Apple alza i prezzi: la festa del rapporto qualità prezzo è davvero finita?
Il MacBook Neo era arrivato sul mercato a 599 dollari, un prezzo che sembrava quasi surreale per un prodotto Apple. E quella mossa aveva scatenato un piccolo terremoto nel settore PC. Ma ora i prezzi Apple hanno preso una direzione completamente diversa, e chi non ha comprato quando poteva probabilmente se ne sta mordendo le mani. Perché la settimana scorsa, Apple ha ritoccato verso l’alto praticamente tutto ciò che non si chiama iPhone, Watch o AirPods. E non si tratta di aggiustamenti timidi.
La verità è che il bel periodo non era iniziato con il MacBook Neo. Era partito tutto con l’arrivo di Apple Silicon, che aveva reso il rapporto prezzo prestazioni dei Mac qualcosa di genuinamente impressionante. Chi è passato da un MacBook Air M1 a un M4 lo sa bene: non si cambiava perché il vecchio fosse lento, ma semplicemente perché dopo cinque anni era ora. Il chip Apple faceva durare i dispositivi molto più a lungo del previsto, e questo, paradossalmente, rendeva anche più facile accettare il prezzo iniziale.
Aumenti che fanno alzare il sopracciglio
Adesso però il vento è cambiato. Gli aumenti sono significativi su tutta la linea, ma alcuni casi lasciano davvero a bocca aperta. L’Apple TV 4K, per esempio, è stata colpita in modo particolarmente duro: il modello base da 64GB ha subito un rincaro del 54 percento, mentre quello da 128GB è schizzato su del 67 percento. Numeri che fanno un certo effetto, anche per chi è abituato al posizionamento premium del marchio.
Certo, Apple avrebbe potuto assorbire parte di questi costi e accettare margini più bassi. Ma chi conosce anche solo vagamente la filosofia dell’azienda di Cupertino sa che questa ipotesi non è mai stata davvero sul tavolo. I margini alti sono nel DNA di Apple. Non è una novità, non è uno scandalo, è semplicemente il modo in cui funziona da sempre.
Anche il MacBook Neo, con quel prezzo apparentemente aggressivo di 599 dollari, garantiva margini più che dignitosi. Apple era riuscita a realizzarlo riutilizzando chip che non avevano superato la selezione per gli iPhone. Invece di buttarli via, li ha piazzati in un portatile con scocca in alluminio e li ha messi in vendita. Un capolavoro di efficienza industriale, se ci si pensa.
Il lato positivo che nessuno vuole sentirsi dire
La buona notizia, per quanto possa suonare magra consolazione, è che grazie ad Apple Silicon non serve aggiornarsi con la stessa frequenza di prima. Un Mac con chip M1 o M2 regge ancora benissimo per la maggior parte delle attività quotidiane. E lo stesso vale per gli iPhone: non serve necessariamente il modello Pro per avere un’esperienza eccellente. Chi oggi usa un iPhone 17 potrebbe tranquillamente puntare, al prossimo giro, su un iPhone 18e senza rimpianti.
Il messaggio di fondo è piuttosto chiaro. Apple non farà mai sconti per far felici i propri utenti a discapito dei propri conti. E allora forse conviene fare il ragionamento opposto: valutare bene cosa serve davvero, comprare quando i prezzi sono ragionevoli e resistere alla tentazione dell’ultimo modello a ogni costo. Perché se Apple non ha intenzione di andare in rosso per nessuno, non ha molto senso che lo faccia chi compra.


