Apple si riorganizza sotto Johny Srouji: cosa cambia davvero nell’hardware
La riorganizzazione di Apple sotto la guida del nuovo CEO John Ternus sta prendendo forma concreta, e il nome che spicca più di tutti è quello di Johny Srouji. Il “padre di Apple Silicon” è stato nominato Chief Hardware Officer, un ruolo espanso che lo mette a capo non solo dello sviluppo dei chip ma di tutto l’hardware Apple. E adesso, secondo un report di Mark Gurman su Bloomberg, Srouji sta già rimescolando le carte tra i team e i gruppi che rispondono direttamente a lui.
Si tratta di movimenti interni che, onestamente, alla maggior parte degli appassionati Apple non dicono granché. La responsabile del product design, Kate Bergeron, lascia il posto a due dei suoi collaboratori: Shelly Goldberg e Dave Pakula. Richard Dinh continuerà a guidare il design di iPhone. Nulla di particolarmente elettrizzante, se non si lavora in quei corridoi a Cupertino. Srouji sta anche creando un team dedicato chiamato “Ecosystems Platforms and Partnerships”. Il senso di tutto questo rimescolamento è avvicinare chi progetta i chip (compresi i nuovi modem e chip di rete sviluppati internamente) a chi disegna e definisce il funzionamento dei dispositivi. L’obiettivo dichiarato è uno solo: muoversi più in fretta.
Il vero problema di Apple è la velocità, non la qualità
Ed è proprio qui che la questione si fa interessante. Apple negli ultimi anni si è presa più di una critica per essere arrivata tardi su fronti importanti. Vision Pro è uscito quando il mondo aveva già perso entusiasmo per la realtà virtuale. Gli sforzi nel settore salute sembrano fermi a cinque anni fa, mentre i concorrenti propongono coach AI per il benessere. Google e Samsung, giusto per fare un esempio fresco, hanno mostrato i loro smart glasses al Google I/O, mentre Apple ancora non ha un prodotto sul mercato in quella categoria. E poi c’è la questione Siri: Apple aveva un vantaggio enorme sugli assistenti vocali e lo ha dilapidato, arrivando talmente in ritardo sull’intelligenza artificiale generativa da dover fare affidamento sulla tecnologia di Google per alimentare la nuova versione di Siri, che dovrebbe offrire funzionalità promesse già nel 2024.
Non è che Apple stia facendo prodotti scadenti. Tutt’altro. Il punto è che sta facendo prodotti eccellenti per il mondo di ieri, mentre il mercato guarda già a domani. Se questa lettura è corretta, fa piacere sapere che anche la nuova dirigenza sembra condividere la diagnosi. La riorganizzazione di Apple attorno a Srouji punta esattamente a velocizzare lo sviluppo dei dispositivi futuri. Il momento ideale per farlo sarebbe stato cinque anni fa, ma il secondo momento migliore è adesso.
Cosa bolle in pentola a Cupertino
Stando ai rumors, Apple ha una lista piuttosto lunga di progetti in cantiere: telecamere per la smart home, un display intelligente da compagnia domestica, un robot da tavolo, occhiali smart, un ciondolo intelligente, AirPods con fotocamera per potenziare le esperienze con Siri, MacBook con touchscreen e altro ancora. Tutti prodotti che avrebbero molte più possibilità di successo se non restassero intrappolati nello sviluppo per altri tre o quattro anni. La riorganizzazione voluta da Srouji, insomma, non è solo un gioco di poltrone: è il tentativo concreto di far arrivare il futuro di Apple un po’ prima del previsto.


