Balene grigie a San Francisco: la baia è diventata una trappola mortale

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Le balene grigie nella baia di San Francisco stanno vivendo una crisi silenziosa ma drammatica. Quello che un tempo era un tratto di oceano semplicemente attraversato durante la migrazione si è trasformato in una trappola mortale per questi enormi cetacei, spinti dalla fame verso acque pericolose e trafficate. Una ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Marine Science ha messo nero su bianco numeri che fanno riflettere: quasi il 20% delle balene grigie avvistate nella baia non sopravvive. E il motivo principale ha a che fare con navi, nebbia e un ecosistema artico che non funziona più come prima.

Perché le balene grigie stanno cambiando rotta

Le balene grigie sono famose per le loro migrazioni lunghissime, dalle acque gelide e ricche di cibo dell’Artico fino alle lagune calde della Baja California, in Messico. Durante il viaggio, normalmente non si fermano a mangiare. Vivono delle riserve accumulate nei mesi di alimentazione nelle zone polari. Il problema è che il cambiamento climatico sta alterando profondamente quelle zone, riducendo le risorse alimentari disponibili. Risultato: le balene arrivano sempre più magre, sempre più deboli. E alcune, invece di proseguire la rotta tradizionale, deviano verso aree dove non si erano mai viste prima. La baia di San Francisco è una di queste. Dal 2018 in poi, i ricercatori hanno iniziato a registrare un numero crescente di avvistamenti nella baia, accompagnato purtroppo da un aumento parallelo delle morti. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, la popolazione complessiva di balene grigie si è ridotta di oltre la metà dal 2016, e gli avvistamenti di cuccioli sono diventati sempre più rari. Insomma, il quadro generale è tutt’altro che rassicurante.

Una baia troppo pericolosa per le balene

Il team di ricerca, guidato da Josephine Slaathaug della Sonoma State University, ha costruito un catalogo di individui basandosi su foto e segnalazioni raccolte tra il 2018 e il 2023, integrate da indagini più strutturate condotte fino al 2025. In totale sono state identificate 114 balene grigie nella baia. Un dato colpisce su tutti: solo quattro di queste sono state riviste in anni diversi. Questo suggerisce che la maggior parte non torna. Gli scienziati pensano che la baia funzioni come una sorta di fermata d’emergenza per esemplari in cattive condizioni fisiche, una sosta disperata per cercare cibo in un territorio che però nasconde insidie enormi. Tra il 2018 e il 2025, 70 balene grigie sono state trovate morte nella zona. Di queste, 30 erano state colpite da imbarcazioni. Le altre, quando è stato possibile stabilire la causa del decesso, mostravano segni evidenti di malnutrizione. Come ha spiegato Slaathaug, le balene grigie hanno un profilo molto basso quando emergono in superficie, il che le rende quasi invisibili nella nebbia fitta tipica di queste acque. Se a questo si aggiunge che lo stretto del Golden Gate funziona come un imbuto dove tutto il traffico navale è costretto a passare, il rischio di collisioni diventa altissimo.

Cosa si può fare per proteggerle

Bekah Lane, del Center for Coastal Studies e coautrice dello studio, ha sottolineato che oltre il 40% delle balene spiaggiate dentro e fuori la baia è morto per traumi causati da navi. E nel solo 2025, ben 36 balene sono entrate nell’area, con gruppi che a volte superavano i dieci esemplari. Gli scienziati chiedono interventi concreti: limitazioni di velocità nelle zone a rischio, modifiche alle rotte dei traghetti, campagne di sensibilizzazione per gli operatori navali. Misure simili, in altri contesti, hanno già dimostrato di ridurre significativamente la mortalità dei grandi cetacei. Quello che emerge da questa ricerca è il ritratto di una specie che sta cercando di adattarsi in tempo reale a un mondo che cambia troppo in fretta. Le balene grigie nella baia di San Francisco non sono lì per scelta, ma per necessità. E capire come aiutarle potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e il declino di un’intera popolazione.

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