Gamma Cassiopeiae: risolto dopo 50 anni il mistero dei raggi X

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Gamma Cassiopeiae e il mistero dei raggi X: risolto dopo 50 anni

Una stella visibile a occhio nudo nella costellazione di Cassiopea ha tenuto in scacco la comunità astronomica per mezzo secolo. Gamma Cassiopeiae, nota anche come γ Cas, emette raggi X con un’intensità del tutto anomala per una stella della sua categoria. Ora, grazie al telescopio spaziale giapponese XRISM, un gruppo di ricercatori guidato dall’Università di Liegi ha finalmente trovato la risposta: nascosta nell’ombra della stella principale si cela una nana bianca compagna, che attira materia e genera temperature spaventose. La scoperta, pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics nel marzo 2026, chiude un capitolo rimasto aperto dal 1976 e apre prospettive nuove nello studio dei sistemi binari.

Gamma Cassiopeiae fu la prima stella classificata come Be, categoria individuata nel 1866 dall’astronomo italiano Angelo Secchi. Queste stelle massicce ruotano a velocità elevatissime e scaraventano materiale nello spazio, formando un disco che si può rilevare attraverso lo spettro ottico. Il problema è che γ Cas produce raggi X circa quaranta volte più potenti rispetto a stelle simili, con temperature del plasma che superano i 100 milioni di gradi. Una roba fuori scala, insomma. Negli anni successivi sono state trovate una ventina di stelle con comportamenti analoghi, ribattezzate “analoghi di Gamma Cassiopeiae”. Per decenni, però, nessuno riusciva a spiegare con certezza da dove arrivasse tutta quell’energia.

Le ipotesi in campo e la svolta con XRISM

Le teorie si erano moltiplicate. Qualcuno parlava di riconnessione magnetica locale tra la superficie della stella e il suo disco. Altri puntavano su un compagno nascosto: una stella privata dei suoi strati esterni, una stella di neutroni oppure una nana bianca in fase di accrescimento. Le prime due opzioni erano già state scartate perché i dati osservativi non tornavano. Restavano in piedi la pista magnetica e quella della nana bianca, ma distinguerle era praticamente impossibile con gli strumenti disponibili fino a poco tempo fa.

La svolta è arrivata con Resolve, un microcalorimetro ad altissima precisione montato a bordo di XRISM. Il team ha raccolto dati in tre momenti distinti: dicembre 2024, febbraio 2025 e giugno 2025, coprendo l’intera orbita del sistema, che dura 203 giorni. Le firme spettrali del plasma ad altissima temperatura cambiavano velocità seguendo il moto orbitale della nana bianca, non quello della stella Be. Per la prima volta esisteva una prova diretta che il plasma responsabile dei raggi X appartiene alla compagna compatta e non alla stella principale.

Una nana bianca magnetica e una nuova classe di sistemi stellari

Le osservazioni hanno anche rivelato qualcosa sulla natura della nana bianca. La larghezza moderata delle righe spettrali, nell’ordine dei 200 km/s, esclude che si tratti di una nana bianca priva di campo magnetico. In quel caso, la materia cadrebbe verso l’interno attraverso regioni del disco in rapida rotazione, producendo segnali molto più ampi. I risultati puntano invece verso una nana bianca magnetica, dove il disco viene interrotto e il campo magnetico indirizza il materiale verso i poli.

Gamma Cassiopeiae e le sue analoghe appartengono dunque a una classe di sistemi binari Be più nana bianca che era stata prevista da tempo ma mai osservata con chiarezza. Il fenomeno riguarda circa il 10% delle stelle Be massive, una percentuale inferiore a quanto i modelli teorici avessero stimato. Questa discrepanza, come ha sottolineato l’astronoma Yaël Nazé, suggerisce la necessità di rivedere i modelli di evoluzione binaria, soprattutto per quanto riguarda l’efficienza del trasferimento di massa tra le componenti. E non è un dettaglio accademico: comprendere come evolvono questi sistemi è fondamentale anche per interpretare le onde gravitazionali, che nascono proprio dalla morte di binarie massive.

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