NASA: il chip AI che potrebbe rendere le sonde spaziali autonome

Date:

Il chip AI della NASA che potrebbe rendere le sonde spaziali autonome

Un chip AI spaziale della NASA potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui le sonde operano nello spazio profondo. Non si tratta di un aggiornamento qualsiasi: il processore in fase di test presso il Jet Propulsion Laboratory promette prestazioni fino a 500 volte superiori rispetto ai chip attualmente montati sulle navicelle. Abbastanza piccolo da stare nel palmo di una mano, eppure capace di trasformare una sonda in qualcosa che somiglia molto a un veicolo dotato di pensiero autonomo.

Il progetto si chiama High Performance Spaceflight Computing e nasce da un’esigenza concreta. Le missioni attuali si affidano ancora a processori vecchi di anni, scelti perché resistenti alle condizioni estreme dello spazio ma decisamente limitati in termini di potenza di calcolo. Per le prossime missioni verso Luna e Marte, serviva qualcosa di completamente diverso. Qualcosa che permettesse alle navicelle di prendere decisioni in tempo reale, senza dover aspettare istruzioni dalla Terra, dove il ritardo nelle comunicazioni può durare anche diversi minuti.

Test estremi per un processore progettato per sopravvivere ovunque

Il cuore del progetto è un processore radiation hardened, cioè progettato per resistere alle radiazioni cosmiche, agli sbalzi termici violenti e agli urti tipici di un atterraggio planetario. Gli ingegneri del JPL lo stanno sottoponendo a ogni tipo di prova immaginabile: radiazioni, shock termici, vibrazioni. Come ha spiegato Jim Butler, project manager del programma, i test utilizzano scenari di atterraggio ad alta fedeltà tratti da missioni reali della NASA, che normalmente richiederebbero hardware molto più ingombrante e costoso per elaborare i dati dei sensori.

I risultati preliminari? Decisamente incoraggianti. Il chip AI spaziale sta funzionando come previsto, e le prestazioni misurate sono circa 500 volte superiori a quelle dei processori attualmente in uso. Un dato che fa venire i brividi, considerando che parliamo di un componente grande quanto un microchip da smartphone. Il team ha anche celebrato l’avvio dei test con un tocco poetico: l’invio di un’email intitolata “Hello Universe”, omaggio ai classici messaggi di benvenuto della storia dell’informatica.

Intelligenza artificiale a bordo e collaborazione con l’industria

Il processore è un system on a chip (SoC) che integra CPU, sistemi di rete avanzati, memoria e interfacce di input/output in un’unica unità compatta. La differenza rispetto ai SoC dei comuni smartphone è che questo è pensato per sopravvivere anni nello spazio profondo, magari a miliardi di chilometri dalla Terra, senza alcuna possibilità di manutenzione.

La vera rivoluzione sta nelle applicazioni. Con l’intelligenza artificiale a bordo, le sonde potrebbero reagire a situazioni impreviste senza intervento umano, elaborare enormi quantità di dati scientifici e trasmetterli a Terra in modo molto più efficiente. Un salto di qualità enorme per le missioni nello spazio profondo.

Il processore è stato sviluppato in collaborazione con Microchip Technology Inc., che ha finanziato parte della ricerca e già condiviso campioni con partner del settore difesa e aerospaziale commerciale. L’azienda prevede anche adattamenti per settori terrestri come l’aviazione e l’industria automobilistica.

Una volta ottenuta la certificazione per il volo spaziale, la NASA ha in programma di integrare il chip in una gamma vastissima di missioni: dai satelliti in orbita terrestre ai rover planetari, dalle sonde interplanetarie agli habitat per equipaggi umani. Il chip AI spaziale della NASA, insomma, non è solo un passo avanti tecnologico. È il tipo di innovazione che potrebbe ridefinire cosa significa esplorare lo spazio.

Share post:

Subscribe

spot_imgspot_img

Popular

More like this
Related

Serotonina e tinnitus: lo studio che cambia tutto per chi assume SSRI

La serotonina potrebbe peggiorare il tinnitus: cosa dice la scienza Quella sostanza chimica che il cervello produce per farci stare bene potrebbe avere un lato oscuro piuttosto inaspettato. Il tinnitus, quel fastidioso ronzio o fischio nelle orecchie che accompagna la vita di milioni di persone,...

Shalbatana Vallis, la valle di Marte che svela un passato di acqua e vulcani

Shalbatana Vallis, la valle marziana che racconta un passato di acqua e vulcani Una valle colossale vicino all'equatore di Marte sta rivelando indizi spettacolari sul passato acquatico e vulcanico del Pianeta Rosso. Si chiama Shalbatana Vallis, si estende per circa 1.300 chilometri e rappresenta...

Granchi, perché camminano di lato? La risposta è in un unico antenato

L'origine del cammino laterale dei granchi risale a un unico antenato Camminare di lato è forse il tratto più iconico dei granchi, eppure fino a poco tempo fa nessuno aveva davvero capito come e quando questo comportamento si fosse evoluto. Uno studio condotto su 50 specie di granchi presenti in...

Darwin, la biografia di Janet Browne che cambia tutto ciò che sai

La biografia di Darwin firmata Janet Browne: un ritratto intimo del padre dell'evoluzione La biografia di Darwin scritta dalla storica Janet Browne è una di quelle opere che cambiano il modo di guardare a un personaggio storico. Non si tratta del solito resoconto accademico pieno di date e scoperte...