Buco nero si risveglia dopo 100 milioni di anni: il vulcano cosmico

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Un buco nero si risveglia dopo 100 milioni di anni e scatena un vulcano cosmico

Un buco nero supermassiccio dormiente da quasi 100 milioni di anni ha deciso di tornare in scena con uno spettacolo che lascia senza fiato. La galassia protagonista si chiama J1007+3540, e quello che gli astronomi hanno osservato al suo interno somiglia a un’eruzione vulcanica di proporzioni inimmaginabili: getti di plasma magnetizzato che si estendono per quasi un milione di anni luce nello spazio profondo. Una struttura talmente vasta e caotica da meritarsi il soprannome di vulcano cosmico.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society nell’aprile 2026, arriva grazie a osservazioni condotte con strumenti radio di altissima sensibilità. Parliamo del Low Frequency Array (LOFAR) nei Paesi Bassi e del Giant Metrewave Radio Telescope aggiornato (uGMRT) in India. Due occhi potentissimi puntati su un angolo remoto dell’universo che ha restituito immagini straordinarie.

Getti freschi contro un ambiente ostile

Quello che rende J1007+3540 così affascinante non è solo il risveglio del suo buco nero centrale. È il contesto in cui tutto avviene. La galassia è incastonata dentro un ammasso galattico massiccio, pieno di gas caldissimo che esercita una pressione esterna enorme. Quando i nuovi getti del buco nero provano a espandersi verso l’esterno, vengono piegati, compressi e distorti da questo ambiente brutale.

Le immagini radio mostrano un lobo settentrionale della galassia pesantemente deformato, con flussi di plasma curvati e spinti lateralmente dal gas circostante. E c’è di più: una lunga coda debole di emissione si allunga verso sud ovest, segno che il materiale magnetizzato viene letteralmente trascinato attraverso l’ammasso, lasciandosi dietro una scia diffusa che persiste da milioni di anni.

“È come guardare un vulcano cosmico eruttare di nuovo dopo ere di calma, con la differenza che questo è abbastanza grande da scolpire strutture che si estendono per quasi un milione di anni luce”, ha spiegato Shobha Kumari del Midnapore City College in India, autrice principale dello studio.

Un motore che si accende e si spegne da ere cosmiche

La vera chicca scientifica sta nel fatto che J1007+3540 rappresenta uno degli esempi più chiari di quello che viene chiamato AGN episodico: un nucleo galattico attivo il cui motore centrale si riaccende e si spegne ciclicamente nel corso di tempi cosmici lunghissimi. Le immagini rivelano un getto interno compatto e luminoso, segno di attività recente, circondato da una regione più ampia di plasma vecchio e in dissolvenza, residuo delle eruzioni precedenti.

Questa stratificazione racconta una storia fatta di ripetuti cicli di attività del buco nero supermassiccio. Non una singola esplosione, ma un pattern ricorrente che gli scienziati possono finalmente leggere con chiarezza. Lo spettro radio ultra ripido della zona compressa conferma che le particelle lì presenti sono antichissime e hanno perso gran parte della loro energia, evidenziando quanto le condizioni estreme dell’ammasso influenzino la struttura della galassia.

Sistemi come questo offrono indizi preziosi per capire quanto spesso i buchi neri alternino fasi attive e silenziose, come i getti invecchiano nel tempo e in che modo l’ambiente circostante può ridisegnare intere galassie. Il team di ricerca ha già in programma osservazioni ancora più dettagliate per seguire da vicino l’evoluzione dei getti appena riattivati di J1007+3540. Perché l’universo, evidentemente, non ha ancora finito di raccontare questa storia.

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