DNA antico svela chi costruì davvero i megaliti europei

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Il DNA antico svela il mistero dei costruttori di megaliti europei

Una scoperta che arriva dal profondo della preistoria sta riscrivendo quello che sapevamo sui costruttori di megaliti in Europa. Un gruppo di ricerca dell’Università di Copenaghen ha analizzato il DNA antico estratto da una grande tomba megalitica in Francia, a circa 50 chilometri a nord di Parigi, e i risultati sono di quelli che lasciano il segno. In pratica, le persone sepolte prima e dopo un drammatico crollo demografico avvenuto intorno al 3000 a.C. non avevano alcun legame genetico tra loro. Due popolazioni completamente diverse, nello stesso luogo, separate da una crisi che ha spazzato via un’intera civiltà.

Lo studio, pubblicato su Nature Ecology and Evolution nel luglio 2026, ha preso in esame il materiale genetico di 132 individui sepolti nel sito. Il quadro che ne emerge è piuttosto chiaro: il gruppo più antico mostra affinità con le popolazioni agricole dell’Età della Pietra del nord della Francia e della Germania, mentre chi è arrivato dopo porta nel proprio DNA tracce evidenti di legami con il sud della Francia e la penisola iberica. Frederik Valeur Seersholm, professore al Globe Institute di Copenaghen e tra gli autori principali della ricerca, ha parlato di una “rottura genetica netta” tra i due periodi. Non una transizione graduale, insomma, ma un vero e proprio ricambio di popolazione.

Peste, malattie e una crisi senza precedenti

Cosa ha provocato un collasso così devastante? I ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di analisi del DNA antico per cercare tracce di agenti patogeni nelle ossa. E qualcosa hanno trovato: Yersinia pestis, il batterio della peste, e Borrelia recurrentis, responsabile della febbre ricorrente trasmessa dai pidocchi. Però la peste da sola non basta a spiegare tutto. Martin Sikora, coautore senior dello studio, ha sottolineato come il declino sia stato probabilmente il risultato di una combinazione di fattori: malattie, stress ambientale e altri eventi destabilizzanti. I resti scheletrici mostrano tassi di mortalità altissimi, soprattutto tra bambini e giovani, un segnale inequivocabile di una comunità in ginocchio.

La fine di una civiltà e delle sue grandi costruzioni in pietra

Il dato forse più affascinante riguarda i cambiamenti nella struttura sociale. Prima del collasso, la tomba ospitava generazioni della stessa famiglia allargata, segno di comunità coese che seppellivano i propri cari insieme nel tempo. Dopo, le sepolture diventano molto più selettive, dominate da un singolo lignaggio maschile. Un’organizzazione sociale completamente diversa.

Questa scoperta si inserisce in un quadro più ampio. Il declino neolitico ha colpito vaste aree dell’Europa settentrionale e occidentale, ben oltre la Scandinavia e la Germania del nord. E soprattutto, potrebbe finalmente spiegare perché la costruzione delle tombe megalitiche e dei grandi monumenti in pietra si sia interrotta più o meno nello stesso periodo in tutto il continente. Come ha osservato Seersholm, la fine di quelle costruzioni monumentali coincide con la scomparsa della popolazione che le aveva edificate. I costruttori di megaliti non hanno smesso di costruire: semplicemente, non esistevano più. Al loro posto sono arrivati altri popoli, con altre tradizioni e un altro modo di organizzare la vita e la morte.

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