Quando il Chicago Sun-Times licenziò tutti i suoi fotografi per puntare sull’iPhone
Il Chicago Sun-Times fece una mossa che lasciò l’intero mondo del giornalismo a bocca aperta. Il 31 maggio 2013, la storica testata di Chicago decise di licenziare tutti i 28 fotografi della redazione in un colpo solo. La motivazione? Il giornale aveva intenzione di formare il resto dello staff per scattare foto usando l’iPhone. Una decisione brutale, che ancora oggi viene citata come uno dei momenti più controversi nella storia del fotogiornalismo.
Non si trattava di un tabloid qualunque. Il Chicago Sun-Times era uno dei quotidiani più importanti degli Stati Uniti, con una tradizione fotografica di tutto rispetto. Tra i fotografi mandati via c’era anche un vincitore del Premio Pulitzer. Eppure la direzione decise che la qualità delle immagini scattate con uno smartphone fosse sufficiente per le esigenze della pubblicazione. O quantomeno, che il risparmio economico giustificasse il sacrificio.
La scommessa sulla fotografia da smartphone
L’idea alla base era semplice, almeno sulla carta. I reporter e i giornalisti già presenti in redazione avrebbero ricevuto una formazione specifica per imparare a scattare foto con l’iPhone durante i loro servizi. Niente più fotografi dedicati, niente più attrezzatura professionale. Solo telefoni e buona volontà.
Il ragionamento del Chicago Sun-Times seguiva una logica puramente economica. Mantenere un intero dipartimento fotografico costava parecchio, e nel 2013 l’editoria cartacea americana stava attraversando una crisi profonda. I ricavi pubblicitari calavano, le copie vendute pure, e tagliare i costi sembrava l’unica strada percorribile. Ma tagliare proprio lì, proprio i fotografi, fu una scelta che provocò reazioni durissime.
Le conseguenze e il dibattito che ne seguì
La notizia rimbalzò ovunque. Colleghi, associazioni di categoria e lettori criticarono aspramente la decisione. Per molti era il segnale che il giornalismo visivo stava perdendo valore agli occhi degli editori. Altri, con toni più pacati, ammisero che la tecnologia degli smartphone stava effettivamente migliorando, ma che sostituire professionisti con anni di esperienza era comunque un azzardo enorme.
Col senno di poi, quella scelta non si rivelò esattamente vincente. La qualità visiva del giornale ne risentì in modo evidente, e il Chicago Sun-Times finì per tornare parzialmente sui propri passi. Il caso resta però emblematico di un’epoca in cui molte redazioni giornalistiche cercarono scorciatoie tecnologiche per sopravvivere alla crisi, spesso sacrificando competenze che non si possono rimpiazzare con un aggiornamento software.
Quella vicenda continua a far riflettere su quanto valga davvero il lavoro di chi racconta il mondo attraverso le immagini. E su quanto sia pericoloso confondere il mezzo con la competenza di chi lo usa.


