Cellule zombie e cancro: scoperti nuovi farmaci che potrebbero cambiare tutto

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Nuovi farmaci contro le cellule zombie: una svolta nella lotta al cancro

Le cellule zombie sono da tempo un problema silenzioso nella biologia del cancro. Restano lì, apparentemente innocue perché non si dividono più, eppure contribuiscono in modo subdolo a rendere i tumori più aggressivi. Ora, un gruppo di ricercatori del MRC Laboratory of Medical Sciences e dell’Imperial College di Londra ha trovato un modo per eliminarle, e i risultati pubblicati su Nature Cell Biology nel maggio 2026 fanno davvero ben sperare.

Ma facciamo un passo indietro. Quando si parla di cellule zombie, il termine scientifico è cellule senescenti. Sono cellule che la chemioterapia ha spinto a smettere di proliferare, il che in teoria è una buona notizia. Il problema è che queste cellule non muoiono. Restano nel tessuto tumorale e iniziano a rilasciare sostanze che infiammano l’ambiente circostante, favoriscono le metastasi e reclutano le componenti peggiori del sistema immunitario. In pratica, è come aver spento un incendio in una stanza mentre qualcuno nel corridoio continua a gettare benzina ovunque.

Il team di ricerca, guidato dalla ricercatrice Mariantonietta D’Ambrosio, ha testato ben 10.000 composti diversi per trovare quelli capaci di uccidere selettivamente le cellule senescenti senza danneggiare le cellule sane. Questa classe di farmaci viene chiamata terapie senolitiche. Dopo uno screening massiccio, quattro candidati sono emersi come promettenti, e tre di questi colpivano lo stesso bersaglio: una proteina chiamata GPX4.

Il tallone d’Achille delle cellule senescenti si chiama GPX4

Ecco dove la storia si fa interessante. GPX4 è una proteina che protegge le cellule dalla ferroptosi, un tipo di morte cellulare legata all’accumulo di ferro e di specie reattive dell’ossigeno. Le cellule zombie producono quantità abnormi di GPX4 proprio per tenersi in vita nonostante le condizioni interne siano già compromesse. I ricercatori hanno usato un paragone efficace: è come prendere antidolorifici e continuare a correre su una caviglia rotta. Il danno c’è, ma viene mascherato.

Bloccando GPX4 con i nuovi composti, quella protezione crolla. E senza difese, la ferroptosi diventa inevitabile. Le cellule zombie si autodistruggono.

Nei test condotti su tre diversi modelli murini di cancro, i farmaci hanno ridotto le dimensioni dei tumori e migliorato la sopravvivenza. Il professor Jesús Gil, autore senior dello studio, ha spiegato che il passo successivo sarà capire come questa strategia influenzi anche la risposta immunitaria: se oltre a eliminare le cellule senescenti, il trattamento risvegli anche la parte “buona” del sistema immunitario, come le cellule T e le natural killer, le implicazioni cliniche sarebbero enormi.

Verso una nuova era di terapie combinate

La prospettiva più affascinante è che questi farmaci non dovrebbero sostituire la chemioterapia o l’immunoterapia, ma affiancarle. Colpire le cellule zombie significherebbe eliminare un pezzo del puzzle tumorale che finora era rimasto sostanzialmente intoccato. Per esempio, un paziente che dopo la chemioterapia mostra una sovraespressione di GPX4 potrebbe beneficiare enormemente di un approccio combinato.

Lo studio ha coinvolto anche l’Istituto Oncologico di Ricerca di Bellinzona, in Svizzera, e il Centro di Ricerca M3 dell’Università di Tubinga, in Germania. Un lavoro corale, insomma, che punta a trasformare una vulnerabilità biologica in un’arma terapeutica concreta. E se tutto andrà come sperano i ricercatori, le cellule zombie potrebbero finalmente avere i giorni contati.

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