Grasso addominale e invecchiamento: scoperto il meccanismo biologico che fa crescere la pancia
Il grasso addominale che si accumula con il passare degli anni potrebbe avere una spiegazione biologica molto più precisa di quanto si pensasse finora. Un gruppo di ricercatori del City of Hope, in collaborazione con scienziati della UCLA, ha identificato un tipo di cellula staminale finora sconosciuto che si attiva durante l’invecchiamento e alimenta in modo massiccio la produzione di nuove cellule adipose, soprattutto nella zona della pancia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, apre scenari davvero interessanti per chi cerca di capire perché, dopo una certa età, il girovita tende ad allargarsi anche quando il peso corporeo resta più o meno stabile.
È un fenomeno che tantissime persone conoscono bene. Si arriva ai 40, ai 50 anni, e la cintura dei pantaloni comincia a stringere. Non è solo una questione estetica: l’eccesso di grasso viscerale è associato a metabolismo rallentato, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e invecchiamento accelerato. Fino a oggi si sapeva che le cellule adipose esistenti tendono a ingrandirsi con l’età, ma nessuno aveva capito davvero cosa innescasse questa espansione nella zona addominale.
Cellule staminali che cambiano comportamento con l’età
Il team di ricerca ha lavorato su modelli animali, trapiantando cellule progenitrici degli adipociti (le cosiddette APC) da topi giovani e anziani in altri topi giovani. Il risultato è stato piuttosto netto: le APC prelevate da animali più vecchi hanno generato quantità enormi di nuove cellule di grasso. Al contrario, le APC giovani trapiantate in topi anziani ne producevano pochissime. Questo significa che la capacità di produrre grasso addominale in modo aggressivo è scritta dentro le cellule stesse, e non dipende dall’ambiente circostante.
Analizzando l’attività genetica delle singole cellule tramite sequenziamento RNA, gli scienziati hanno scoperto qualcosa di ancora più sorprendente. Con l’avanzare dell’età, alcune APC si trasformano in una popolazione cellulare del tutto nuova, battezzata CP-As (committed preadipocytes, age specific). Queste cellule compaiono specificamente durante la mezza età e sono straordinariamente efficienti nel generare nuove cellule adipose. Come ha spiegato Qiong Wang, coautrice dello studio, “l’invecchiamento sblocca il potere di queste cellule staminali di evolversi e diffondersi”, un meccanismo opposto a quello della maggior parte delle cellule staminali adulte, che invece perdono capacità col tempo.
Una via di segnalazione chiave e possibili terapie future
Ma cosa controlla tutto questo processo? La risposta sembra risiedere in una via di segnalazione chiamata LIFR (leukemia inhibitory factor receptor). Nei topi giovani, questo segnale non serve per produrre grasso. Nei topi più anziani, invece, diventa fondamentale per far moltiplicare le CP-As e trasformarle in cellule adipose mature. È come se l’organismo, invecchiando, accendesse un interruttore che prima era spento.
La parte forse più rilevante riguarda la conferma nell’essere umano. Analizzando campioni di tessuto adiposo di persone di diverse età, i ricercatori hanno trovato cellule molto simili alle CP-As, presenti in quantità maggiore nei soggetti di mezza età. Anche queste cellule umane mostravano una spiccata capacità di generare nuovo grasso addominale, suggerendo che lo stesso meccanismo biologico sia attivo anche nella nostra specie.
Ora la sfida è chiara: capire se sia possibile bloccare o eliminare le CP-As per prevenire l’accumulo di grasso viscerale legato all’età. Serviranno ulteriori studi, sia su modelli animali che sull’essere umano, ma la scoperta offre per la prima volta un bersaglio terapeutico concreto contro l’obesità legata all’invecchiamento. E per chi ogni anno combatte con quella pancia che non vuole saperne di andarsene, è quantomeno confortante sapere che non è solo una questione di forza di volontà.


