Apple compie 50 anni: una storia di successo che non ha paragoni
Quando un’azienda festeggia mezzo secolo di vita, è quasi inevitabile voltarsi indietro e fare un bilancio. Ed è quello che sta succedendo con Apple, che celebra il suo cinquantesimo compleanno in una posizione che nessuno, nemmeno i più ottimisti, avrebbe potuto prevedere trent’anni fa. La Apple di oggi non somiglia nemmeno lontanamente a quella di quindici anni fa, figurarsi a quella delle origini.
Due idee ormai vecchie meritano di essere archiviate una volta per tutte. La prima: Apple non è più un’azienda in crisi, sull’orlo del fallimento o in pericolo esistenziale. Per fortuna, anche gli analisti più scettici sembrano aver finalmente accettato che l’azienda di Cupertino sta andando meglio di quasi qualsiasi altra realtà nella storia del capitalismo moderno. La seconda idea da lasciarsi alle spalle è quella di Apple come “piccola sfidante”, il classico underdog che lotta contro i giganti. Quella stagione è finita da un pezzo.
La lezione di Steve Jobs che vale ancora oggi
Di recente è circolato un video di Steve Jobs che parlava ai dipendenti Apple nell’estate del 1999. Tredici minuti in cui Jobs faceva quello che sapeva fare meglio: raccontare i prodotti, definire il pubblico dell’azienda e lanciare qualche frecciata a Microsoft e agli altri concorrenti che Apple avrebbe poi superato nei quindici anni successivi. Il cuore del discorso era semplice e brutale: “Siamo gli ultimi in questo settore a cui importa davvero di fare grandi computer.” La prova, secondo Jobs, stava nel fatto che Apple era l’unica a progettare l’intera esperienza, software e hardware insieme.
Quella filosofia, a distanza di ventisei anni, regge ancora. Apple Silicon rappresenta una delle innovazioni più significative nel design dei chip dell’ultimo decennio. Non necessariamente i processori più potenti in assoluto, ma le loro prestazioni per watt hanno stabilito uno standard industriale e migliorato l’esperienza utente in modo tangibile. Esattamente quello di cui Jobs parlava.
Le ombre dietro il successo di Apple
Eppure, guardando lo stato attuale del software Apple, qualche perplessità è legittima. Il nuovo design Liquid Glass, ad esempio, ha diviso parecchio la community. E la battuta ricorrente “funziona e basta” è diventata quasi un meme sarcastico ogni volta che qualcuno trova un bug in un prodotto Apple. La verità è che non ha mai funzionato sempre alla perfezione. Solo che quando funzionava, lo faceva in modo così elegante da far dimenticare le volte in cui non andava.
Oggi quella magia sembra più rara. Il Vision Pro è un prodotto interessante che pochissimi possono permettersi. Image Playground? Probabilmente usato una volta il giorno dopo il lancio. E la cosa che le persone desiderano davvero, un assistente Siri finalmente capace di sostenere una conversazione naturale, resta il grande obiettivo mancato. La scelta di cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale invece di concentrarsi su prodotti concreti che la gente vuole davvero sembra essere stata un passo falso.
Apple si è trasformata in un’azienda matura, forse troppo. Meno incline a rischiare, più dipendente dai ricavi dei servizi, meno propensa a eliminare i progetti che non funzionano. Eppure, nonostante tutto, continua a fare prodotti migliori di qualsiasi concorrente. Esattamente come diceva Jobs nel 1999. Resta solo da capire se sia possibile essere favolosamente ricchi e mantenere lo spirito di chi ha ancora tutto da dimostrare.


