Siri AI e l’Europa: tra trattative, ritardi e tensioni normative
La nuova Siri AI è stata senza dubbio la protagonista dell’ultimo evento WWDC di Apple, una versione potenziata e ribattezzata dell’assistente vocale che per anni ha faticato a tenere il passo con la concorrenza. Il software è stato subito rilasciato in beta, raccogliendo reazioni tutto sommato positive, e arriverà al grande pubblico in autunno con gli aggiornamenti di OS 27. Però non tutti potranno festeggiare allo stesso modo.
In una lettera aperta piuttosto pungente, pubblicata lo stesso giorno dell’annuncio, Apple ha spiegato che Siri AI subirà ritardi per chi possiede iPhone e iPad nell’Unione Europea. Il motivo? Il solito nodo gordiano del Digital Markets Act, la normativa europea sulla concorrenza digitale che ormai da tempo è fonte di frizioni tra Bruxelles e i colossi della tecnologia. Craig Federighi, in una dichiarazione ufficiale, ha parlato chiaro: il rifiuto dell’UE di confrontarsi in modo costruttivo su soluzioni che tutelino privacy e sicurezza fa sì che al momento non esista una tempistica per il lancio di Siri AI su iOS e iPadOS nel mercato europeo. La funzionalità arriverà comunque agli utenti europei tramite macOS 27 e visionOS 27, ma oltre a questo regna l’incertezza.
Uno scenario che fa male un po’ a tutti. Apple perde una fetta importante di utenti per la sua piattaforma di punta. Gli utenti europei restano bloccati con la versione attuale di Siri, che onestamente lascia molto a desiderare. E probabilmente anche l’UE ci rimette, perché nell’opinione pubblica finisce per prendersi gran parte della colpa.
Un dialogo che potrebbe sbloccare la situazione
Ecco perché la notizia di questa settimana ha un certo peso. Come riportato da Reuters, il CEO di Apple Tim Cook ha avuto un colloquio con Henna Virkkunen, commissaria europea per la tecnologia. Un portavoce dell’UE ha confermato l’incontro, definendolo “uno scambio costruttivo su temi di interesse comune, sul quale il lavoro prosegue.” Parole misurate, certo, ma che lasciano intravedere uno spiraglio. E del resto già nella lettera aperta Apple aveva insistito sulla volontà di portare Siri AI anche nel vecchio continente, continuando il dialogo con i regolatori.
Il Financial Times aggiunge un dettaglio interessante: l’incontro è stato virtuale e ha toccato il tema di come lanciare la nuova Siri in Europa senza incappare in multe milionarie per violazione delle regole sulla concorrenza. Cook, tra l’altro, ha solo due mesi rimasti come CEO prima di passare il testimone a John Ternus il primo settembre. Ma non sparirà dalla scena: nel ruolo di presidente esecutivo del consiglio di amministrazione, continuerà probabilmente a occuparsi proprio di questo tipo di relazioni politiche.
Anche il Regno Unito alza la voce
Come se non bastasse, Apple deve guardarsi anche dall’altra sponda della Manica. Il Regno Unito, che non fa più parte dell’UE ma ha trovato un metodo piuttosto efficace per trattare con i giganti tech: ispirarsi alle mosse di Bruxelles. La CMA (Competition and Markets Authority) britannica, dopo aver ottenuto concessioni sugli app store a febbraio, ora vuole andare oltre. Propone di permettere agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso metodi di pagamento alternativi a quelli gestiti dai proprietari degli store, e chiede ad Apple di aprire i sistemi NFC dell’iPhone per consentire ad altre aziende di utilizzare Apple Wallet. Apple ha respinto queste proposte, sostenendo che quando gli utenti vengono dirottati lontano dalla propria infrastruttura di pagamento perdono le protezioni su cui fanno affidamento. Una partita che si gioca su più tavoli, insomma, e che nei prossimi mesi definirà il rapporto tra Apple e l’intero mercato europeo.


