L’ex ingegnere Apple accusato di aver rubato segreti sul Vision Pro chiude la vicenda con un accordo
La questione legale tra Apple e un suo ex ingegnere, accusato di aver sottratto segreti industriali legati all’Apple Vision Pro, si è risolta con un accordo extragiudiziale. Una vicenda che ha fatto parecchio rumore nel mondo tech e che merita di essere raccontata con attenzione, perché tocca temi delicatissimi: proprietà intellettuale, fiducia aziendale e i confini sempre più sottili della sicurezza interna nelle grandi corporation.
Tutto era iniziato nel luglio 2025, quando Apple aveva formalmente accusato Di Liu, un ingegnere progettista che lavorava nel cuore dello sviluppo del visore, di aver trafugato un volume enorme di documentazione riservata. Parliamo di tecnologie proprietarie, quelle che rendono l’Apple Vision Pro un prodotto unico nel suo genere. Non semplici appunti di lavoro, ma file che contenevano innovazioni tecnologiche di altissimo livello.
Cosa aveva fatto esattamente l’ingegnere
Secondo quanto emerso dalla causa intentata da Apple, Liu avrebbe sfruttato le proprie credenziali aziendali per scaricare migliaia di documenti dai sistemi di archiviazione sicura dell’azienda. Il materiale veniva poi copiato dal laptop aziendale verso un servizio di cloud storage personale. Un’operazione che, stando alle accuse, non aveva nulla di casuale o improvvisato.
C’è poi un dettaglio che rende la faccenda ancora più spinosa. Liu non aveva comunicato ad Apple la sua intenzione di lasciare l’azienda per passare a Snap, il gruppo che controlla Snapchat e che è a sua volta impegnato nello sviluppo di dispositivi di realtà aumentata. Questa omissione gli avrebbe permesso di mantenere attive le credenziali Apple per circa due settimane in più del dovuto. Un lasso di tempo che, evidentemente, è stato sfruttato per continuare a trasferire materiale riservato.
L’accordo che chiude tutto
I dettagli economici dell’accordo non sono stati resi pubblici, come spesso accade in questi casi. Quello che si sa è che entrambe le parti hanno raggiunto un’intesa che pone fine alla disputa legale. Per Apple, era fondamentale mandare un segnale chiaro: la protezione della proprietà intellettuale non è negoziabile, soprattutto quando si tratta di un prodotto strategico come l’Apple Vision Pro.
Questa storia racconta qualcosa che va oltre il singolo episodio. La competizione nel settore della realtà mista è feroce, e le aziende investono miliardi in ricerca e sviluppo. Quando qualcuno decide di portarsi via quel patrimonio di conoscenza, la risposta legale diventa inevitabile. E nel caso di Apple, che sul Vision Pro ha costruito una parte importante della propria visione futura, la posta in gioco era altissima.


