Il 5 luglio 2006 Apple diceva addio all’ultimo Mac con schermo CRT
Il giorno in cui Apple ha deciso di voltare pagina in modo definitivo è il 5 luglio 2006. Una data che forse non dice molto ai più, ma che segna un passaggio simbolico enorme nella storia dell’informatica di consumo. Quel giorno, infatti, venne ufficialmente interrotta la produzione dell’eMac, l’ultimo computer della casa di Cupertino a montare uno schermo CRT, quei vecchi monitor a tubo catodico ingombranti e pesantissimi che per decenni avevano occupato scrivanie in tutto il mondo.
La decisione non arrivò dal nulla. Era il risultato di un percorso iniziato anni prima, quando Apple aveva cominciato a spingere con forza verso i display piatti, più leggeri, più eleganti, più in linea con quella filosofia del design che Steve Jobs aveva trasformato nel marchio di fabbrica dell’azienda. L’eMac, però, aveva resistito più a lungo degli altri. E il motivo è piuttosto interessante.
Perché l’eMac è sopravvissuto così a lungo
L’eMac era nato nel 2002 come prodotto pensato specificamente per il settore educativo. Scuole, università, laboratori informatici. Il suo punto di forza era semplice: costava poco. Lo schermo CRT integrato permetteva di tenere il prezzo basso rispetto ai modelli con display LCD, che all’epoca erano ancora parecchio cari. Per un istituto scolastico che doveva comprare decine di computer, quella differenza di prezzo contava eccome.
Ma il mercato andava in una direzione precisa, e Apple lo sapeva bene. I display LCD stavano diventando sempre più accessibili, i costi di produzione scendevano, e soprattutto il pubblico voleva computer sottili, moderni, belli da vedere. Il tubo catodico era diventato un residuo del passato, quasi un imbarazzo tecnologico.
La fine di un’era e l’inizio di qualcosa di nuovo
Con la cancellazione dell’eMac, Apple chiudeva definitivamente il capitolo dei monitor CRT nella propria linea di prodotti. “Thin is in”, si commentava all’epoca. Il sottile era di moda, e lo sarebbe rimasto. Da quel momento in poi, ogni Mac avrebbe avuto uno schermo piatto, e l’ossessione per lo spessore ridotto sarebbe diventata quasi maniacale nei prodotti successivi.
Guardando indietro, quel 5 luglio 2006 rappresenta uno di quei momenti in cui si può tracciare una linea netta tra il prima e il dopo. Non fu un evento che fece il giro dei telegiornali, nessuno ci perse il sonno. Ma per chi segue la storia della tecnologia, è un piccolo spartiacque. Apple stava già costruendo il futuro che conosciamo oggi, un passo alla volta. E la pensione dell’eMac è stato uno di quei passi che, col senno di poi, racconta molto della direzione che l’azienda aveva scelto con una chiarezza quasi brutale.


