Il telescopio Hubble cattura un ammasso stellare da record per i 250 anni degli Stati Uniti
Il telescopio spaziale Hubble della NASA ha regalato una nuova immagine spettacolare, un campo di stelle rosse, bianche e blu che sembra quasi un fuoco d’artificio cosmico. L’occasione? Il 250esimo anniversario degli Stati Uniti, celebrato con uno scatto che va ben oltre la semplice cartolina dallo spazio. Perché dietro quei colori si nasconde la storia di uno degli ammassi globulari più antichi della Via Lattea, un oggetto che racconta come l’universo primordiale si sia trasformato fino a diventare capace di generare pianeti e, alla fine, la vita stessa.
L’oggetto protagonista si chiama NGC 6426, un ammasso globulare che si trova nell’alone esterno della nostra galassia. Gli ammassi globulari sono strutture dense e sferiche, tenute insieme dalla gravità, in cui le stelle nascono quasi tutte dalla stessa nube di gas. Ne conosciamo circa 150 all’interno della Via Lattea. NGC 6426 ha un’età stimata di circa 13 miliardi di anni, il che lo rende praticamente coetaneo dell’universo, nato “appena” 13,7 miliardi di anni fa. Parliamo di un fossile cosmico nel senso più pieno del termine.
Cosa raccontano i colori e la chimica di queste stelle antichissime
I colori che si vedono nell’immagine del telescopio Hubble non sono decorativi. Rappresentano lunghezze d’onda diverse della luce, raccolte attraverso i filtri dello strumento ed elaborate con tecniche scientifiche consolidate. Il blu corrisponde a lunghezze d’onda più corte, quindi stelle più calde. Il rosso indica lunghezze d’onda più lunghe, inclusa una componente nel vicino infrarosso, e quindi stelle più fredde. Ogni colore è in pratica una misura della temperatura superficiale della stella.
Ma il dato davvero interessante è la composizione chimica. Le stelle di NGC 6426 hanno una cosiddetta bassa metallicità: contengono pochissimi elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio. Questo le rende una specie di capsula del tempo, perché riflettono le condizioni dell’universo giovane, quando la materia era quasi esclusivamente idrogeno ed elio e gli elementi pesanti stavano appena iniziando a formarsi nelle fornaci nucleari delle stelle massicce.
Gli scienziati hanno anche scoperto che nell’ammasso convivono due popolazioni stellari chimicamente distinte. Una scoperta che racconta una storia precisa: una prima generazione di stelle massicce è esplosa in violente supernove, disseminando elementi pesanti appena forgiati nel gas circostante. Da quel gas arricchito è nata una seconda generazione di stelle. È lo stesso processo che, su scala cosmica, ha riempito l’universo degli ingredienti necessari per costruire pianeti rocciosi e tutto ciò che conosciamo oggi.
Hubble continua a svelare la storia della Via Lattea
Questa immagine fa parte di un programma di studio sistematico degli ammassi globulari nell’alone della Via Lattea. Misurando le loro età e analizzando la composizione chimica, gli astronomi puntano a ricostruire come la nostra galassia si sia formata e trasformata nel corso di miliardi di anni. Dopo oltre trent’anni di attività, il telescopio Hubble resta uno strumento fondamentale. Oggi lavora in sinergia con il James Webb Space Telescope, specializzato nell’infrarosso, mentre il Nancy Grace Roman Space Telescope, il cui lancio è previsto per la tarda estate, promette di ampliare ancora la capacità di osservazione. NGC 6426 è solo l’ultimo esempio di come, guardando le stelle più vecchie, si riesca a leggere il passato più remoto dell’universo.


