, secondo questa analisi ne servirebbero almeno 35.000 stipate nel centro della Via Lattea. Una cifra enorme, molto superiore alle poche centinaia o poche migliaia ipotizzate da altri studi. E questo rende la spiegazione basata sulle pulsar decisamente meno convincente di quanto sembrasse fino a poco tempo fa.
Nessuno sta gridando alla scoperta definitiva, va detto chiaramente. Lo stesso List ha sottolineato che il loro lavoro non dimostra che la materia oscura sia responsabile del segnale. Però indebolisce in modo significativo uno degli argomenti più forti che erano stati usati per escluderla. E in un campo dove ogni piccolo spostamento dell’ago della bilancia conta, questo è già un risultato notevole. La fonte del bagliore gamma al centro della Via Lattea resta per ora sconosciuta, ma la partita della materia oscura è tutt’altro che chiusa.


