Apple, il 27 giugno 1997 finiva l’era Gil Amelio: cosa satisfying dopo è storia Hmm, let me redo this properly. Apple e la fine dell’era Gil Amelio: 500 giorni che cambiarono tutto

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Il 27 giugno 1997: la fine dell’era Gil Amelio alla guida di Apple

Era il 27 giugno 1997 quando si chiudeva un capitolo complicato nella storia di Apple. L’ultimo giorno di un altro trimestre deludente segnava anche la fine dei 500 giorni di Gil Amelio come CEO della compagnia di Cupertino. Una presidenza breve, turbolenta, e per molti versi dimenticata, schiacciata tra il declino degli anni Novanta e il ritorno trionfale di Steve Jobs.

Gil Amelio era arrivato alla guida di Apple nel febbraio del 1996, in un momento in cui l’azienda stava perdendo quote di mercato a ritmo preoccupante. I prodotti non entusiasmavano, la strategia era confusa, e i conti peggioravano trimestre dopo trimestre. Amelio veniva da National Semiconductor, aveva una reputazione solida nel mondo dei semiconduttori, e sembrava sulla carta la persona giusta per rimettere ordine. Ma le cose andarono diversamente.

Un CEO arrivato nel momento sbagliato

Durante i suoi 500 giorni alla guida di Apple, Amelio prese alcune decisioni che avrebbero avuto conseguenze enormi, anche se non nel modo in cui probabilmente sperava. La più significativa fu senza dubbio l’acquisizione di NeXT, la società fondata da Steve Jobs dopo la sua uscita da Apple nel 1985. Quell’operazione riportò Jobs a Cupertino, inizialmente come consulente. E da quel momento il destino di Amelio era segnato.

I risultati finanziari continuavano a essere negativi. Apple perdeva centinaia di milioni di dollari, il morale interno era basso, e il consiglio di amministrazione iniziava a perdere fiducia. Il trimestre che si chiudeva proprio quel 27 giugno 1997 non faceva eccezione. Le perdite erano pesanti, la direzione strategica poco chiara, e alla fine il board decise che era ora di cambiare.

La strada che portò al ritorno di Steve Jobs

Quello che successe dopo è storia nota. Steve Jobs assunse gradualmente il controllo, prima come CEO ad interim e poi in pianta stabile, avviando una delle rimonte più spettacolari nella storia del business mondiale. L’iMac, l’iPod, l’iPhone: tutto nacque sulle ceneri di quei trimestri disastrosi.

Ma vale la pena ricordare che senza la decisione di Amelio di acquistare NeXT, quel ritorno non sarebbe mai avvenuto. È uno di quei paradossi aziendali affascinanti: il CEO che fallì fu anche quello che, involontariamente, mise in moto la rinascita di Apple. A volte nella storia delle grandi aziende tecnologiche il tempismo conta più del talento, e Amelio ne è la dimostrazione perfetta. Arrivò troppo tardi per salvare una nave che stava affondando, ma abbastanza presto per aprire la porta a chi avrebbe saputo ricostruirla da zero.

Quel 27 giugno del 1997 non sembrò un giorno memorabile a nessuno, eppure segnò un punto di svolta che avrebbe cambiato per sempre la traiettoria di Apple e dell’intera industria tecnologica.

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